«Avevamo necessità di risentirlo, ma al momento non c’è nessun indagato». Così il procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo che nella caserma di Villetta Barrea ha voluto nuovamente sentire Youssef, il fidanzato diciottenne di Alisya la più grande delle due sorelline sparite ormai da due settimane
Una deposizione che è andata avanti per oltre sei ore. Gli inquirenti gli avrebbero chiesto chiarimenti soprattutto sugli scritti che il 18enne attribuisce alla madre e nei quali la donna avrebbe detto che era pronta a portarle via anche con la forza. Sulle risposte del 18enne non è trapelato nulla. Perquisita anche l’abitazione del giovane per raccogliere elementi utili all’indagine. Il
procuratore – che ha tenuto a specificare che il giovane non è indagato – è stato accompagnato dal sostituto procuratore Edoardo Mariotti e dal capitano della compagnia dei carabinieri di Castel di Sangro Giuseppe Testa.
«Youssef ha finito di lavorare e poi è stato sentito, a conferma del fatto che non era urgente», si è limitato a dire il procuratore. «Sono stati sentiti anche due suoi amici, che vivono con lui da quando è uscito dalla casa famiglia, e abbiamo sentito anche altre persone della comunità, ospiti e operatori, tutti come persone informate dei fatti – ha aggiunto- . Abbiamo fatto delle verifiche dei luoghi, compresa la casa famiglia, ma tutto questo non significa niente, significa solo che stiamo lavorando».
Gli inquirenti, intanto, sono risaliti anche al terzo dei telefoni segreti che fino allo scorso 10 giugno hanno agganciato le celle telefoniche del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Il dispositivo è intestato a un amico del 18enne egiziano, il fidanzato di Alysia mentre gli altri due appartengono a un kosovaro e al compagno della madre. Intanto le auto transitate quella notte invece sono tre e
non 300, come chiarito dal procuratore D’Angelo. Tre auto che sono state immortalate dalle telecamere di videosorveglianza comunali, ma la lettura della targa risulterebbe complessa.
Gli inquirenti continuano a ritenere che le due minori si siamo allontanate dalla casa famiglia dove erano ospitate con la complicità di un adulto. «È difficile ipotizzare un’autogestione da parte di due bambine quando passa un tempo così lungo – ha detto il procuratore di Cassino Carlo Fucci, che collabora alle indagini-. Ciò porta logicamente a ipotizzare che ci sia il supporto di qualcuno». Le operazioni di ricerca, infatti, si stanno concentrando sulla perlustrazione di casolari abbandonati e vecchi ruderi del territorio, posti dove le minori possano aver trovato un rifugio temporaneo. Nelle prossime ore, intanto, le ricerche via terra saranno potenziate grazie all’arrivo del dispositivo “Life Seeker”, uno speciale sistema capace di agganciare e localizzare i telefoni cellulari anche nelle aree montane totalmente prive di copertura di segnale.
Sarah e Alisya Di Giacinto hanno 12 e 16 anni e sono sparite il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, in cui vivevano. Le piccole erano entrate nella rete dei servizi sociali nel 2020 a seguito della turbolenta separazione dei genitori. Entrano per la prima volta in casa famiglia nel 2023 a Cassino. Dopo un periodo separate in strutture diverse vengono riunite nel 2024 e trascorrono l’ultimo anno e mezzo nella comunità di Civitella Alfedena dove vivono in maniera apparentemente serena fino al momento della scomparsa. Il 28 maggio scorso – meno di una settimana prima della sparizione – il Tribunale aveva fatto decadere la responsabilità genitoriale della madre, Valentina D’Acunto, riconoscendola solo al padre, Stefano Di Giacinto.
Le sorelline sono sparite in piena notte, in una zona nel cuore dell’area naturale del Parco d’Abruzzo dalla quale non avrebbero potuto allontanarsi senza lasciare traccia senza un’auto.
Sull’ipotesi di un allontanamento volontario concorda anche Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’Associazione Penelope. «Suppongo -afferma- che siano state aiutate in tutte le fasi del loro allontanamento: penso siano uscite dalla struttura aiutate da qualcuno che conosceva la casa famiglia, passando per punti bui, come ad esempio la finestra rotta». E poi aggiunge: «Avranno percorso una parte di sentiero che dalla struttura va verso la riserva La Camosciara, anche lì non da sole, supportate da qualcuno che conoscevano, di cui si fidavano, e a quel punto qualcuno le ha fatte salire in macchina, dirigendosi verso Pescasseroli».
Intanto le ricerche delle due sorelle proseguono senza sosta, con l’ausilio di droni e cani molecolari. Da giorni viene battuta tutta l’area attorno al lago di Barrea, anche se il procuratore di Sulmona in proposito è netto: «Secondo me sotto a quel lago c’è zero possibilità che ci siano le ragazze». Gli investigatori mantengono il massimo riserbo sulle piste seguite e sulle verifiche in corso. Ma delle adolescenti Sarah e Alisya Di Giacinto al momento nessuna traccia. In forse anche l’attribuzione a una delle due sorelle del fermaglio trovato non lontano dalla casa famiglia: potrebbe non essere di Sarah come in un primo momento si era detto, dal momento che il padre non l’ha riconosciuto.
