Famiglia nel bosco, ANM: “Interferenze sui magistrati”

Nuovo scontro tra magistrati e ministero: ANM denuncia interferenze sulla famiglia nel bosco e chiede chiarimenti al CSM. L’ispettorato replica

Si riapre lo scontro tra toghe e ministero, già acceso a marzo quando i giudici hanno disposto l’allontanamento di Catherine Birmingham dai suoi tre figli, ospitati tuttora nella casa famiglia di Vasto. L’Anm fa scudo ai magistrati e denuncia il rischio di “interferenze” da parte degli uffici di via Arenula, ma i magistrati del ministero, incaricati dei controlli, rivendicano la legittimità del loro operato.

I primi accertamenti sono scattati il 13 marzo, quando anche la premier Giorgia Meloni criticò la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare la madre dai suoi bambini. Proprio il Tribunale dovrà pronunciarsi entro un mese sulla sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti della coppia australiana.

«Esprimiamo la nostra preoccupazione per le modalità con cui sta proseguendo l’ispezione del ministero della Giustizia presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila»: così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati, che aggiunge:

«Si tratta di profili che meritano attenta verifica nelle sedi competenti, ma che impongono già ora di ribadire un principio: l’indipendenza della giurisdizione costituisce garanzia di tutti i cittadini e non può essere esposta a forme, anche solo potenziali, di interferenza».

La giunta auspica “un tempestivo chiarimento da parte del Consiglio superiore della
magistratura, già investito della questione.

Per l’ANM “desta perplessità, in particolare, che l’attività ispettiva si sia estesa, secondo quanto emerge, anche allo sviluppo di un procedimento ancora in corso, con possibili
ricadute sui delicati equilibri tra controllo amministrativo e funzione giurisdizionale”.

«Siamo al fianco dei colleghi del Tribunale per i minorenni di L’Aquila chiamati a operare in un contesto particolarmente delicato”, conclude la Giunta.

La presidente del Tribunale dell’Aquila, Nicoletta Orlandi, ha scritto al CSM ponendo con urgenza un quesito in merito al procedimento sulla famiglia del bosco. In sintesi, Orlandi chiede al Consiglio se la tipologia di ispezione, da parte dei tecnici del ministero della Giustizia, sia legittima oppure eccessivamente invasiva o potenzialmente dannosa ai fini dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici.

Secondo la presidente, gli ispettori avrebbero chiesto di monitorare l’andamento del procedimento e il contenuto dei successivi provvedimenti dei magistrati sulla vicenda, richiedendo l’eventuale acquisizione di atti istruttori.

In serata è arrivata la replica dell’ispettorato generale del ministero:

«Tutti gli accertamenti finora svolti sono stati rispettosi della sopra descritta normativa che, peraltro, non richiede l’osservanza di particolari formalità nella conduzione dell’inchiesta amministrativa». Così l’ispettorato generale del ministero della Giustizia in merito alle verifiche sul caso della famiglia del bosco, con riferimento “all’art.12 della legge n.1311 del 1962”.

L’ispettorato sottolinea che “tutta l’attività svolta in occasione dell’accesso in loco e le successive richieste di atti sono strettamente connesse, nonché necessarie, ad acquisire le informazioni volte al miglior adempimento dell’incarico ricevuto dal ministro” e aggiunge:

«Si evidenzia, peraltro, che il richiamato articolo 12 prevede che il magistrato ispettore di un’inchiesta nei riguardi di un magistrato deve, al termine dell’indagine e senza l’osservanza di particolari formalità, chiedere informazioni al Capo dell’Ufficio e chiarimenti all’interessato e poi riferire in merito al servizio prestato da quest’ultimo. Ultimati gli accertamenti, la relazione conclusiva sarà a breve trasmessa al ministro, in adempimento del mandato ricevuto».