Sulmona, positivo al Covid dipendente del Cogesa

Un dipendente di Cogesa SpA, l’azienda che si occupa della raccolta differenziata dei rifiuti a Sulmona, è risultato positivo al Coronavirus.

La Asl sta ricostruendo tutti i contatti del dipendente della società che si occupa della raccolta differenziata e dei servizi ambientali della città peligna. In attesa dei risultati del tracciamento, nell’azienda è immediatamente scattato il protocollo previsto in questi casi, con una sanificazione ulteriore degli ambienti, rispetto a quelle già fatte e previste periodicamente.

Il Cogesa potrebbe ricevere eventuali disposizioni dall’Azienda sanitaria sulla mappatura dei contatti più prossimi al dipendente, addetto al servizio di guardia degli impianti e quindi senza contatti con il pubblico o con gli operatori.

“A lui voglio esprimere a nome di tutta la squadra di Cogesa i più vivi auguri di una pronta e veloce guarigione – spiega l’amministratore unico di Cogesa SpA Vincenzo Margiotta – in questa fase mi preme tranquillizzare tutti i nostri dipendenti sulle misure adottate di prevenzione del contagio. Ricordo quelle della chiusura al pubblico degli ecosportelli (aperti solo su appuntamento), dello smart working per gli amministrativi che ne fanno richiesta, della sanificazione periodica dei locali che vengono fruiti rispettando le distanze di sicurezza, della pulizia dei mezzi ad ogni cambio turno, della fornitura costante di soluzioni disinfettanti e del blocco dei contatti con fornitori e trasportatori esterni”.

A queste precauzioni si aggiungono una polizza assicurativa per i dipendenti che dovessero risultare positivi o dovessero essere sottoposti alla misura della quarantena obbligatoria o addirittura ricoverati in Terapia intensiva. Al fine di evitare al minimo l’espandersi del contagio è stato attivato anche l’assegno ordinario con causale Covid 19”, introdotto dal decreto Cura Italia, per lasciare a casa quei dipendenti che già usufruiscono della legge 104 e che devono assistere persone con disabilità e quelli che hanno particolari prescrizioni sanitarie che li rendono più a rischio.

 

Marina Moretti: