Il Pd al Comune di Pescara interviene in merito al tentativo dell’amministrazione comunale di trasformare l’arenile di Pescara in Zona F
“Si vuole trasformare il regime Urbanistico dell’intero arenile di Pescara a colpi di procedura d’urgenza: l’Amministrazione Masci smascherata in aula, corre ai ripari con tre emendamenti che peggiorano l’atto”.
Il Consiglio Comunale di Pescara si è riunito oggi in seduta straordinaria per votare una variante al Piano Regolatore Generale della città: undici modifiche urbanistiche impacchettate in un unico atto e presentate all’approvazione con la procedura semplificata prevista dall’art. 33 della Legge Regionale 18/83, una procedura di carattere eccezionale e derogatorio, pensata per piccole correzioni tecniche, non per scelte pianificatorie che incidono sull’assetto del territorio per decenni. Una di quelle undici modifiche riguarda l’arenile, la spiaggia pubblica di Pescara, bene del demanio marittimo dello Stato, patrimonio di tutti i cittadini. L’Amministrazione Masci ha deciso di classificarla urbanisticamente come zona F, la categoria del DM 1444/68 destinata ad attrezzature e impianti di interesse generale. Per farlo ha scelto non la variante ordinaria, quella che prevede pubblicazione, deposito degli atti, possibilità per i cittadini di presentare osservazioni, ma appunto la procedura d’urgenza. Silenziosamente, senza che nessuno potesse dire la sua.
La pregiudiziale: i vizi documentati Il Consigliere Marco Presutti del Partito Democratico ha depositato ieri una questione pregiudiziale formale, chiedendo al Consiglio di non procedere alla votazione e documentando i vizi giuridici dell’atto. Il nucleo della contestazione è semplice ma devastante: la scheda istruttoria allegata alla delibera affermava che il Piano Demaniale Marittimo Regionale — il piano regionale che disciplina le spiagge abruzzesi — classificasse già l’arenile di Pescara come zona F, e che quindi il Comune fosse obbligato ad adeguare il PRG di conseguenza. Un obbligo cogente, calato dall’alto, che giustificava la procedura d’urgenza. Quella affermazione appare infondata. Nessun articolo della normativa del Piano Demaniale Marittimo Regionale contiene quella classificazione. L’Amministrazione a sostegno della propria tesi ha potuto indicare soltanto una tavola cartografica di analisi, non una norma, come fonte del presupposto invocato. Una tavola che peraltro era stata costruita dalla Regione rielaborando i dati forniti dallo stesso Comune di Pescara. Il Comune aveva trasmesso alla Regione le proprie previsioni urbanistiche, la Regione le aveva cartografate, e ora il Comune invocava quella cartografia come obbligo esterno che lo costringeva a modificare il PRG. Un cortocircuito logico. La pregiudiziale è stata respinta dalla maggioranza. Ma quello che è accaduto dopo ha dato ragione a tutto ciò che il Consigliere Presutti aveva documentato.
I tre emendamenti: la confessione Durante la seduta odierna, mentre era in corso la discussione generale, la maggioranza ha depositato tre emendamenti correttivi alla delibera. Tre interventi su un atto che per settimane era stato presentato come tecnicamente solido, istruttoriamente ineccepibile, organico e inscindibile. Un atto che non aveva bisogno di alcuna correzione. Il primo emendamento propone di ripristinare una clausola che la delibera originaria aveva deliberatamente eliminato. Nella versione originale dell’atto, il testo dell’articolo 60 delle Norme Tecniche di Attuazione era stato scritto in modo da rendere il Piano Demaniale Comunale — il cosiddetto piano spiaggia — supremo e assoluto sull’arenile, senza che le norme del PRG potessero mai prevalere su di esso in nessun caso.
