212 anni dell’Arma dei Carabinieri: celebrazione a Chieti tra tradizione e futuro

Anche l’Abruzzo celebra il 212° anniversario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Questa mattina a Chieti cerimonia nella caserma Rebeggiani alla presenza delle massime autorità regionali

L’Arma dei Carabinieri celebra oggi il suo 212° Anniversario di Fondazione. In Abruzzo, la solenne cerimonia si è svolta all’interno della Caserma “Rebeggiani”, sede del Centro Nazionale Amministrativo dei Carabinieri di Chieti. A presiedere la ricorrenza è stato il Comandante della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise, il Generale Gianluca Feroce, che ha sottolineato con orgoglio l’impegno quotidiano dei militari a tutela della sicurezza e della legalità sul territorio.

Alla cerimonia erano presenti le massime autorità civili, militari e religiose abruzzesi. La scelta del 5 giugno affonda le sue radici storiche nel 1920, anno in cui la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare per l’eroico contributo offerto durante la Prima Guerra Mondiale, segnando una pietra miliare indissolubile nella storia dell’istituzione.

«Sono tanti anni di storia e ne siamo orgogliosi, a partire dalle nostre tradizioni, dai nostri valori e dalle nostre virtù – ha dichiarato il Comandante Feroce – Ma le tradizioni ci devono spingere a guardare sempre al futuro. Dobbiamo avere la capacità di evolverci e, come ci insegna il nostro Comandante Generale, la capacità di adattarci alle nuove e emergenti esigenze della collettività».

Il Generale ha poi analizzato la situazione locale e la percezione della sicurezza da parte dei cittadini: «La percezione è abbastanza buona. Le fenomenologie di reati presenti in Abruzzo, da quelli predatori a quelli legati alla criminalità organizzata, vengono fronteggiate e tenute sotto controllo dalle stazioni e dai reparti territoriali. Tuttavia, questo non ci deve far abbassare la guardia. Dobbiamo mantenere sempre alto il livello di allerta perché, pur non essendoci forme di criminalità autoctona, subiamo l’influenza e le infiltrazioni delle mafie pugliesi e campane».