Abruzzo: proposta di legge nazionale per lavoro agevolato famiglie disabili

Presentata, nella sede della Regione Abruzzo a Pescara, la proposta di legge, che poi sarà inviata alle Camere, per l’ingresso agevolato nel mondo del lavoro per i genitori di figli disabili.

“Il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione, e lo è ancor di più per quelle famiglie che hanno la responsabilità di gestire un figlio diversamente abile che determina anche oneri sociali ed economici suppletivi. Per garantire tale diritto la Regione Abruzzo si rende capofila nella presentazione di una Proposta di legge per agevolare l’accesso al lavoro dei genitori con figli portatori di diversa abilità, una proposta redatta dal Garante dei diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza, l’avvocato Marina Falivene, che ho firmato con il vicepresidente del Consiglio regionale Sabrina Bocchino, che sottoporremo al voto sensibile del Consiglio regionale, per poi inviarla all’esame delle Camere, secondo quanto stabilito dall’articolo 121 della nostra Costituzione, affinchè sia anche da stimolo per aprire un dibattito sul tema”. Lo ha annunciato il Presidente del Consiglio della Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri aprendo la conferenza stampa di presentazione della Riforma della legge 12 marzo 1999, n. 68 in materia di ‘Norme per il diritto al lavoro dei disabili’, svoltasi alla presenza del vicepresidente Bocchino, del Garante Marina Falivene, del Direttore d’Azienda Marco Di Giovanni, dello psicologo Andrea Carapellotti, del consigliere comunale Ivo Petrelli e, in collegamento dal Parlamento europeo, l’eurodeputato Antonio Rinaldi.

“L’articolo 121 della Costituzione consente ai Consigli regionali di presentare proposte di legge alle altre Regioni e alla Camera dei deputati, con una funzione di stimolo, affinchè la stessa Camera faccia proprio il progetto di legge, magari anche ottimizzando il testo là dove si ritenga necessario, anche se riteniamo che il lavoro svolto dal Garante della Regione Abruzzo sia straordinario – ha rimarcato il Presidente Sospiri -. L’obiettivo finale è quello di introdurre il tema nel dibattito politico attribuendogli la giusta priorità, e non è la prima volta che la Regione Abruzzo ricorre a tale fattispecie e ricordo le battaglie normative condotte sulla chiusura dei Tribunali o la battaglia su Ombrina, dunque è una prassi ormai consolidata. Auspico ora la sensibilità del Parlamento, che volge alla fine della propria legislatura, affinché possa trovare nella propria agenda dei lavori lo spazio per la discussione. Il principio che vogliamo salvaguardare è sicuramente il valore della famiglia e del ruolo della donna-madre che lavora fuori casa, quasi una moderna superdonna o una eroina in una società che non ti mette nelle condizioni di sfruttare il tuo tempo e conciliare le molteplici necessità. Se poi aggiungi che magari dentro casa c’è il compito di sostenere anche un figlio diversamente abile credo che il tema debba trovare il tempo per essere sostenuto. Faremo il possibile per approvare la legge in Consiglio regionale il più velocemente possibile e per sostenerne l’iter nel Parlamento della Repubblica, puntando anche sul sostegno della Lega che conta tra le proprie fila il Ministro alle Disabilità, l’onorevole Stefani che nei giorni scorsi è stato in Abruzzo”. “L’iniziativa legislativa – ha spiegato la Garante Falivene – prende spunto da quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione che ribadisce i principi di uguaglianza e il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli sociali che ‘limitando la libertà impediscono lo sviluppo della persona umana’. Spesso purtroppo i genitori che hanno figli diversamente abili vivono la situazione da soli, in silenzio, con dignità, secondo i dati nazionali in Italia ci sono più di 350mila minori che vivono con una disabilità e noi abbiamo il dovere di consentire un ingresso agevolato nel mercato del lavoro ai genitori di tali minori per tutelare la loro stessa dignità di persone. Parliamo di un problema sociale ed economico enorme, al quale spesso si associano risvolti psicologici perché spesso i genitori sono affiancati alla patologia del figlio disabile e quindi sono portati all’isolamento. La nostra proposta di legge volge lo sguardo a tale debolezza e ripristina il principio di uguaglianza in ambito sociale. In particolare miriamo a un intervento legislativo sul mercato del lavoro e nella normativa in vigore che possa aiutare le madri di figli disabili ad accedere a professioni e settori con migliori retribuzioni e con condizioni vantaggiose che permettano di conciliare la vita lavorativa con la vita familiare. E’ proprio a tutela del diritto all’occupazione e alle pari opportunità che nasce l’esigenza di una modifica della legge sul diritto al lavoro dei disabili, la quale permetterebbe ai genitori, e in particolare alle madri di figli che versano in una condizione di handicap fisico e psicologico di avere riservati dei posti di lavoro stabiliti, il cosiddetto collocamento mirato da cui deriva l’istituto delle assunzioni obbligatorio, a seconda del numero di dipendenti presenti nelle singole aziende, permettendo la valutazione adeguata non solo delle capacità lavorative del disabile, ma anche delle loro madri. In Abruzzo ci sono ben 7.103 minori diversamente abili, ossia 7.103 famiglie che vivono nella solitudine e vivono le difficoltà nel processo di ingresso nell’ambito lavorativo”. “Che ci sia un divario occupazionale tra uomini e donne è un dato di fatto – ha aggiunto il vicepresidente Bocchino, cofirmataria della proposta di legge -, la situazione si aggrava se si ha un figlio disabile ed è qui che deve inserirsi l’intervento normativo”. “Le aziende – ha detto direttore Di Giovanni – hanno bisogno di strumenti, di essere sostenute nel fronteggiare il trauma della disabilità che si abbatte su una famiglia, perché la disabilità non colpisce solo il singolo, ma tutto il nucleo, la prima reazione è il rifiuto, dunque la persona è abbattuta e non reagisce e continua a sperare che tutto torni alla normalità; poi c’è la rabbia; poi arrivano le due reazioni positive, ovvero l’accettazione del trauma e la partecipazione ed entrambe vedono protagoniste le donne, le madri, che decidono di partecipare socialmente e di lottare affinché la disabilità non venga vissuta come tale. Ritengo che la legge odierna debba essere solo l’inizio del percorso”. A illustrare i risvolti psicologici del trauma della disabilità in una famiglia è stato lo psicologo Carapellotti, quindi l’intervento dell’europarlamentare l’onorevole Rinaldi, padre di un ragazzo di 28 anni affetto da tetraparesi spastica: “Quello che ancora non si comprende è che il problema principale è la famiglia, il contesto in cui le persone vivono e il supporto più grande va dato alle famiglie sulle cui spalle ricade l’onere maggiore di sostegno e formazione dei figli, soprattutto le madri”.

 

Fabio Lussoso: