Pescara: in marcia contro le aggressioni agli operatori sanitari

Nella Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, a Pescara presentata la marcia contro le aggressioni agli operatori sanitari

La manifestazione si terrà il 3 maggio e consisterà in una marcia per dire “no” alla violenza contro il personale sanitario. Una camminata in città per sensibilizzare i cittadini, dal teatro d’Annunzio a piazza della Rinascita e ritorno.

L’iniziativa dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Pescara è finalizzata a promuovere una riflessione sulla violenza nei confronti degli operatori sanitari, episodi in costante aumento.

L’appuntamento del 3 maggio, voluto dall’Opi e patrocinato dal Comune, presentato oggi in conferenza stampa  dal sindaco di Pescara Carlo Masci e dall’assessore Patrizia Martelli con i rappresentanti dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Pescara: Irene Rosini, presidente; Giuseppe Fedele Di maggio, vicepresidente; Maria Grazia D’Intino, consigliere.

Nel 2025 le aggressioni contro il personale sanitario in Italia hanno superato le 18.000 segnalazioni, coinvolgendo oltre 23.000 operatori, con una crescita costante del 4% annuo. Gli infermieri sono la categoria più colpita, subendo principalmente violenze verbali (69%) e fisiche (1 su 4), con una forte prevalenza di vittime donne (66%). I Pronto Soccorso e i servizi di emergenza sono i luoghi più a rischio, con una media di sei episodi l’anno per professionista.

Nel 2025 sono stati picchiati o minacciati in totale 23.367 professionisti del settore.

Violenze verbali, fisiche, psicologiche, molestie e violenza strutturale: a soffrire di più, per quella che ormai è diventata una vera e propria emergenza, sono le donne.

I dati sono stati resi noti all’interno della Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e pubblicata sul sito del ministero della Salute.

Il rapporto, se da un lato mostra una stabilità delle segnalazioni, in leggero calo rispetto al 2024 (18.392), di contro registra un aumento del numero totale di aggrediti, da 22.000 del 2024 a oltre 23.000 del 2025 dato che in diverse occasioni le aggressioni hanno coinvolto più persone contemporaneamente.

Il 43% dei professionisti ha subito almeno un’aggressione negli ultimi 12 mesi, e il 38,4% ha vissuto almeno un episodio nel corso della propria carriera. Più del 70% delle aggressioni sono di tipo verbale; mentre la violenza fisica riguarda circa 1 professionista su 6. Una realtà non certo confinata solo agli ospedali e ai pronto soccorso: i professionisti che hanno dichiarato di aver subito aggressioni sono presenti anche sul territorio, e agiscono nelle RSA, nelle comunità riabilitative, negli studi privati, presso il domicilio degli assistiti, nelle scuole e durante attività di vigilanza e controllo.

Il 66% delle vittime è donna. Gli infermieri rappresentano il 64% degli operatori coinvolti, mentre medici e chirurghi il 20%.  Tra i dati in crescita, anche quelli relativi agli episodi riguardanti i servizi psichiatrici territoriali, passati da 1 a 13 casi.

Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, seguiti da familiari e/o caregiver e si conferma, come nel 2024, una netta prevalenza di aggressioni verbali (69%) rispetto a quelle fisiche (25%) e contro la proprietà (6%).  Il 12% delle segnalazioni, poi, riguarda altre categorie professionali, come dipendenti non sanitari e operatori nei front office (3%), vigilanti, soccorritori (9%).

«Proteggere gli operatori sanitari e socio-sanitari non è solo un dovere ma la garanzia per i cittadini di avere cure di qualità e più sicure – ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci -. Le aggressioni contro gli operatori sanitari sono un fenomeno inaccettabile e per questo siamo intervenuti con fermezza. Abbiamo inasprito le pene per gli aggressori, fino all’arresto in flagranza differita, e lavoriamo costantemente per rafforzare le misure di prevenzione della violenza contro il personale e la sicurezza nelle strutture sanitarie. Proteggere gli operatori sanitari e socio-sanitari non è solo un dovere, ma la garanzia per i cittadini di avere cure di qualità e più sicure».