70 libri per due categorie, over e under 30, e un gran successo di partecipazione per la IV edizione del “Premio Flaiano di Poesia”: nelle parole della Presidente “Premi Internazionali Flaiano”, Carla Tiboni, il senso di una scommessa culturale cresciuta in pochi anni e già molto apprezzata dagli appassionati di poesia
La giuria tecnica del Flaiano Poesia, presieduta dal Presidente Loretto Rafanelli, e composta da Luigi Colagreco, Gianfranco Lauretano, Renato Minore e Silvia Ronchey, ha congiuntamente espresso la loro preferenza nei confronti dei seguenti volumi all’interno della Sezione Poesia Over: Alberto Bertoni, “Semplici abbandoni”, Giulio Einaudi Editore; Matteo Bianchi, “Christopher”, Interlinea Edizioni;-Alfredo Panetta, ‘”Ndrangheta” Passigli Editori.
Per la Sezione Poesia under 30, la convergenza delle preferenze si è rivolta al seguente volume: – Edoardo Lopriore, Alteroego, Interno Poesia.
Queste le riflessioni del presidente di giuria, Loretto Rafanelli, sullo stato della poesia contemporanea attuale in relazione all’edizione del Premio Flaiano di quest’anno.
«Il Premio Flaiano Poesia, anche in questa quarta edizione, ha registrato una buona partecipazione, un segnale che il lavoro svolto in questi anni è stato riconosciuto in tutta la sua serietà e obiettività, frutto dell’impegno dell’Associazione culturale Ennio Flaiano Flaiano e delle giurie che si sono succedute nel tempo.
In questa edizione i giurati (Colagreco, Lauretano, Minore, Rafanelli, Ronchey, coadiuviati dal collaboratore Fabio Barone), hanno esaminato i 70 libri pervenuti, procedendo con minuziosa attenzione, attribuendo un punteggio per ogni libro partecipante, quindi contemplando una ‘classifica’ finale. Si è arrivati infine alla definizione della terna degli over 30, partendo dal punteggio acquisito, per giungere a una discussione ampia e dettagliata, così scegliendo i finalisti del Premio. In tal modo si è proceduto. Così anche per gli under 30. Resta comunque il nostro riconoscimento a tutti i poeti intervenuti coi loro libri — sottolinea il presidente di Giuria —, a prescindere da edizioni o rilevanza degli stessi nel mondo poetico. I giudizi relativi ai finalisti over 30 (Bertoni, Bianchi, Panetta), elaborati dai giurati, danno ampio riscontro del valore delle opere, e approfondiscono quelle che sono le caratteristiche dei libri. Peraltro i poeti prescelti si sono rifatti a registri poetici assai distinti, considerato che si passa da una poesia civile, a un dettato più legato al quotidiano, a una poesia più intima e domestica e anche i linguaggi si sono indirizzati in diverse forme, da un sostanziale lirismo a un parlato comune, fino al dialetto. Tale variegato quadro espressivo, rappresenta bene quella che è l’attuale poesia italiana, la quale sicuramente sta incontrando una grande attenzione, e una vivacità sorprendente, lo dimostrano gli spazi riservati alla poesia al Salone del libro di Torino o i molteplici eventi programmati (festival, letture, ecc.), oltre allo spazio dedicato sui giornali e sui social. In questo nuovo prezioso interesse per la poesia, non possiamo che includere anche il Premio Flaiano Poesia, divenuto sempre più centrale e importante nell’attuale panorama poetico nazionale».
Di seguito le motivazioni espresse per i libri finalisti.
Categoria OVER:
“Christopher | «Con Christopher (Interlinea, 2025), Matteo Bianchi traccia un cammino poetico ed esistenziale di rara intensità, orchestrato attraverso una raffinata e collaudata tecnica di montaggio che alterna versi e prosa, prima e terza persona. Il volume si articola in quattro “soglie” simboliche («del sé», «dell’amore», «dell’inappartenenza», «della memoria»), seguite dal poemetto conclusivo de la Croix. Al centro dell’opera si muovono tre figure distinte, che rappresentano tre declinazioni della fragilità umana e del tempo che consuma. Il primo è Christopher, artista teatrale e irregolare nella Parigi del secondo Novecento, che incarna la totale consegna di sé all’altro e un amore assoluto, muovendosi tra i propri “fantasmi” e una vita accanita ma priva di fondamenta. Segue la figura di Roberto Pazzi, il maestro e intellettuale colto nei suoi ultimi giorni, tra mortificazioni ospedaliere e il rifiuto delle parole del consumo sterile, simbolo di una cultura ereditata e resistente all’arido vero. Infine, il poemetto de la Croix introduce il mito di Napoleone, un Bonaparte intimo e sconfitto all’Elba, specchio della vanità delle umane imprese. Tuttavia, l’acme dell’opera risiede in un potente svelamento finale: la figura storica è in realtà l’allegoria di un padre anziano che smarrisce la memoria e «crede di essere Napoleone». Christopher si rivela così un toccante apologo sulla perdita, sulla demistificazione di ogni finzione e sul compito umile, ma necessario, del figlio che si fa custode di un legame profondo».
“Ndrangheta | «Il coraggioso volume ‘Ndrangheta di Alfredo Panetta è scritto con una voce potente, alta e cupa insieme, che sottolinea anche stilisticamente il gesto netto di denuncia della mafia soprattutto attraverso la memoria delle sue vittime. Capace di trasformare il canto in atto etico pur rimanendo radicalmente poetico, l’autore rende la sua parola materia incandescente che scava e incide profondamente. Poesia che costruisce un paesaggio in cui natura e storia convivono in tensione continua nel dialetto della locride in cui è scritta – aspro, visionario, corporeo – essa restituisce il peso di una realtà segnata da violenza, omertà e memoria lacerata. Colpisce la coerenza dell’impianto simbolico: sangue, terra, animali e corpi martoriati diventano figure di un Sud insieme concreto e mitico, dove il male è sistema ma anche destino da sfidare. Dentro l’oscurità della storia resiste così un impulso al canto che è resistenza, e ostinata dignità. Le dediche e i riferimenti civili ampliano la portata dell’opera, radicandosi in una responsabilità collettiva. Una poesia che non consola ma chiama, che non arretra e non cede, capace di incidere nella coscienza del lettore con forza autentica».
“Semplici abbandoni | «I Semplici abbandoni del titolo del libro di Alberto Bertoni, sono in verità mormoranti avvisi che giungono al poeta, tra evidenti sconcerti, urti, tensioni rispetto al presente, ma sono pure quel guardare al proprio percorso con la dovuta umile verità. E un verso, citato, di Montale accompagna il poeta, divenendo una dichiarazione di poetica: “amare un’ombra, ombre noi stessi”. Il dire attento e compassionevole del poeta, riesce così a cogliere tanti decisivi passaggi, tanti ricordi, tra ironie e storie singolari che affascinano il lettore, come stesse di fronte a un quadro di Bosch. Un mondo che il poeta cita e coinvolge, a cui fa acquistare nuova esistenza, perché tutto diviene nella poesia di Bertoni: presenza, istanza di vita, curiosa ricerca, comunità. Bertoni, scrive un romanzo poetico dai mille personaggi, dalle mille storie, essendo la sua una osservazione totale, un contemplare il mondo, respirarlo, viverlo, e, certo, anche amarlo (pensiamo al versante del cibo, un assillo del poeta). Ma poi detto questo, c’è da dire di una sottile perdurante malinconia, quell’ombra montaliana che si affaccia minacciosa, per via del tempo che scorre, per l’incombere del male, per il dolore per certe morti. Bertoni disegna una mappa in cui ci ritroviamo, come fosse la nostra personale vicenda, la vita di ognuno di noi».
Categoria Under
Alteroego | «“Vivo solo sincopato / interseco i passi abusando / l’a-capo”. È una buona definizione dell’autore di Alteroego, Edoardo Lopriore, giovane scienziato dall’eccellente curriculum di ingegnere elettronico, cervello in fuga accolto nell’austera comunità accademica svizzera, e in quanto tale poliglotta, come peraltro le sue poesie, che all’italiano alternano un francese e un inglese sempre laconico e spezzato nel ritmo. “Una riflessione sull’alterità”, è definita questa sua raccolta, “come specchio e distorsione di sé”. Si potrebbe aggiungere: sull’alterazione di sé nella dislocazione, sullo spaesamento di un io, o di un ego, che si vuole cosmopolita. Anche troppo: da Pisa a Losanna, da Londra a Marina di Pietrasanta, da New York a Chania ad Amsterdam, il sussurro della musa, o “la lieve scossa dell’encefalo”, sembra lo abbia colto in luoghi puntualmente “altri”, in cui si “afferma / senza carte celesti”. Vincitore dell’edizione 2025 del Premio “Ritratti di poesia. Si stampi”, questo autoritratto di scienziato non nerd, ma precocemente letterato (non casuale il rimando a Rimbaud), vorrebbe “farla finita / con questa farsa del linguaggio”, vorrebbe “solo gorgoglii / e sentimenti primordiali / a far coda al mio corpo: / le comete lasciano / fulgidi detriti, / non parole”. E forse è questo il lamento dell’alteroego o superego letterario di Lopriore: l’irriducibilità della materia al linguaggio. Cosicché il suo esercizio poetico, ed etico, non può non essere inteso come controcanto ai suoi scritti sulla fisica della materia condensata e sulla nanoelettronica».
