Campo Imperatore: esposto contro l’invasione di mandrie non autorizzate

Invasione di mandrie nei pascoli di Campo Imperatore: scatta l’esposto. Una denuncia in piena regola quella che arriva dall’amministrazione separata degli usi civici di Paganica e San Gregorio, l’Asbuc, per bocca del suo presidente Fernando Galletti

La denuncia è precisa e circostanziata. L’Asbuc ha fatto sapere che a Campo Imperatore, in località Le Fontari, su pascoli di proprietà del Centro turistico del Gran Sasso messo a disposizione per gli allevatori locali, due motrici con rimorchio hanno scaricato circa 80 bovini. Galletti ha chiesto alle autorità competenti di far luce su questo episodio e identificare queste persone e le loro autorizzazioni. Il presidente Asbuc fa riferimento ad episodi analoghi,  verificatisi negli ultimi anni, con aziende del sud che, per l’amministrazione separata, hanno invaso con le loro mandrie i pascoli a ridosso degli impianti sciistici per garantirsi, prosegue l’Asbuc, i finanziamenti statali ed europei dell’Agea senza averne titolo sulla base di un contratto poi risultato irregolare, come stabilito da una sentenza del tribunale dell’Aquila nel 2021 dopo un esposto del centro turistico. Il Centro turistico, infatti, è proprietario di circa mille ettari di pascoli montani che assegna da maggio a settembre ad allevatori locali.

Galletti ha segnalato il fatto ai carabinieri del Parco e alla stazione di Assergi. Il sospetto è che si tratti degli stessi animali e degli stessi mezzi che già in passato hanno frequentato i pascoli locali senza averne il titolo. Per l’Asbuc va contrastata l’invasione di aziende sconosciute che prendono ingenti finanziamenti e che sono interessate solo ad abbandonare spesso animali malati, senza produrre nulla, nessuna economia come avviene invece con gli allevatori a cui l’Asbuc ogni anno assegna i lotti in regola con la legge.

Del resto sulla faccenda della “mafia dei pascoli” si è detto molto negli ultimi anni con svariate denunce degli allevatori. Anche dopo il caso di Ofena che si ricorderà con il giovane ferito alla testa e poi trovato impiccato vicino alla sua abitazione ad un mese circa di distanza, vennero messe delle ombre in questo senso.

LA REPLICA DELLA SOCIETA’ AGRICOLA CARIGLIA

Mandrie di provenienza ignota sui pascoli di Campo Imperatore: “Le autorità controllino le autorizzazioni”. La società agricola Cariglia risponde all’Asbuc di Paganica: “Nessuna mandria ignota, abbiamo tutti i permessi necessari per lo scarico alle Fontari, così da permettere agli animali di abbeverarsi”.

La società agricola Cariglia fa chiarezza in merito alla denuncia lanciata, a mezzo stampa, dall’Asbuc di Paganica e San Gregorio.
“In località Le Fontari, a Campo Imperatore – si legge in una nota – sui pascoli di proprietà del Centro Turistico del Gran Sasso, messi a disposizione degli allevatori locali, due motrici con rimorchio di colore grigio hanno scaricato 80 bovini. Chiediamo con urgenza alle autorità competenti di verificare l’identità di questi soggetti, le autorizzazioni in loro possesso e la legittimità all’utilizzo dei nostri pascoli”.
Non si fa attendere la risposta da parte della società Cariglia, titolare di pascoli nel territorio di Assergi.
“La società Cariglia è in possesso della documentazione necessaria per il pascolo degli animali. Abbiamo fatto richiesta e ottenuto i moduli specifici relativi alle autorizzazioni sanitarie, di provenienza e destinazione del bestiame, cioè i pascoli dell’Asbuc di Assergi.
Inoltre, abbiamo l’autorizzazione a scaricare i bovini in località Le Fontari: autorizzazione concessa dall’Asbuc di Assergi, a mezzo Pec”.

La nota stampa della società agricola Cariglia continua, spiegando:

“I nostri pascoli si trovano a circa 300 metri dal punto in cui il bestiame è stato scaricato e abbiamo ottenuto un permesso di transito allo scarico degli animali nella zona, dal momento che l’unica fonte del territorio – in cui il nostro bestiame può bere – si trova proprio in località Le Fontari. Dispiace leggere di affrettati allarmi e richieste di verifiche urgenti, senza prima aver provato a capire la provenienza degli animali”.

Barbara Orsini: