La Procura di Sulmona apre un fascicolo per uccisione di animali in merito ai cinque lupi morti vicino al Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise
«Si tratta di reati importantissimi – ha detto il procuratore Luciano d’Angelo – perché offendono non solo il lupo, la natura ma l’intera collettività e cultura dell’Abruzzo, che fa del lupo, dell’orso, elementi della sua identità. Stiamo facendo delle indagini per
non ritenere ineluttabile il non scoprire, – ha concluso – come è stato tante volte nel passato».
Non si tratta di un caso isolato: un analogo episodio è avvento poco tempo fa a Pescasseroli.
Intanto le associazioni ambientaliste, commentando la notizie della morte di cinque lupi, denunciano il “clima d’odio verso la fauna selvatica”:
«È un fatto grave e inaudito, frutto del clima di odio verso la fauna selvatica, delle leggi adottate dal governo e delle scelte di ridurre lo stato di protezione a livello europeo -. scrive Legambiente chiedendo di rafforzare le misure di controllo e prevenzione e di colmare le lacune normative in materia di tutela degli animali.
“Uno dei più gravi crimini contro la natura degli ultimi dieci anni”, sono invece le parole del Wwf che descrive una “deriva criminale inaccettabile in un Paese civile”. Per
l’associazione, inoltre, il declassamento dello stato di protezione del lupo rischia di incentivare il bracconaggio.
«Questo clima di odio nei confronti del lupo – sottolinea – è alimentato anche da decisioni politiche che ne indeboliscono la tutela a partire dal recente declassamento del suo stato di protezione. Una scelta che non contribuirà a ridurre la mortalità illegale, ma rischia al contrario di legittimare comportamenti illegali».
