A L’Aquila, davanti al ministro Crosetto, la giornata clou delle celebrazioni solenni per i 165 anni dell’Esercito
Con la deposizione della corona di alloro al monumento ai caduti alla villa comunale, a L’Aquila è iniziata la cerimonia solenne per il 165° anniversario della costituzione dell’Esercito italiano. A deporre la corona il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Carmine Masiello.
«Qui la cultura si è trasformata in una forza concreta, capace di custodire la memoria e di rappresentare la base dell’identità collettiva – le parole del generale -. Da una parte la
tradizione, che preserva e tramanda il passato; dall’altra l’innovazione, che interpreta il presente e dà forma al futuro».
Le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto:
«Mi inchino ai familiari dei caduti che hanno voluto dimostrare con la loro presenza l’attaccamento alle istituzioni. A loro va il mio grazie più sincero, a loro e ai loro cari di cui custodiremo sempre la memoria.
Associo ai caduti i 309 sorrisi che si sono spenti qui nel 2009, quando c’è stata una tragedia che però ha unito tutto il paese a questa città. Anche per questo è stata scelta L’Aquila, simbolo di rinascita. In quel rialzarsi la città ha avuto un compagno di cammino silenzioso: l’Esercito, la Forza Armata, lo Stato. La mano che aiuta molto spesso è quella dei servitori dello Stato che fa quel che fa non a titolo personale, ma come rappresentante della Repubblica.
Ognuno di noi darebbe la vita per i figli, è naturale, quanti di noi lo farebbero per i figli degli altri? C’è una parte del paese che ha giurato di farlo anche per i figli degli altri. Sono le Forze armate, le Forze di Polizia, l’Esercito che difendono la vita di tutti i cittadini. Ce lo ricordiamo solo nelle manifestazioni ufficiali, perché negli altri giorni è un costo inutile fin quando non serve. Non considero la difesa e la sicurezza un costo inutile, è un prerequisito dell’esistenza di una nazione. La vita di un militare è diversa dalla nostra vita, si addestrano alla guerra ogni giorno che nessuno di loro e di noi però vorrebbe e che oggi ci ritroviamo vicina. Il mondo è impazzito e il nostro dovere è quello di garantire che la Nazione, qualunque cosa possa succedere, sia in grado di difendersi. Il soldato che porta un’arma è visto come qualcosa di cui aver paura, ma i soldati italiani nonostante la divisa non esercitavano violenza, allungavano la mano per aiutare e questo lo hanno visto tutti nel mondo nelle missioni».