Pierburg: domani sciopero di due ore nello stabilimento di Lanciano

Sulla vertenza Pierburg il il comportamento di Rheinmetall è inaccettabile secondo la Fiom Cgil che continua lo stato di agitazione e proclama per domani uno sciopero di due ore nello stabilimento di Lanciano

Sulla vertenza Pierburg si alza nuovamente il livello dello scontro: per la Fiom Cgil il comportamento della multinazionale Rheinmetall è “inaccettabile”.

A fare il punto è Andrea De Lutis, della segretaria generale della Fiom provinciale di Chieti, dopo le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori svoltesi il 4 maggio. Gli incontri sono stati convocati per discutere l’esito del tavolo istituzionale del 28 aprile al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Le lavoratrici e i lavoratori hanno deliberato di rifiutare di spostare il confronto fuori dal tavolo ministeriale, di proseguire lo stato di agitazione e di proclamare uno sciopero di otto ore. La prima mobilitazione di due ore è prevista per domani.

Dalle assemblee è emersa una posizione netta: la gestione della vertenza da parte di Rheinmetall viene giudicata gravemente insufficiente.

Il segretario De Lutis spiega: “L’azienda ha disertato ancora una volta il confronto istituzionale, delegando la partecipazione al solo amministratore delegato di Pierburg Italia, ritenuto privo di un reale mandato negoziale e incapace di fornire risposte concrete sul futuro degli stabilimenti di Lanciano e Livorno. A ciò si aggiunge il tentativo di aprire un tavolo parallelo in sede aziendale, escludendo sia le organizzazioni sindacali nazionali sia il MIMIT”.

Secondo la Fiom, l’atteggiamento della multinazionale è stato segnato da incoerenze e scarsa trasparenza per tutta la durata della vertenza: modifiche ripetute del perimetro aziendale da cedere, comunicazione poco chiara e scelte che avrebbero compromesso l’interesse iniziale di due potenziali investitori.

“Ora l’azienda starebbe valutando un terzo soggetto, inizialmente scartato, con l’obiettivo – denuncia il sindacato – di chiudere rapidamente la partita, indipendentemente dalle condizioni”.

Andrea De Lutis  aggiunge: “Le assemblee hanno inoltre evidenziato una disparità di trattamento tra i lavoratori italiani e quelli tedeschi. In Germania, Rheinmetall ha sottoscritto accordi di tutela occupazionale che in Italia, pur dichiarati inizialmente condivisi, non sono stati confermati. Una scelta inaccettabile, soprattutto alla luce degli utili generati nel nostro Paese, anche grazie a risorse pubbliche”.

Al centro delle rivendicazioni c’è anche il rispetto dell’accordo siglato nel maggio 2011 tra azienda, organizzazioni sindacali e istituzioni, che stabilisce, tra le altre cose, una soglia minima di 103 lavoratori a tempo indeterminato nello stabilimento di Lanciano. Un impegno che, secondo la Fiom, risulta oggi disatteso.

Il messaggio lanciato dalle assemblee è chiaro: no alla riduzione dei livelli occupazionali, no all’incertezza sul futuro, sì a investimenti e prospettive solide per il sito di Lanciano.