Spoltore: la storia dello psichiatra giustiziere Arturo Geoffroy

Sono passati 23 anni da quando lo “psichiatra giustiziere” Arturo Geoffroy, abruzzese, uccise un colleg con la balestra. Se ne parla a Spoltore

È stato lo stesso Arturo Geoffroy a raccontare il clic che ha cambiato la sua vita. Tutto è cominciato l’8 agosto 2003, a Milano, e tutto è finito nel libro, “Se Segui l’Ombra” (Edizioni Tabula Fati). Se ne parlerà a Spoltore domani, venerdì 15 maggio, nella Biblioteca Comunale, alle ore 18.
L’incontro è inserito nella rassegna di saggistica letteraria, un’iniziativa culturale promossa dal Comune di Spoltore in collaborazione con l’Accademia degli Insepolti. Ad introdurre la presentazione saranno Romina Di Zio, presidente dell’Accademia degli Insepolti, con Luigi Massari Colavecchi.

«Questo appuntamento – spiega l’assessore Nada Di Giandomenico – è una nuova occasione di confronto culturale dedicata alla narrativa contemporanea e al dialogo tra autori e lettori. La manifestazione si inserisce nel calendario degli eventi letterari che negli ultimi anni hanno contribuito ad arricchire la proposta culturale del territorio, per valorizzare la biblioteca come luogo di incontro, riflessione e partecipazione».

Il romanzo “Se segui l’ombra” si presenta come un’opera d’impronta kafkiana: uno psichiatra, pieno di aspettative per il proprio futuro, in seguito a un sequestro di persona durante lo svolgimento della propria attività professionale, incorre in un angoscioso trauma psichico che lo allontana dal lavoro e lo trasforma in avvocato di sé stesso. La vicenda assume l’andamento di un legal thriller fino a quando, frustrati gli ostinati tentativi di ottenere giustizia, la vittima, in preda alla disperazione e a un forte senso di impotenza, si trasforma in giustiziere, e avvia così un doloroso percorso di vita.

Il libro venne presentato ufficialmente nel 2019 a Chieti. Lo “psichiatra giustiziere”, come qualcuno lo appellò all’epoca dei fatti, così scrive nel suo libro autobiografico:
“Feci manovra, gli fui dietro, lo tamponai, cadde e si rialzò, uscii dalla macchina con il pugnale sguainato e lo colpii all’addome con due fendenti. Tentò di difendersi, quasi ingaggiamo un corpo a corpo, urlò: “Sono un medico!”. Non mi aveva riconosciuto e probabilmente non si aspettava quell’aggressione. Si divincolò, tentò di sfuggirmi, ma poi, disorientato, tornò verso di me. Io sembravo ipnotizzato: con movimenti meccanici imbracciai la balestra, gliela rivolsi contro e senza mirare scoccai il dardo, che gli trapassò il torace giusto all’altezza del cuore. Lo sventurato barcollò e stramazzò a terra esanime. Avevo agito accecato da una disperazione, rabbia e insieme paura sconfinate”. 
 
Lo psichiatra pescarese uccise con un dardo di balestra e tre pugnalate il suo collega 42enne Lorenzo Bignamini. A seguito della vicenda giudiziaria, Arturo Geoffroy venne dichiarato incapace di intendere e di volere e trascorse alcuni anni nell’ospedale giudiziario di Aversa. È proprio in quelle stanze che scrisse il manoscritto del libro “Se Segui l’Ombra”.
Più che un raptus, una storia micidiale di esasperazione protratta. Nel ’92 e nel ’97 Geoffroy viene preso di mira da alcuni suoi pazienti, all’interno dell’Asl di Milano in cui lavora come psichiatra.
È stressato, si sente vittima dell’ingiustizia, per questo presenta pacchi di denunce contro psichiatri, magistrati, poliziotti e carabinieri. Tutte inascoltate. La rabbia monta fino a diventare disagio e soprattutto pericolo. Radiato dall’ordine dei medici, nel 2001 viene internato con un tso (trattamento sanitario obbligatorio) al San Paolo, dove lavora Lorenzo Bignamini. Geoffroy diventa suo paziente, poi denuncia anche lui per sequestro di persona. Sempre più convinto di essere vittima di un complotto senza via d’uscita, compila una lista di congiurati: in testa c’è proprio Bignamini. Dalla psicosi all’omicidio il passo si fa sempre più corto, fino a diventare inesistente.
L’8 agosto 2003 in piazza Angilberto, a Milano, Arturo Geoffroy uccide Bignamini colpendolo prima con un coltello, poi con una balestra.
Nel 2004, durante il processo per l’omicidio -, dopo l’unanime conclusione dei consulenti di parte e del perito d’ufficio – Geoffroy, all’epoca recluso nel carcere genovese di Marassi (era stato arrestato a Camogli), viene dichiarato incapace d’intendere e di volere e trasferito ad Aversa, nell’ospedale psichiatrico giudiziario, dove trascorre circa 8 anni.
Il 16 novembre 2012 si sposta nella comunità protetta del Gruppo Atena, a Monte Cerignone, provincia di Pesaro e Urbino. Nelle ultime perizie psichiatriche si parla di “completo esaurimento delle condizioni di pericolosità sociale”.
Una storia vera, quella di Geoffroy, ma nelle mani giuste potrebbe anche diventare un interessante soggetto cinematografico.
ARTURO GEOFFROY nasce a Pescara, si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università «Gabriele D’Annunzio» di Chieti e successivamente si specializza in Psichiatria, presso la II Università di Roma «Tor Vergata». In qualità di consulente psichiatra, ha prestato servizio presso il Nucleo operativo per le Tossicodipendenze e il Centro psico-sociale di una Asl milanese, e poi come assistente medico presso il servizio psichiatrico Diagnosi e Cura dell’ospedale San Paolo; quindi, presso l’ospedale Santa Corona di Garbagnate Milanese. Ha avuto la qualifica di dirigente medico psichiatra presso una Asl milanese e poi presso l’ospedale Fatebenefratelli e oftalmico di Milano. Ha pubblicato il romanzo autobiografico Se segui l’ombra (2019); quindi il volumetto 600 aforismi (2021), in collaborazione con Alex Missikoff; successivamente, il breve racconto Mia madre ed io (2022).
Marina Moretti: