“8 Interviste al Tramonto”: Franco Pomilio primo ospite tra creatività e critiche alla politica

Debutta questa sera alle 20.30, su Rete8, “8 Interviste al Tramonto”, il nuovo format ideato da Pietro Lambertini con la regia di Antonio D’Ottavio. Nel primo appuntamento, il ritratto senza filtri del manager pescarese Franco Pomilio, la sua visione internazionale, l’indipendenza e un duro affondo sulla classe dirigente attuale

Prende il via questa sera su Rete8 un nuovo e atteso appuntamento televisivo: “8 interviste al tramonto”, un format ideato e condotto dal giornalista del quotidiano il Centro, Pietro Lambertini, con la regia firmata da Antonio D’Ottavio. Il programma, in onda dalle ore 20.30, promette dialoghi intimi con grandi personalità del territorio, catturati nella suggestiva cornice del crepuscolo pescarese.

Il protagonista della puntata d’esordio è Franco Pomilio, manager pescarese, 63 anni, alla guida della Pomilio Blumm, agenzia leader per le gare d’appalto internazionali nella comunicazione istituzionale. Pomilio è considerato uno dei profili più creativi d’Abruzzo. Un personaggio che rifugge le convenzioni (non ha mai indossato una cravatta, definendolo un atto di coraggio e indipendenza) e che si autodefinisce provocatoriamente «uno squalo, un po’ di sinistra e un po’ di destra». La sua filosofia professionale è basata sulla meritocrazia pura e sulla trasparenza: «Se sono bravo ottengo, se non sono bravo non ottengo».

Interpellato sulla classe dirigente abruzzese e nazionale, Franco Pomilio non usa mezzi termini, definendola «pessima». Denuncia un livellamento verso il basso, figlio di una selezione basata sulla mera “disponibilità” e non sulla competenza.

«Oggi, per una persona valida ne abbiamo normalmente 6-7 assolutamente invalide», spiega il manager, rimpiangendo l’era di figure come Remo Gaspari, quando la professionalità incideva realmente. Secondo Pomilio, manca la capacità di pensare in grande e di comprendere l’importanza di settori chiave, come le infrastrutture sportive, fondamentali per i giovani ma attualmente trascurate.

Nonostante le critiche e le denunce contro le speculazioni, il suo sguardo sul futuro dell’Abruzzo resta ambizioso: immagina una grande “regione-città” ispirata a modelli come Vancouver, capace di unire la modernità e il fermento della costa alla poesia ancestrale dei borghi e della Costa dei Trabocchi.