Dopo le vicende che hanno coinvolto consiglieri e assessori del Comune di Pescara, il Movimento Pettinari per l’Abruzzo chiede una commissione d’inchiesta
Domenico Pettinari chiede di sospendere gli incarichi dirigenziali e di costituire una Commissione che verifichi la legittimità dei concorsi pubblici degli ultimi anni.
Una nuova bufera giudiziaria e politica sul Comune di Pescara, dove continua ad allargarsi il fronte delle inchieste che coinvolgono Palazzo di città. Dopo il caso legato all’ex assessore Massimiliano Pignoli, finito sotto indagine per presunta corruzione elettorale e dimessosi subito dall’incarico, e dopo la richiesta di condanna nei confronti dell’assessore all’Urbanistica Claudio Croce e del consigliere comunale Eugenio Seccia per vicende estranee all’attività amministrativa, ora l’attenzione si concentra sul filone ribattezzato “parentopoli”.
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Gennaro Varone, riguarda alcune procedure concorsuali bandite dal Comune nel 2023. Gli investigatori stanno verificando l’ipotesi di possibili agevolazioni nei confronti di candidati ritenuti vicini ad ambienti politici cittadini.
Nel registro degli indagati compaiono, con l’accusa di falso ideologico in atto pubblico, il direttore generale dell’ente Fabio Zuccarini e il dirigente del personale Paolo Santucci, entrambi coinvolti nelle commissioni esaminatrici dei concorsi sotto osservazione. Due candidati secondo gli inquirenti avrebbero beneficiato di corsie preferenziali: Quirino Santilli, figlio dell’attuale vicesindaco e di Alessandra Faieta, collaboratrice politica dell’assessore Adelchi Sulpizio all’epoca dei fatti contestati.
La vicenda ha inevitabilmente acceso lo scontro politico. Questa mattina il Movimento Pettinari per l’Abruzzo ha incontrato la stampa lanciando un duro affondo contro l’Amministrazione comunale. Durante la conferenza, il presidente del Movimento politico “Pettinari per l’Abruzzo”, Domenico Pettinari, e i consiglieri comunali Massimiliano Di Pillo e Giovanni D’Andrea hanno parlato di una situazione “allarmante” per la credibilità delle istituzioni cittadine, sostenendo che il susseguirsi delle inchieste sta minando il rapporto di fiducia tra cittadini e Comune.
Hanno dichiarato: «Apprendiamo dalla stampa dell’ennesima inchiesta che coinvolge, a distanza di pochi giorni dalle precedenti, il Comune di Pescara, con quattro indagati eccellenti nell’ambito della vicenda legata alla gestione dei concorsi pubblici comunali.
Innanzitutto, riteniamo doveroso rivolgere un sentito ringraziamento alla Procura della Repubblica di Pescara, nella figura del Procuratore Capo, del Sostituto, titolare dell’inchiesta, e dell’aliquota di polizia giudiziaria deputata alle indagini.
Una Procura sana, attenta, scrupolosa, professionale e competente, che ancora una volta si conferma presidio indiscusso di legalità sul territorio. Un ufficio giudiziario che non si piega davanti a nulla e che non teme di attenzionare alcunché, nemmeno quando si tratta di vicende delicate che riguardano la pubblica amministrazione.
Secondo quanto emerge dagli organi di stampa, risulterebbero indagati in questo filone il Direttore Generale del Comune, il Dirigente del Personale, il figlio del Vice Sindaco e una concorrente.
Vorremmo ricordare che il nostro gruppo politico, nell’ultimo anno, ha portato avanti una battaglia senza precedenti — una vera e propria crociata politica e istituzionale — sulla trasparenza nei concorsi pubblici al Comune di Pescara, arrivando persino a manifestare duramente in Consiglio Comunale con cartelli e striscioni.
Abbiamo presentato un nostro Codice Etico che prevedeva l’adozione di un sistema ad adesione volontaria da parte dei rappresentanti politici, quale strumento di autoregolamentazione finalizzato a rafforzare integrità e trasparenza dell’azione politica e amministrativa, prevenire favoritismi e garantire pari opportunità di accesso ai concorsi pubblici.
Il nostro ordine del giorno impegnava Sindaco e Giunta a predisporre e adottare un Codice Etico aperto all’adesione volontaria dei consiglieri comunali, prevedendo per gli aderenti l’impegno a non consentire la partecipazione ai concorsi pubblici comunali di parenti e affini fino al primo grado, per evidenti ragioni etiche e di opportunità, anche al fine di evitare conflitti di interesse reali o percepiti.
Quell’ordine del giorno è stato vergognosamente bocciato dall’aula con 16 voti contrari da parte dei consiglieri di maggioranza.
Per aver posto un problema serio e reale siamo stati attaccati, insultati, minacciati di querele. Ci hanno impedito di parlare in aula, ci hanno tolto la parola e hanno persino fatto intervenire gli agenti della Polizia Locale per rimuovere uno striscione che riportava una frase semplice ma chiarissima: “Noi non abbiamo parenti che partecipano ai concorsi pubblici nel Comune dove operiamo”.
Oggi, alla luce di questa delicatissima inchiesta, che ipotizza reati gravissimi nella gestione dei concorsi pubblici al Comune di Pescara, oltre a provare indignazione per quanto sta emergendo e a ritenere evidente l’esistenza di un serio problema nella gestione amministrativa della macchina comunale, pretendiamo risposte immediate e atti concreti.
Chiediamo pertanto al Sindaco di sospendere immediatamente gli incarichi direttoriali e dirigenziali delle persone coinvolte, in attesa che venga fatta piena chiarezza sulla vicenda. Non è possibile continuare ad affidare la direzione della struttura tecnico-amministrativa comunale a soggetti sottoposti a indagine per fatti così gravi, anche a tutela della loro stessa serenità personale.
Chiediamo inoltre che il Sindaco promuova con urgenza la costituzione di una commissione autonoma incaricata di avviare una verifica amministrativa interna su tutti i concorsi pubblici svolti negli ultimi anni al Comune di Pescara.
A nostro avviso tale commissione dovrà essere composta da esperti di diritto amministrativo e presieduta da una figura di assoluto prestigio e indipendenza, come un Generale dei Carabinieri in pensione, un Generale della Guardia di Finanza in pensione, un Questore in pensione, oppure — come nostra proposta — dall’ex Comandante della Polizia Locale di Pescara, dott. Ernesto Grippo, che vanta grande esperienza e competenza in materia essendo stato già consulente della Procura della Repubblica di Pescara per reati contro la pubblica amministrazione dal 1994 al 1999.
La commissione dovrà infine rimettere una dettagliata relazione nelle mani del Sindaco, affinché vengano adottate eventuali azioni disciplinari e amministrative conseguenti.
Contestualmente, riteniamo indispensabile l’attivazione immediata di una Commissione d’Inchiesta Comunale politica sui concorsi pubblici, alla quale dovranno partecipare i consiglieri comunali.
Sarà nostra premura formalizzare entrambe le richieste nei prossimi giorni e batterci con tutte le nostre forze affinché la Commissione d’Inchiesta politica venga votata e immediatamente attivata.
La trasparenza, la meritocrazia e la legalità non possono essere slogan da campagna elettorale: devono essere i pilastri dell’azione amministrativa».

Sulle assunzioni a Comune di Pescara interviene anche il deputato abruzzese del Partito Democratico Luciano D’Alfonso, già Sindaco di Pescara ed ex presidente della Regione Abruzzo, con una nota che riportiamo integralmente:

«La città merita regolarità, non di essere un discutibile sistema di potere” Il quadro che emerge dall’inchiesta sulle assunzioni e sui concorsi al Comune di Pescara è profondamente inquietante e impone un chiarimento immediato dell’Amministrazione davanti alla città. Al netto del lavoro della magistratura, verso cui esprimiamo rispetto e fiducia, ciò che sta emergendo in questi giorni restituisce l’immagine di un’amministrazione concentrata sulla gestione e sul potere delle combinazioni, piuttosto che sull’imparziale funzionamento della macchina pubblica e sul rispetto, evidente e resistente, delle regole.
Le notizie pubblicate parlano di perquisizioni, acquisizioni di atti negli uffici comunali e di verifiche su procedure concorsuali finite nel mirino della Procura, con l’ipotesi addirittura di presunte anomalie nei punteggi e nelle valutazioni eterodirette. Si fa riferimento anche alla presenza, tra vincitori e idonei, di persone legate da rapporti politici e amicali a figure verticali dell’amministrazione funzionariale, circostanza che rende ancora più urgente la necessità di fare piena luce. Tutto questo rappresenta un fatto gravissimo sul piano istituzionale.
Quando si incrina la fiducia dei cittadini nei concorsi pubblici, si incrina il principio stesso di uguaglianza. Migliaia di ragazze e ragazzi affrontano selezioni pubbliche con sacrificio, studio e aspettative legittime; nessuno deve avere anche solo il dubbio che esistano corsie preferenziali, relazioni amicali privilegiate o meccanismi opachi fra il loro diritto al lavoro e la realtà. Non spetta a noi ingrandire accuse o emettere sentenze, ed è giusto attendere che gli accertamenti chiariscano ogni responsabilità. Ma la politica non può balbettare o usare gli avverbi dietro il silenzio, mentre la città assiste all’ennesima vicenda che getta ombre pesantissime sulla gestione della funzione pubblica.
Un metodo, questo, che purtroppo sembra accompagnare da tempo la destra nostrana al governo. Sarebbe gravissimo se dall’inchiesta uscisse confermata una logica chiusa, autoreferenziale, gelatinosa ed amicale, più interessata alla conservazione degli equilibri interni e del consenso che alla costruzione di istituzioni credibili, trasparenti e imparziali. È questa la vera emergenza politica che oggi Pescara ha davanti. Per questo chiediamo all’amministrazione di riferire immediatamente alla città, senza minimizzare e senza rifugiarsi nelle formule di rito.
La pubblica amministrazione deve essere il luogo del merito, della regolarità, della legalità e dell’imparzialità evidente e resistente. Se passa invece l’idea che i rapporti personali contino più delle competenze, allora si produce un danno devastante alla credibilità delle istituzioni e al futuro di un’intera generazione. Infine, circola la battuta che una scrivania di una certa Direzione stabilisca il destino di ogni candidatura, non solo concorsuale: un meccanismo per cui con i concorsi si sistemano i concorrenti e, al contempo, ci si sistema Direttorialmente. In questo senso, la “cavallinità” dei concorsi non coincide — né si esaurisce — con i concorrenti, che ne sono invece la vera e principale parte lesa. In questo disegno, i candidati rischiano di essere ridotti a mero materiale da consumo di un gioco di potere: anche chi porta cognomi illustri subisce il danno profondo di vedere il proprio percorso strumentalizzato o fatalmente esposto al sospetto, trasformato in paravento di un sistema che serve strutturalmente solo a collocare se stessi.
La tutela di chi partecipa in buona fede, investendo il proprio futuro nello studio, esige uno scudo: i concorrenti vanno protetti e sottratti a questo cinico tritacarne, ristabilendo la certezza che il concorso pubblico sia il luogo del diritto e mai del posizionamento direttoriale. Si potrebbe dire che a Pescara si cercano troppo Direttori e Direzioni, arrivando a immaginare che i Direttori compongano financo le maggioranze fuoriuscite disordinate: in sostanza, una forma evolutissima ma non prevista della legge 142 del 1990».
Sulla vicenda resgitraimo anche una lunga dichiarazione del sindaco di Pescara Carlo Masci sull’indagine relativa ai concorsi comunali.
