Famiglia nel bosco, Pillon: “Nathan e Catherine inizieranno percorso”

Nel punto stampa convocato davanti al Tribunale di Vasto, l’avvocato della famiglia nel bosco Simone Pillon ha detto che padre e madre inizieranno un percorso di genitorialità

Il nuovo avvocato della famiglia, Simone Pillon, ha parlato con i giornalisti davanti al Tribunale di Vasto, dopo avere incontrato i servizi sociali che si stanno occupando dei tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.

Un incontro di natura conoscitiva su quale tipo di servizio si sta svolgendo a tutela dei bambini, ospiti della casa d’accoglienza da diversi mesi, dopo che il Tribunale dei Minori li ha allontanati dai genitori.

Fin qui, le relazioni che si sono succedute da novembre 2025 ad oggi sono parse tutte indirizzate verso la prosecuzione dell’allontanamento. Dopo la rinuncia degli avvocati precedenti per divergenze di opinione, la famiglia nel bosco ora ha individuato in Simone Pillon un nuovo alleato. Oggi il legale ha riferito di avere trovato una certa convergenza con i servizi assistenziali, almeno su alcuni aspetti, anche oltre le sue stesse aspettative.

«È chiaro che la strada è ancora lunga, – ha detto Pillon – non sono questioni che si risolveranno nell’immediato, da storie come questa non si esce ex abrupto, ma con una politica dei piccoli passi, e oggi abbiamo compiuto qualche altro piccolo passo. Inizieremo subito il percorso di sostegno alla genitorialità con professionisti del servizio pubblico che si sono messi a disposizione. Questo permetterà a Nathan e Catherine di sentirsi supportati da persone di loro fiducia, ma che nello stesso tempo godano della fiducia del servizio sanitario regionale, e di essere aiutati a comprendere meglio e ad uscire prima possibile da questa situazione».

L’avvocato Pillon ha anche commentato l’incontro di oggi con l’assistente sociale Veruska D’Angelo e i medici della Neuropsichiatria di Atessa.

«Un confronto franco e onesto sulle criticità che ha posto le basi per una pacifica collaborazione. Con il servizio sociale si sono affrontate con grande franchezza alcune diversità di vedute  e questo ha consentito un reciproco chiarimento che gioverà nell’immediato a distendere i rapporti. Mi auguro che tutto quanto possa portare all’auspicato rientro dei minori in famiglia non appena possibile. Ho trovato professionisti preparati e innamorati del proprio lavoro. Si sono messi a disposizione e mi sembra di avere percepito che ci sia la più grande collaborazione.

Purtroppo negli atti e nelle relazioni – conclude Pillon – non è mai emersa una valutazione di bilanciamento tra quello che è l’effetto della cura che è stata somministrata a questi bambini, quindi delle criticità che inevitabilmente emergeranno dal loro allontanamento dai genitori verso la casa famiglia, rispetto, invece, alla situazione pregressa. Che ci fossero delle criticità è pacifico, che poi quanto è stato fatto in realtà non rischi di essere peggio delle criticità iniziali, è una questione che nessuno mai ha valutato fino in fondo. Mi sono permesso di chiedere che sia valutato.

Quando si fa una valutazione, una consulenza tecnica d’ufficio, i minori sono i protagonisti dell’approfondimento. In questo caso sono stati visti per pochissimo tempo, in modo del tutto inadeguato – ha aggiunto Pillon criticando la perizia redatta dalla psichiatra Simona Ceccoli -. Non è stato approfondito alcun accertamento sugli stessi. Mi chiedo, quindi, come possa una consulente tecnica d’ufficio arrivare a conclusioni anche così assertive senza avere prima svolto le valutazioni sui minori. Catherine è una donna dolce che si trova a vivere nella tempesta in una situazione che non ha compreso. Abbiamo anche la duplice complicazione dovuta alla difficoltà linguistica e culturale. Questa distanza ha portato a non avere un quadro completo della situazione. Le reazioni
considerate eccessive, sono quelle normali di una mamma a cui tolgono i figli. Le sue reazioni non sono figlie di una irrazionalità. Ora puntare il dito è troppo facile. Le ragioni più importanti siano quelle dei bambini e di tornare con la mamma e il papà».

Il percorso di sostegno alla genitorialità per la coppia anglo-australiana sarà “fondamentale per fare ritornare i bambini con la famiglia” ha aggiunto Pillon.

«Sono sostanzialmente tre gli aspetti contestati: quello abitativo che è stato risolto, quello educativo in corso, il terzo è relativo alle modalità di approccio alla genitorialità. Si tratta semplicemente di aiutarli a comprendere meglio la situazione e soprattutto di
dare loro degli strumenti per sostenere ed aiutare i tre bambini coinvolti in questa vicenda.

IL SERVIZIO DEL TG8