Daniele Erasmi confermato presidente Confesercenti Abruzzo

Daniele Erasmi è stato riconfermato Presidente regionale di Confesercenti Abruzzo nel corso dell’Assemblea elettiva che si è tenuta stamani a Chieti. La sua elezione è avvenuta per acclamazione

Lido legnini confermato alla carica di Direttore regionale. Presente ai lavori anche il Presidente nazionale di Confesercenti Nico Gronchi. E’ stato lo stesso Gronchi a chiudere i lavori dell’Assemblea elettiva di Confesercenti Abruzzo che che si è riunita a Chieti, nello scenario di Palazzo de Mayo in Largo Martiri della libertà. Dopo una sessione riservata ai delegati per l’elezione del presidente, si è tenuta la sessione aperta al pubblico con gli interventi dei presidenti territoriali e delle federazioni di categoria in cui è organizzata la Confesercenti, a partire da Fismo (abbigliamento), Fiesa (alimentari), Fiepet (pubblici esercizi), Anva (commercio su area pubblica), Assopanificatori (pasticceri e panificatori), Assohotel (albergatori), Fiba (stabilimenti balneari), Federpate (professionisti turismo attivo ed esperienziale), Federagit (guide e accompagnatori turistici). I lavori sono stati coordinati dal direttore regionale Lido Legnini.

Relazione del Presidente Daniele Erasmi:

“Ci ritroviamo oggi in un momento che pesa, e che allo stesso tempo ci chiama a una responsabilità più grande. Come l’Italia, l’Abruzzo sta attraversando una fase di trasformazione profonda: demografica, economica, tecnologica. E in questa trasformazione il ruolo dell’impresa diffusa, delle nostre imprese, diventa ancora più decisivo. Confesercenti è nata per questo: per rappresentare chi ogni giorno tiene aperto un negozio, un laboratorio, un ristorante, un albergo, un servizio; per difendere il lavoro autonomo e quello dipendente; per difendere la dignità delle persone che fanno vivere i territori. Ma oggi tutto questo è più difficile. Il potere d’acquisto delle famiglie è sceso di oltre tremila euro annuo rispetto al 2019 (dati Istat), i consumi non ripartono, i costi energetici continuano a pesare, i tassi d’interesse frenano investimenti e credito. E soprattutto, l’Abruzzo perde popolazione: meno residenti significa meno consumi, meno servizi, meno imprese. È una spirale che conosciamo bene e che sta portando via in massa le generazioni più giovani e più istruite. Quando un territorio perde i suoi giovani, non perde solo numeri: perde futuro. Nel commercio, per ogni apertura abbiamo quasi tre chiusure. Negli ultimi quindici anni sono scomparsi più di centomila negozi e oltre trecentomila lavoratori indipendenti. È desertificazione commerciale, ed è un’emergenza nazionale. Un negozio che chiude non è solo una serranda abbassata: è una luce che si spegne nella comunità. Nel turismo, invece, l’Italia continua a essere una potenza europea, con quasi 490 milioni di presenze nel 2025. Ma anche qui mancano lavoratori, competenze, stabilità. E il 2026 si è aperto con nuove incertezze: tensioni geopolitiche, aumento dei prezzi energetici, inflazione che rischia di tornare a livelli tali da cancellare quel poco di crescita dei consumi che avevamo previsto. Se questo è il quadro nazionale, quello abruzzese è ancora più complesso. La nostra regione soffre di isolamento infrastrutturale, di una domanda interna debole, dell’assenza di un’industria-traino. A tutto questo si aggiungono l’incertezza sul futuro di molte grandi imprese (anche se la recente notizia degli investimenti Stellantis ci ridanno un po’ morale), collegamenti aerei e ferroviari insufficienti, autostrade in condizioni critiche da anni, e una progressiva perdita di protagonismo delle città e dei centri minori. L’Abruzzo rischia di diventare periferia nel paese, e questo non possiamo permetterlo. E poi c’è il tema delle aree interne e dei piccoli comuni. In Abruzzo lo vediamo ogni giorno: territori che si svuotano, servizi che scompaiono, imprese che chiudono. La perdita di popolazione non è un dato statistico: è un moltiplicatore di crisi. Dove chiude un negozio, spesso si spegne un pezzo di comunità. La desertificazione commerciale non è solo economia: è meno sicurezza, meno socialità, meno qualità della vita. È un anziano che non trova più un servizio sotto casa. È una famiglia che deve fare chilometri per un bisogno primario. È un territorio che si indebolisce. E quando un territorio si indebolisce, si indebolisce l’intera regione. Per questo oggi dobbiamo parlare di soluzioni. Sul commercio, dobbiamo fermare la deregulation che sta penalizzando i negozi fisici. Serve una battaglia nazionale contro il dumping fiscale delle grandi piattaforme digitali, che spostano profitti e imposte dove conviene. E a livello regionale dobbiamo lanciare i Distretti del Commercio, prendendo esempio dalle esperienze più avanzate del Nord Italia. È una proposta che abbiamo portato al tavolo del nuovo Piano Commercio presso l’Assessorato alle Attività Produttive, ed è stata accolta. Ora dobbiamo trasformare quella decisione in realtà: coinvolgere i Comuni, costruire progettualità, stanziare risorse vere. Non annunci, ma cantieri. E dobbiamo dire basta alla tentazione di trasformare i nuclei industriali dismessi in nuovi centri commerciali: è un modello superato, che non serve ai territori. Il futuro non è nelle cattedrali del consumo, ma nelle reti di prossimità. Sul turismo, serve una governance unitaria. Maggiore coesione, più sinergia. È vero che grazie all’accordo con Ryanair abbiamo aumentato significativamente il numero dei voli, ma la maggior parte riguarda l’outgoing: portano gli abruzzesi fuori, non portano turisti dentro. Un aereo pieno in partenza non basta: al turismo serve un aereo pieno in arrivo. Se vogliamo far crescere il settore, dobbiamo investire sulle destinazioni che possono generare incoming, costruire rotte che portino visitatori in Abruzzo e rafforzare la promozione integrata del territorio. Senza collegamenti adeguati e senza una strategia mirata, il turismo non cresce. Sul fronte dell’artigianato e dell’industria diffusa, dobbiamo completare la trasformazione degli enti strumentali in vere agenzie di sviluppo, capaci di attrarre investimenti e semplificare la vita delle imprese. E poi c’è la madre di tutte le battaglie: le infrastrutture. I collegamenti ferroviari e portuali vanno potenziati. Ma soprattutto le autostrade devono tornare a essere percorribili, sull’autostrada adriatica e la sua percorribilità si gioca una quantità incredibile di appetibilità del nostro turismo, e continuare con lo stillicidio di cantieri come quello vissuto in questi anni è semplicemente indegno di una regione moderna e di un Paese moderno. Senza infrastrutture non c’è sviluppo. E senza sviluppo non c’è futuro. Sul credito, la situazione è critica: la desertificazione del sistema bancario locale sta lasciando sole le micro e piccole imprese. Chiediamo un meccanismo stabile che combini riduzione dei tassi e riduzione dei costi di garanzia, come nelle Marche. Il voucher garanzia emesso dalla Regione Abruzzo è una risposta ma non ha rappresentato la svolta che il sistema si aspettava, perché le banche continuano a disintermediare non trovando in Abruzzo quegli strumenti normativi che in altre Regioni rendono conveniente anche per loro il ricorso alla garanzia. E chiediamo un nuovo strumento agevolativo per il ricambio generazionale, ispirato al “Resto al Sud” che, dopo la sua riforma, ha perso inesorabilmente appeal. Sul lavoro, il mismatch tra domanda e offerta è drammatico, soprattutto nel turismo e nella ristorazione. Serve una formazione più coerente con i bisogni delle imprese, una migliore integrazione dei flussi migratori, e un sistema di concertazione stabile con le associazioni. Nei mesi scorsi abbiamo presentato all’Assessore alla Formazione della Regione Abruzzo e alla stampa, un progetto finalizzato a formare i migranti, attraverso un’alleanza tra imprese, formatori e operatori dell’accoglienza. Un progetto sperimentale che però indica una direzione ben chiara. C’è carenza di personale ma c’è un modello da perseguire e finanziare. Bisogna mettere insieme le risorse umane in cerca di lavoro e il mondo delle micro imprese, soprattutto del turismo, dove ci sono difficoltà serie soprattutto durante la stagione estiva. E infine, le aree interne. La Regione deve coordinare i servizi pubblici locali per evitare l’abbandono dei territori. E deve sostenere economicamente gli sportelli multifunzione che sostituiscono servizi essenziali ormai scomparsi. Non possiamo lasciare soli i territori più fragili. Chi vive nelle aree interne non è un cittadino di serie B. Ma oltre ai contenuti anche il metodo è importante. Le imprese chiedono un cambio radicale nel rapporto con la Pubblica amministrazione, anche quella degli Enti locali. Negli ultimi anni abbiamo avuto buone relazioni istituzionali, ma una macchina amministrativa chiusa, impermeabile. Chiediamo un metodo diverso: partecipazione vera, non consultazioni di facciata. Le imprese non vogliono essere convocate: vogliono essere ascoltate. Non vogliono essere informate: vogliono essere coinvolte. Rigenerare l’Abruzzo significa rimettere al centro i territori, le comunità, le persone. Significa sostenere chi tiene aperto un negozio, chi accoglie un turista, chi offre un servizio, chi crea lavoro. Significa non lasciare indietro nessuno. Rigenerare l’Abruzzo significa scegliere di crescere, non di sopravvivere. Oggi non eleggiamo solo una nuova dirigenza: definiamo una direzione. E la direzione deve essere chiara: l’Abruzzo deve tornare a crescere, e deve farlo partendo dalle sue imprese, dai suoi territori, dalla sua identità. Confesercenti Abruzzo sarà, come sempre, la casa delle imprese che resistono, innovano, tengono aperti i territori e costruiscono futuro”. Ha concluso il Presidente regionale Erasmi.