Salvini nella casa nel bosco: strette di mano e uova fresche in dono

Il vicepremier Matteo Salvini ieri nella casa nel bosco di Palmoli, tra strette di mano e uova fresche in dono

Le uova fresche del pollaio, gli animali, il cavallo bianco di Catherine e la natura: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, vicepremier e leader della lega, ieri si è recato nella casa nel bosco di Palmoli. Salvini ha incontrato prima il sindaco Masciulli poi Catherine e Nathan, i genitori della famiglia nel bosco.

Nel casolare della coppia anglo-australiana Salvini si è trattenuto oltre un’ora: i coniugi gli hanno mostrato la tenuta e le migliorie apportate all’abitazione per renderla più
confortevole. Il vicepremier ha chiesto dei bambini, del loro compleanno, delle loro abitudini. I tre si sono salutati con una stretta di mano, Salvini con le uova fresche ricevute in dono.

La prima tappa era stata in Comune, dove Salvini ha incontrato il sindaco Giuseppe Rosario Masciulli, poi direzione casa nel bosco per conoscere Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.

L’incontro è avvenuto, ma non alla presenza dei giornalisti: Salvini, dopo i saluti, si è appartato con Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.

Al termine dell’incontro Catherine ha regalato delle uova al vicepremier.

La coppia il giorno prima era tornata nel casolare di Palmoli da cui a novembre scorso vennero allontanati i tre figli, tuttora ospiti della casa famiglia di Vasto.

«So per certo che i bimbi dopo cinque mesi di reclusione stanno peggio di quanto non stessero cinque mesi fa. Certo, questa famiglia ha un modello educativo diverso da quello usuale: questo è un reato? No. C’è violenza, droga, abuso? No. Quindi? Non vengono tolti i bambini che stasera vivono nella cacca, con i genitori che rubano, se va
bene, e quindi?» ha detto Salvini davanti ai giornalisti al termine dell’incontro con Nathan e Catherine.

Il vicepremier ha visitato il casolare della coppia.

«Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le questioni educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si debba aspettare! Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede, sicuramente non c’è stata malafede da parte di nessuno, probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione – ha proseguito Salvini riferendosi alla decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di sospendere la potestà genitoriale della coppia sui tre figli -. La domanda da farsi è: dopo cinque mesi i bimbi stanno meglio o stanno peggio? Non serve una perizia psichiatrica. Sono due genitori equilibrati, parlano inglese, italiano, tedesco, spagnolo e giapponese, hanno vissuto esperienze lavorative in tutto il mondo, hanno scelto l’Italia per crescere i loro figli in serenità e l’Italia risponde così? Io mi vergogno!».

«Stiamo approvando una legge valida per il futuro, che prevede che non ci sia una sola persona che fa scelte impegnative come queste, ma ci sarà un team di esperti. Però, intanto, questi tre bimbi stasera dormono lontani da casa e della legge a loro interessa poco. Quindi speriamo che maggio sia il mese giusto».

Ai cronisti che gli facevano notare che i tempi per la famiglia di Palmoli sembrano allungarsi, Salvini ha risposto:

«Per me già una settimana era troppo, cinque mesi è fuori dal mondo. Ho detto loro che, pur essendo vicepresidente del Consiglio dei ministri, posso arrivare fino a un certo punto perché poi c’è l’autonomia della giustizia, degli assistenti sociali. Ho garantito loro che la maggior parte degli italiani li sostiene.
I gemelli non hanno festeggiato a casa il compleanno, che era a marzo, la bimba lo festeggia a luglio, siamo a fine aprile: anche basta!» ha concluso Salvini parlando del tempo trascorso dai tre figli della coppia lontano da casa e, dal 6 marzo, anche dalla madre, allontanata dalla struttura protetta di Vasto dove i tre figli si trovano ormai da oltre cinque mesi, come disposto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila.