Teramo: il sindaco boccia la riforma del sistema idrico regionale

Il Comune di Teramo si mobilita contro la riforma regionale del sistema idrico, definita “iniqua e penalizzante”

A Teramo si è aperto un fronte comune istituzionale per fermare la riforma regionale del sistema idrico integrato in vista del voto in consiglio del 26 maggio. Il sindaco Gianguido D’Alberto e il consigliere di maggioranza Luca Malavolta (Insieme Possiamo) denunciano il rischio di una stangata per il territorio teramano, storicamente il più
virtuoso d’Abruzzo per gestione e reti.

Secondo i contrari, l’accorpamento forzato in un massimo di due macro-gestori regionali comporterebbe una tariffazione definita “iniqua”. Secondo gli esponenti del centrosinistra, per l’utenza teramana si preannuncia un aumento delle bollette tra il 10% e il 20%, quantificabile in un esborso extra da 5 a 10 milioni di euro all’anno per la provincia (fino a 2 milioni per il solo Comune capoluogo).

Sotto accusa anche il forte deprezzamento reale delle quote comunali in Ruzzo Reti (pari a 14 milioni di euro) e “il paradosso” di dover finanziare, tramite una tariffa unica, la manutenzione di infrastrutture decisamente più obsolete situate in altre province.
D’Alberto contesta anche lo scivolamento dei pesi decisionali verso l’asse Pescara-L’Aquila e annuncia la mobilitazione.

Per scongiurare il danno economico, Teramo rilancia una controproposta in quattro punti: mantenimento temporaneo degli operatori provinciali per tutelare i bilanci locali; trasparenza immediata sulla relazione tecnica Ersi; un percorso di convergenza decennale per allineare la qualità delle reti abruzzesi; infine, la valutazione di un gestore unico solo dopo che i territori meno efficienti avranno raggiunto gli standard teramani.

A difendere la riforma è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia e presidente della V
Commissione regionale, Paolo Gatti, che replica al sindaco di Teramo.

«Sulla riforma del ciclo idrico lavoriamo da mesi per fare scelte cruciali per l’Abruzzo: la
questione va sottratta alla strumentalizzazione politica e all’invenzione del fantasma dei privati. Fa sorridere – aggiunge – che a paventare privatizzazioni sia proprio chi ha privatizzato gli asili nido teramani. Inoltre, l’ipotesi del gestore unico è sostenuta anche
dal consigliere Luciano D’Amico, che il sindaco ha appoggiato alle regionali: non credo volesse penalizzare Teramo».

Gatti ribadisce la sua linea in vista del voto in aula il 26 maggio:

«Ho presentato e riproporrò emendamenti perché sono convinto che avere due gestori sia meglio che averne uno solo. Un’ipotesi di consorzio Teramo-L’Aquila ci darebbe tutto il tempo di programmare con cura, dato che l’affidamento di Gran Sasso Acque scade nel 2031. È ovvio che l’analisi tecnica spetti all’Ersi: chi altro dovrebbe farla?».

Il consigliere FdI difende anche la storia recente dell’acquedotto teramano:

«Sostengo da oltre dieci anni le governance del Ruzzo, che hanno salvato l’azienda portandola a essere la migliore d’Abruzzo. Non accetto lezioni da chi le ha sempre osteggiate e oggi compie capriole politiche senza fare un mea culpa. In aula tuteleremo il
percorso virtuoso del Ruzzo, i sindaci e la comunità teramana».