“Il clima è sempre lo stesso, non è cambiato nulla rispetto agli anni recenti. Assistiamo sempre alla solita litania. Da quando è cominciata l’ultima consiliatura, a giugno 2024, le modalità seguite da alcuni consiglieri di minoranza sono improntate alla barbarie giustizialista allo stato puro, all’accusa personale condita da una buona dose di sensazionalismo. Accessi agli atti, esposti, interventi-denuncia in Consiglio comunale con striscioni preparati nottetempo, come se fossimo perennemente davanti alle telecamere di uno show televisivo, e una violenza verbale che mette i brividi. Una furia che non conosce tregua e che sembra dettata da un odio profondo nei confronti di chi amministra la città e della macchina comunale, senza alcun rispetto per nessuno, una sorta di inquisizione permanente su ogni tipo di azione che la maggioranza compie.
Questa opposizione, che abbiamo ben visto all’opera anche durante la campagna elettorale, con accuse che sono riuscite a superare l’assurdo, si è autoinsignita del titolo di Torquemada dei giorni nostri. Non viene rispettato neppure il lavoro degli inquirenti perché dopo aver presentato esposti su esposti non si dà neppure il tempo alla magistratura di fare il proprio lavoro, ma si condannano tutti, a prescindere, e chi risulta indagato di fatto viene già condannato (come se fosse stato raggiunto l’ultimo grado di giudizio) e le indagini diventano sostanzialmente superflue. Tanto nel mondo dei social e delle chat ciò che conta sono gli annunci urlati ai quattro venti su presunte “bufere giudiziarie pesantissime”, con gli striscioni esposti dentro e fuori al Comune, come se lo scandalo albergasse in piazza Italia. E tutto il resto, persino la verità, diventa superfluo.
In barba al sistema giudiziario e ad ogni regola democratica, c’è chi pensa che si risolva ogni cosa con un colpo di spugna, dicendo che tutti devono andare a casa accompagnati da una secchiata di fango. I fatti, però, ci dicono che una serie di esposti effettuati dai soliti noti oppositori di professione, presentati in pompa magna come clamorosi scandali epocali con indagati eccellenti, a cui sono seguiti indagini e processi, si sono conclusi con assoluzioni piene, e da avvocato prima ancora che da sindaco ritengo sia doveroso attendere che le indagini arrivino a conclusione.
La Magistratura ha gli anticorpi giusti per non farsi condizionare dai populismi politici e dalla frenesia di chi cerca il consenso a ogni costo ed è mosso solo da odio e rancore, non sapendo perdere. Un’indagine, che riguardi un dipendente del Comune o un amministratore, non può diventare automaticamente un atto di condanna, e la minoranza dovrebbe saperlo. Dopo essere stato bocciato dagli elettori, qualcuno ha lavorato fino ad oggi solo sulla macchina del fango, costruendo puntualmente castelli in aria, su ogni atto. Anche oggi, come succede quasi ogni giorno oramai da anni, abbiamo registrato l’ennesimo accesso agli atti (peraltro già tutti pubblici), questa volta sulla Bandiera blu, agitando chissà quali fantasmi. L’unica conseguenza di questa ricerca parossistica è il danno che si crea alle persone coinvolte, innocenti fino a prova contraria, e all’immagine della nostra città, descritta come un girone infernale.
L’agenda politica, però, non può essere dettata da chi sa solo accusare, agitando reati ovunque e parlando a colpi di scudisciate populiste. Come ho già detto nei giorni scorsi sono garantista, e lo sono per tutti e in ogni occasione, attendo la fine dei procedimenti, e mi affido, come sempre, al lavoro serio e silenzioso di chi è deputato a condurre le indagini e a giudicare. Forse, per qualche innamorato di Robespierre e dei processi sommari di piazza, questo mio atteggiamento da uomo libero e liberale può essere considerato una colpa, ma io sono fiero di comportarmi così, seguendo sempre la bussola del rispetto verso tutti. Anche per questo non posso proprio accettare frasi che suonano come condanne preventive e prive di qualsiasi fondamento nei confronti di dirigenti e dipendenti comunali, che fanno un lavoro difficile e ogni volta gettano il cuore oltre l’ostacolo per raggiungere gli obiettivi fissati”.
