Città Sant’Angelo: è Massimo Ciarelli la vittima dell’inseguimento di ieri sera, era in semilibertà per l’omicidio Rigante

È Massimo Ciarelli l’uomo morto nell’incidente avvenuto ieri sera al culmine di un inseguimento, al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi. 43 anni, di etnia rom, Ciarelli nel 2012 uccise Domenico Rigante, ultrà del Pescara Calcio. Era in semilibertà dal 2025. Sull’incidente indaga la procura di Teramo.

L’inseguimento tra un’auto dei carabinieri e uno scooter che non si è fermato all’alt è terminato in tragedia nella serata di ieri: lo schianto al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi. Il mezzo a due ruote è finito fuori strada: per diversi minuti i sanitari del 118 giunti sul posto tentano disperate manovre di rianimazione. Sull’asfalto resta privo di sensi Massimo Ciarelli: era lui alla guida dello scooterone. Il passeggero è caduto poco prima ed è rimato illeso. È stato bloccato dai militari. Inizialmente si era sparsa la voce di una fuga, ma questa ipotesi è stata smentita. Così come è stata smentita la voce di una ipotetica rapina che sarebbe stata tentata dai due prima della fuga.

L’inseguimento sarebbe partito da Montesilvano: i carabinieri hanno intimato l’alt a uno scooter con due persone, ma chi era alla guida non si è fermato. Così è iniziato l’inseguimento.

Secondo una prima ricostruzione che dovrà essere confermata, i fuggitivi una volta alla rotatoria al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi avrebbero invertito il senso di marcia e, nel superare alcune automobili, si sarebbero scontrati frontalmente contro uno dei mezzi dei militari dell’arma che arrivava in direzione opposta. Ad avere la peggio è stato il conducente. L’altro uomo è stato trattenuto dai carabinieri.

Sulla statale sono giunte le pattuglie della polizia stradale di Pescara e Teramo (a cui sono state delegate le indagini) e le pattuglie della polizia locale di Silvi. Già nella serata di ieri, su delega dell’autorità giudiziaria, sono state raccolte le testimonianze di alcuni automobilisti che in quel momento si trovavano sulla statale e hanno assistito ai drammatici fatti. Così come sono
già state acquisite le immagini di alcuni sistemi di videosorveglianza della zona.

Il fascicolo è della pm Elisabetta Labanti arrivata sul posto con il procuratore Ettore Picardi. I due magistrati sono rimasti sul luogo dell’incidente per un paio d’ore prima di dare il nulla osta alla rimozione della salma, che è stata trasportata all’obitorio dell’ospedale di Teramo.

La sera dell’omicidio Rigante era con il fratello gemello e altri tifosi in un appartamento al piano terra di via Polacchi, nel capoluogo adriatico, quando Ciarelli, in una vera e propria lezione punitiva, arrivò insieme a due suoi cugini. Con una pistola, Ciarelli colpì sul gluteo Rigante, che poco dopo morì.
Inizialmente Ciarelli era stato condannato a 30 anni, poi ridotti a 17 dopo l’annullamento dell’aggravante della premeditazione da parte della Cassazione e la successiva rimodulazione della pena, nel 2017, da parte della Corte d’assise d’appello di Perugia.
Lo scorso anno aveva ottenuto la semilibertà e di sera, alle 21, doveva rientrare in carcere.

 

Massimo Ciarelli aveva lasciato la vita carceraria all’inizio del 2025, tredici anni dopo l’omicidio dell’ultrà biancazzurro Domenico Rigante per il quale delitto- era il 1° maggio 2012 – era stato condannato a 30 anni in primo e secondo grado, scesi a 17 dopo che la Cassazione aveva annullato l’aggravante della premeditazione, era in semilibertà. Dal carcere di Perugia a quello di Pescara, dove in cella rientrava solo la sera alle 21.

Quel primo maggio del 2012 Domenico Rigante era con il fratello gemello Antonio e altri tifosi, quando Ciarelli piombò in piazza Grue a bordo di una Fiat 500 insieme a due suoi cugini e con altri due arrivati in scooter. L’obiettivo era quello di dare una lezione ai “gemelloni” Domenico e Antonio appunto, per la pesante umiliazione (così hanno sempre sostenuto le difese di Ciarelli) inflitta a Massimo da uno dei due la sera prima a Pescara Vecchia. È per questo che i cinque irrompono in quella casa al piano terra dove sapevano di trovare gli ultrà. Massimo impugna una pistola. Domenico si nasconde sotto il tavolo, Ciarelli lo colpisce ripetutamente con il casco e mentre lui lo implora di lasciarlo stare, che ha una figlia di pochi mesi, Ciarelli gli spara sulla zona sopra glutea provocandone, poco dopo, la morte.