Temperature sempre più elevate nei capannoni industriali, settimane lavorative che superano stabilmente l’orario contrattuale e un crescente ricorso agli straordinari
È questa la situazione denunciata dalle organizzazioni sindacali del comparto automotive della provincia di Teramo, che chiedono un intervento urgente delle istituzioni per verificare il rispetto delle norme a tutela dei lavoratori. A sollevare il caso sono Fim Cisl, Felsa Cisl, Fiom Cgil e Nidil Cgil, attraverso i rispettivi rappresentanti Marco Boccanera, Agnese Ristani e Natascia Innamorati. Al centro della denuncia ci sono le condizioni di lavoro negli stabilimenti industriali durante i mesi estivi, con il caldo che, secondo i sindacati, sta aggravando una situazione già critica.
Le sigle sindacali accolgono con favore la recente ordinanza regionale che limita l’esposizione dei lavoratori impiegati all’aperto nei settori agricolo, florovivaistico ed edile durante le ore più calde della giornata. Tuttavia, pongono una questione altrettanto rilevante: la tutela di chi trascorre l’intera giornata all’interno di capannoni e linee produttive dove le temperature raggiungono livelli difficilmente sopportabili. Secondo Cgil e Cisl, nel settore automotive teramano si stanno registrando condizioni sempre più pesanti, caratterizzate da turni prolungati e da un’organizzazione del lavoro che, in alcuni casi, porta i dipendenti a lavorare ben oltre le 40 ore settimanali previste dai contratti. In diverse aziende, sostengono i sindacati, si arriva abitualmente a 48 ore di lavoro, mentre in alcune realtà si sfiorano le 56 ore settimanali, con il ricorso al lavoro domenicale che, pur essendo formalmente facoltativo, risulterebbe fortemente incentivato.
Una situazione che, secondo le organizzazioni dei lavoratori, aumenta il rischio di infortuni e problemi di salute, soprattutto in presenza di temperature elevate e carichi di lavoro particolarmente gravosi.
Particolare preoccupazione viene espressa per i lavoratori somministrati e per quelli assunti in staff leasing, considerati la componente più esposta e vulnerabile del sistema produttivo. Chi ha un contratto a termine, denunciano i sindacati, spesso vive con il timore che il rifiuto di effettuare straordinari nel fine settimana possa compromettere il rinnovo del rapporto di lavoro. In alcuni casi, inoltre, i lavoratori in staff leasing sarebbero esclusi dai piani ferie aziendali e non riuscirebbero a beneficiare di periodi di riposo adeguati da anni.
Le sigle sindacali evidenziano inoltre quella che definiscono una contraddizione evidente: mentre durante il confronto per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici una delle richieste principali riguardava la riduzione dell’orario di lavoro, nelle fabbriche si registra oggi un incremento delle ore lavorate. Il tutto, sottolineano, a fronte di retribuzioni che in molti casi si attestano intorno ai 1.500 euro lordi mensili e di una contrattazione aziendale integrativa ancora poco diffusa.
Per queste ragioni Cgil e Cisl chiedono alla Prefettura e all’Ispettorato territoriale del lavoro di avviare controlli e ispezioni nelle aziende metalmeccaniche e automotive della provincia, verificando il rispetto delle normative sugli orari, sui riposi e sulle condizioni ambientali nei luoghi di lavoro. Le organizzazioni sindacali non escludono inoltre iniziative di mobilitazione qualora la situazione non dovesse registrare miglioramenti.