L’ombra di Ebola sulla 65ª missione in Congo del professor Barone

L’epidemia di Ebola, al confine tra Congo e Uganda, mette a rischio il viaggio umanitario della onlus “Help senza confini”. Il docente dell’Università dell’Aquila Francesco Barone valuta la deviazione in Burundi

L’Africa nel cuore e una vita spesa per la solidarietà. Il professore Francesco Barone, originario di Bussi sul Tirino e docente dell’Università di L’Aquila, era pronto a partire questo mese per la sua 65ª missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’obiettivo del viaggio, promosso dalla onlus “Help senza confini”, è sempre lo stesso: portare sorrisi, medicinali, cibo e istruzione ai bambini più bisognosi. Questa volta, però, a minacciare la partenza è una grave emergenza sanitaria.

L’emergenza Ebola e il piano B in Burundi
L’epidemia di Ebola che sta colpendo l’area al confine tra il Congo e l’Uganda rischia di far saltare o posticipare i piani. I dati epidemiologici sono preoccupanti: si registrano già oltre 130 decessi accertati e più di 600 casi sospetti, destinati a crescere. A rendere la situazione ancora più complessa è la natura del virus: si tratta della rara specie Bundibugyo, per la quale attualmente non esistono vaccini o trattamenti approvati, e che può raggiungere un tasso di mortalità fino al 40%.

Il professore Barone, in costante contatto con i referenti locali, attende di valutare le condizioni di sicurezza prima di prendere una decisione definitiva. Se il viaggio in Congo dovesse saltare, sono pronte due alternative: posticipare la partenza di qualche settimana oppure spostare la missione in Burundi, nella zona di Cibitoke (a circa 50 km da Bujumbura), per sostenere scuole, orfanotrofi e strutture sanitarie locali. In questo scenario, il referente congolese Bienvenue Kasole raggiungerà Barone in Burundi per prelevare e rinfondere i finanziamenti destinati alle città congolesi di Goma, Sake e Masisi.

«Questa è l’ennesima tragedia che si abbatte su una popolazione già vessata da guerre, povertà, instabilità politica e sociale», spiega Barone, nominato ambasciatore di pace nel mondo.

La denuncia: «La povertà è un’ingiustizia costruita»
Forte della sua lunghissima esperienza sul campo, il docente aquilano esprime una dura riflessione sui meccanismi economici che affamano il continente:

«La povertà non è una calamità, è un qualcosa che si vuole costruire o far continuare ad esistere, per far sì che poche persone detengano la ricchezza a discapito di tutte le altre. Se vai in un mercato a Goma o a Dakar vedi cibo a volontà: il problema reale è che la gente non ha i soldi per acquistarlo. La vera questione riguarda la distribuzione delle ricchezze. Non è giusto che 30 ultramiliardari detengano la ricchezza equivalente a 4 miliardi di persone».

Da qui la scelta di Barone di consegnare gli aiuti sempre di persona: «Vado in Africa perché voglio accertarmi che i soldi donati arrivino dove si vuole devolverli, consegnandoli direttamente in mano ai veri poveri, ai bambini che hanno fame e che devono andare a scuola».

La mobilitazione internazionale e il ruolo dell’Italia
Mentre organizzazioni come Medici Senza Frontiere e la Croce Rossa internazionale si stanno mobilitando sul campo per isolare i focolai e inviare personale logistico, l’Italia ha fatto registrare un primato europeo. È rientrato infatti a Roma il team di infettivologi dell’Istituto Spallanzani, insieme a funzionari del Dipartimento della Protezione Civile e dell’Aise, inviati a Kinshasa. L’équipe italiana, la prima a livello europeo a raggiungere il Paese centroafricano, ha operato nei giorni scorsi per rafforzare la sorveglianza epidemiologica, fornire assistenza tecnica e consegnare farmaci e materiale sanitario cruciali per il contrasto all’epidemia.