Coronavirus Chieti: Cgil, “Ospedali: ritardo tamponi è spirale di contagi”

Coronavirus Chieti: la Cgil denuncia i lunghi tempi di attesa dei tamponi al personale sanitario degli ospedali. “I ritardi causano una spirale di contagi.”

Di seguito la nota a firma di Francesco Antonio Spina, segretario reggente della Cgil Chieti, Giuseppe Visco, direttore del patronato Inca Cgil Chieti, Sergio Zinni, segretario provinciale FP Cgil Chieti, ed Elena Zanola, segretaria provinciale Filcams Cgil Chieti.

“Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus il Patronato Inca della provincia di Chieti sta svolgendo un’intensa attività di tutela individuale in favore di tutti i cittadini colpiti a vario titolo dagli effetti negativi di tale emergenza, garantendo servizi e assistenza in modalità telematica nel rispetto delle norme e delle precauzioni sanitarie, adottate per il contenimento della diffusione del contagio.
Tra le varie attività, volte a garantire le misure di sostegno al reddito e di tutela della salute previste dal Decreto Cura Italia, stanno incrementando in maniera significativa gli infortuni da Covid-19 in occasione di lavoro.
Ogni giorno sempre più lavoratori, soprattutto del comparto sanità, si rivolgono al Patronato Inca, chiedendo assistenza a causa del contagio da Covid-19, avvenuto durante lo svolgimento della propria attività lavorativa. In molti casi il contagio è causato dalle non adeguate misure di prevenzione e sicurezza. I sindacati Funzione Pubblica Cgil e Filcams Cgil già dai primi giorni di marzo stanno denunciando la grave situazione all’interno degli ospedali della provincia di Chieti con riferimento alle condizioni di lavoro del personale sanitario dipendente della Asl Lanciano-Vasto-Chieti e delle ditte dei servizi esternalizzati, cioè gli operatori socio sanitari delle cooperative sociali, gli addetti alla vigilanza, il personale impiegato nei CUP, gli addetti alla mensa e gli addetti alle pulizie.
A questa situazione si aggiunge il fatto che il personale sanitario e dei servizi esternalizzati, che è già stato sottoposto al tampone, deve continuare a lavorare con l’elevato rischio di contagiare colleghi e pazienti ricoverati, rendendo di fatto gli ospedali dei luoghi pericolosi.
Nei casi che stiamo seguendo, i tempi di attesa sono di 2 o 3 giorni, in alcuni casi anche 17 giorni! Bisogna garantire tempi rapidi per gli esiti dei tamponi effettuati al personale sanitario, altrimenti non si uscirà più dalla spirale dei contagi. Non è accettabile continuare a lavorare in attesa di sapere se si è contagiati o meno in ambienti di lavoro in cui la gente si reca per essere curata e non certo per aggravare la propria salute!
Inoltre, se un lavoratore del comparto sanitario o dei servizi essenziali convive con un familiare positivo, non gli viene effettuato alcun tampone e deve continuare a recarsi al lavoro, a meno che non presenti i sintomi della malattia.
Altra problematica che sta emergendo tra i lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria presso il proprio domicilio, a seguito di contagio da Covid-19 in occasione di lavoro, è la lentezza con la quale sono effettuati il secondo e il terzo tampone, previsti per verificare la guarigione completa dalla malattia. In diversi casi, nonostante siano trascorsi abbondantemente i 14 giorni della quarantena, i tamponi di verifica non sono stati ancora effettuati; a questo si aggiungono dei tempi di attesa biblici per conoscere l’esito di quelli già eseguiti.
Pertanto viviamo questo paradosso: molto probabilmente chi è stato contagiato è obbligato a lavorare, rischiando di contagiare altri lavoratori e pazienti ricoverati presso gli ospedali, e chi invece molto probabilmente è guarito e potrebbe tornare a lavorare, non può farlo perché si tarda a effettuare i tamponi di verifica.
Considerato l’alto numero di casi (personale sanitario e non, strutturato, delle cooperative e interinali che prestano la loro opera) che da nostre informazioni risulta contagiato e rilevato, i tempi
intollerabilmente lunghi con i quali il risultato dei tamponi viene comunicato alle persone controllate, le organizzazioni sindacali scriventi chiedono che vengano trasmessi i bollettini dei contagi del suddetto personale, aggregati alla data corrente e con frequenza giornaliera.
È necessario, infine, che la Asl Lanciano-Vasto-Chieti verifichi se per il personale contagiato sia stata attivata da parte della stessa Asl e delle ditte dei servizi esternalizzati la tutela dell’Inail, relativa agli infortuni sul lavoro: il timore, infatti, è che non sia stata effettuata la denuncia di infortunio per tutti i lavoratori contagiati.
La tutela della salute dei lavoratori del comparto sanitario e dei servizi ritenuti essenziali deve essere una priorità per tutti, altrimenti da questa emergenza non ne usciremo più.”

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