Una sottrazione definitiva dell’arenile dalla pianificazione urbanistica comunale. Il primo emendamento reintroduce la clausola di salvaguardia che quella versione aveva eliminato. Traduzione: l’Amministrazione aveva portato in Consiglio un testo giuridicamente insostenibile e, smascherata, ha fatto marcia indietro. Il secondo emendamento propone di aggiungere un nuovo fondamento normativo all’atto — la lettera h) dell’art. 33 — affiancandola a quella originariamente invocata, la lettera e). Con questa mossa l’Amministrazione ha ammesso implicitamente che il fondamento originario non reggeva. Ma lo ha fatto in modo peggiore: le due lettere invocate descrivono operazioni giuridicamente incompatibili. La lettera e) dice che il Comune non ha scelta — è obbligato ad adeguarsi a una previsione cogente della Regione. La lettera h) dice che il Comune esercita una scelta discrezionale propria. Non possono essere entrambe vere per la stessa modifica. Un atto fondato su presupposti che si escludono a vicenda è affetto da un vizio giuridico autonomo — eccesso di potere per contraddittorietà della motivazione — che non esisteva prima di questo emendamento. L’Amministrazione ha rattoppato un buco aprendo una falla. Il terzo emendamento propone di eliminare dal dispositivo della delibera la dichiarazione che l’atto non comporta riflessi economici o patrimoniali per il Comune, lasciando però intatte le premesse e la relazione tecnica che quella dichiarazione contenevano e sostenevano. Il risultato è un atto in cui il dispositivo smentisce la propria motivazione. E la domanda che rimane senza risposta è precisa: quali tra le undici modifiche comporta riflessi sul patrimonio o sulle finanze del Comune? Perché quella dichiarazione era stata inserita nell’atto e perché ora va eliminata? L’Amministrazione Masci ha presentato in Consiglio un atto dichiarando che non aveva conseguenze economiche per il Comune e ora, evidentemente resasi conto che alcune delle modifiche contenute nell’atto potrebbero generare obblighi o riflessi patrimoniali per l’Ente, corre a togliere quella dichiarazione. I cittadini e i consiglieri avevano il diritto di saperlo prima, non di scoprirlo a seduta in corso.
Non solo l’arenile: la scuola di Borgo Marino Nord Il problema non riguarda solo la modifica sull’arenile. La modifica n. 11 propone di distaccare una porzione dell’area del parco Villa de Riseis — oggi classificata come attrezzatura pubblica di interesse urbano — per accorparla al verde pubblico del parco limitrofo. Un’operazione che in apparenza sembra favorevole: più verde, meno cemento. Ma quell’area — l’unica particella catastale n. 435 del foglio di mappa 23, per complessivi 10.792 mq — fu acquisita dal Comune mediante esproprio negli anni Ottanta specificamente per l’ampliamento della scuola elementare di Borgo Marino Nord. Il DM 18/12/1975 stabilisce standard minimi inderogabili di pertinenza per l’edilizia scolastica in rapporto al numero di sezioni e studenti. La scuola di Borgo Marino Nord ha oggi 15 classi elementari e 4 sezioni di materna: applicando quei parametri ministeriali, il fabbisogno minimo è di 10.565 mq. L’intera particella misura 10.792 mq. Il margine residuo è di 227 mq. Distaccare qualsiasi porzione di quell’area per accorparla al parco potrebbe violare standard ministeriali inderogabili sull’edilizia scolastica.
Le domande a cui l’Amministrazione non ha risposto In sede di discussione generale il Consigliere Presutti ha posto domande precise all’Amministrazione. Se la classificazione dell’arenile come zona F produca effetti sul computo degli standard urbanistici della città, quegli standard che determinano quante costruzioni sono ammissibili sulla riviera. Se questa operazione sia funzionalmente collegata alla preparazione della nuova delibera sul Decreto Sviluppo, quella che consente incrementi volumetrici e premialità edificatorie sulla riviera retrostante, dopo che il TAR di Pescara nel 2024 e il Consiglio di Stato nel 2025 hanno già bocciato i precedenti tentativi dell’Amministrazione Masci in quella direzione, cassando in particolare l’eliminazione della fascia litoranea dalle aree di esclusione. Se siano state acquisite le necessarie intese con le autorità statali competenti sul demanio marittimo, come richiesto dalla legge per qualsiasi intervento urbanistico su beni demaniali.
L’Amministrazione non ha risposto. A nessuna di queste domande. Un atto più debole di come è entrato «Quando ho depositato la pregiudiziale» — dichiara il Consigliere Marco Presutti — «mi aspettavo che la maggioranza la respingesse. Ma non mi aspettavo che la confermasse con tre emendamenti. Ogni emendamento presentato stamane è la prova documentale che i vizi che avevo sollevato erano fondati. L’atto che questa maggioranza si appresta a votare è giuridicamente più vulnerabile di quello che è entrato in aula stamane. I vizi che ho documentato restano agli atti e saranno a disposizione di chiunque voglia impugnare questa delibera davanti al TAR o attraverso il ricorso al Presidente della Giunta Regionale previsto dall’art. 33 comma 4 della L.R. 18/83. L’arenile di Pescara merita trasparenza, partecipazione pubblica e una pianificazione seria — non una variante d’urgenza rattoppata in corsa sui banchi del Consiglio.» Conclude la nota del Consigliere comunale del Pd Marco Presutti.