Trivelle in Abruzzo: la Regione “fa causa” al Governo

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trivelle dalfonsomazzoccaTrivelle in Abruzzo, la Regione fa “causa” al Governo: la vicenda delle petrolizzazioni si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario. Dopo la decisione della Giunta di ricorrere alla Corte costituzionale contro gli artt. 37 e 38 del decreto legge “Sblocca Italia”, che rischiano di trasformare l’Abruzzo in un distretto minerario per gli idrocarburi, l’esecutivo regionale è pronto a dare battaglia davanti ai giudici della Corte Costituzionale e del Tar del Lazio, come aveva anticipato al nostro microfono lo stesso assessore Mazzoca, il 25 maggio scorso ( Clicca qui intervista Mazzocca ). Questa mattina in giunta sono state approvate infatti due delibere, presentate dal Presidente Luciano D’Alfonso, con le quali si dà mandato all’avvocatura regionale di adire le vie legali per contestare la legittimità del Decreto ministeriale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 6 maggio scorso, con il quale si dà attuazione all’art.38 dello Sblocca Italia, prevedendo l’applicabilità delle disposizioni ivi contenute anche ai titoli minerari vigenti e ai procedimenti in corso. Vita dura dunque per le Trivelle in Abruzzo, con la Regione che fa causa al Governo per un territorio sempre più “verde” e un mare più “blu”.  

“In sostanza – spiegano in una nota il Presidente della Giunta e l’assessore Mazzocca – con questo decreto ministeriale si prevede che anche chi non ha alcun titolo possa chiedere il rilascio dell’attuale nuovo titolo concessorio unico. Il che evidenzia un profilo di illegittimità della norma, dal momento che l’art.38 comma 1 bis stabilisce che le attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi possano essere esercitate sulla base di un titolo concessorio unico, ma solo previa adozione di un piano delle aree in cui sono consentite queste attività, piano da adottare dopo aver raggiunto un’intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Ora questo piano non è stato ancora adottato. Dunque ci troviamo di fronte a un decreto ministeriale che contrasta con la stessa normativa statale. Infatti, autorizzare la presentazione per il rilascio del nuovo “titolo concessorio unico”, prima ancora che sia stato individuato e adottato il piano delle aree, è palesamente contro la legge. Non solo. Esistono a questo punto i presupposti giuridici necessari anche per proporre conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale, per l’annullamento previa sospensiva, del suddetto decreto ministeriale”.

“Ancora una volta – aggiunge l’assessore Mazzocca – ci troviamo di fronte a una marginalizzazione del ruolo delle regioni e ad una pratica legislativa che lede i principi di leale collaborazione, escludendo di fatto dai procedimenti in questione, così incisivi e determinanti per il futuro del nostro territorio, la partecipazione dell’amministrazione regionale, prevista invece dal legislatore statale. Per questo non ci rimane che chiedere il riconoscimento dei nostri diritti ai giudici del tribunale amministrativo. Infine – conclude Mazzocca – voglio esprimere soddisfazione per le dichiarazioni del neo governatore della Puglia, Michele Emiliano, il quale nel solco tracciato da Vendola e dalla Giunta D’Alfonso contro le trivellazioni in Adriatico, intende impugnare il Decreto del Governo innanzi alla Corte Costituzionale. Il no alle trivellazioni dell’Adriatico è un processo politico che da una parte si sostanzia in un’ampia mobilitazione delle popolazioni e delle Associazioni dei territori interessati, e dall’altra in un processo istituzionale che si concretizza in ‘lettere’, ‘impugnative’ e ‘ricorsi’. Sono questi aspetti fondamentali della democrazia rappresentativa. Gli alti lai (e le corte idee) che si levano qui e là non possono svalorizzare tale processo nel sua interezza”.

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