In Venezuela si scava ancora sotto le macerie, nella speranza che il terremoto abbia lasciato scampo. Timori per i dispersi di origine abruzzese
Ci sono anche alcune decine di venezuelani di origine abruzzese tra i tantissimi dispersi dalla notte delle scosse di 7.2 e 7.5 di magnitudo, il terremoto più violento degli ultimi anni.
Le scosse sono state avvertite tre giorni fa a più di 160 chilometri dall’epicentro, fino al confine con la Colombia. L’area interessata è quella tra Caracas e La Guaira, molti edifici sono crollati lasciando sotto le macerie decine di persone.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto che finora sono tre gli italo-venezuelani morti e cinque i feriti, ma mancano all’appello oltre una trentina di connazionali.
Il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela è stato raccontata anche dalla Voce d’Italia, storico quotidiano in lingua italiana fondato nel 1949 a Caracas dall’aquilano Gaetano Bafile, ex partigiano e giornalista, e oggi diretto da Mauro Bafile.
Il giornale ha pubblicato il racconto di Franco De Antonis, medico abruzzese residente da molti anni a Maracay. De Antonis è il fondatore dell’associazione Abruzzo Solidale, che sostiene gli abruzzesi in difficoltà economica garantendo loro l’accesso a farmaci introvabili o troppo costosi.
«È stato uno spavento al limite dell’infarto – racconta De Antonis -. Chi ha la mia età conserva ancora il ricordo del terremoto del 1966 e, per un attimo, ho rivissuto quelle stesse sensazioni. Ero appena rientrato dalla Casa d’Italia, dove avevamo concluso una riunione organizzativa, quando tutto ha iniziato a tremare. Con mia moglie Anna Maria ci siamo rifugiati sotto l’architrave di una porta, mentre il palazzo oscillava in maniera impressionante. Sentivamo la struttura scricchiolare e vedevamo comparire crepe nei muri. Sembrava non finisse mai».
Negli anni ’50 furono tanti gli abruzzesi che partirono in cerca di fortuna per Caracas o altre località venezuelane, il paese ospita tuttora una delle più importanti comunità abruzzesi nel mondo: oltre 30 mila, tra abruzzesi e discendenti.
Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha inviato un messaggio di solidarietà:
«L’Aquila e l’Abruzzo condividono con il Venezuela un legame profondo, costruito nel corso dei decenni grazie all’emigrazione di migliaia di nostri corregionali che hanno trovato in quel Paese una seconda patria. Oggi sono numerose le famiglie italo-venezuelane che vivono nella nostra regione e, in particolare, nella provincia dell’Aquila, contribuendo con il proprio lavoro e la propria storia alla crescita delle nostre comunità. La stima degli abruzzesi-venezuelani è di migliaia di persone, tra cittadini con passaporto esclusivamente venezuelano e italiani nati in Venezuela poi rientrati a causa della crisi economica e politica del paese caraibico».
Intanto la macchina della solidarietà è partita: da Sulmona sono partiti alcuni reni artificiali messi a disposizione dall’Unità di dialisi dell’ospedale Santissima Annunziata.
(Foto tratte da La Voce d’Italia)
