Tre condanne a Pescara per la bancarotta fraudolenta della società “Anno Zero Service srl”. L’assessore Claudio Croce condannato a 1 anno e 6 mesi (pena sospesa); assolto l’ex assessore Eugenio Seccia; 1 anno e 4 mesi a Laisa Del Ciotto; 3 anni a Mirko Paolini. Gli altri imputati sono stati rinviati a giudizio
“Sono profondamente amareggiato per l’esito del giudizio che mi riguarda. Pur rispettando il lavoro della magistratura, continuo a ritenermi assolutamente estraneo ai fatti contestati. Attendiamo le motivazioni della sentenza per presentare ricorso in appello e dimostrare la mia totale innocenza. Ci tengo a precisare che si tratta di una vicenda che non riguarda l’ambito pubblico e comunale. Continuerò a svolgere il mio ruolo con responsabilità, trasparenza e dedizione, nell’interesse esclusivo della città. Resto a disposizione del Sindaco e della cittadinanza, con la convinzione che la verità emergerà pienamente nel corso del giudizio di appello. Un pensiero, infine, alla mia famiglia che sa bene la mia innocenza e mi supporta in questo momento. Ringrazio la mia famiglia e le tantissime persone che mi hanno manifestato la loro vicinanza e convinzione della mia innocenza”. Così a caldo il commento di Croce.
“Ho appreso con grande piacere dell’assoluzione di Eugenio Seccia, che già nel giudizio di primo grado è riuscito a dimostrare la propria totale estraneità ai fatti contestati e la sua assoluta innocenza. Non avevo alcun dubbio su questo, conoscendo la persona e il professionista che è. Seccia – è il sindaco di Pescara Masci a parlare– ha sempre agito nel rispetto della legge e non poteva che essere assolto. Sono molto amareggiato, invece per Claudio Croce, che considero una persona seria, corretta, onesta e personalmente incapace di commettere qualsiasi reato. Lui non è riuscito, in prime cure, a far emergere pienamente le ragioni del proprio operato, che non attiene alla sua attività amministrativa all’interno nel Comune di Pescara ma alla sua attività professionale. Ho fiducia che nel processo di appello Croce riuscirà a dimostrare la sua innocenza. La storia giudiziaria del nostro Paese, infatti, ci insegna che bisogna andarci molto cauti nell’esprimere giudizi sulle sentenze non definitive, che possono essere sempre riformate nei vari gradi di giudizio. È già successo, invero, che chi ha espresso giudizi affrettati prima della conclusione dell’intero iter processuale sia stato poi clamorosamente smentito. Un processo è, per sua natura, un percorso che si sviluppa attraverso i diversi gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento a garanzia dell’imputato. Soltanto una sentenza definitiva può dare certezza a quel percorso. Fino a quel momento è doveroso mantenere equilibrio, rispetto per il lavoro della magistratura e, soprattutto, piena fiducia nei principi dello Stato di diritto. Le valutazioni definitive possono essere fatte esclusivamente alla conclusione del procedimento. Prima di allora ritengo giusto evitare processi (e condanne) mediatici anticipati, nel rispetto della presunzione di innocenza e delle garanzie che la nostra Costituzione riconosce a ogni cittadino”.
