Salvano un orso da un laccio al collo e lo rilasciano, ora si chiama ‘Libero’

Intervento del Parco Nazionale, il plantigrado ferito da tentativo di bracconaggio

“Libero”. Questo il nome che è stato dato dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise a un orso salvato da un laccio d’acciaio al collo che lo stava lentamente uccidendo. Dopo settimane di osservazione, infatti, gli operatori sono riusciti a sfilare il laccio restituendo la libertà al plantigrado, un esemplare maschio di orso bruno marsicano di età stimata tra i 10 e i 12 anni per un peso di 193 kg.
“Non sappiamo dove Libero si sia imbattuto nel laccio, ma sapere che esistono ancora persone che usano questi strumenti deve far riflettere e tremare – scrive il Parco in una nota -. Così come che siano pronte a disseminare veleno per fare una strage. In un momento già così duro, dover tornare ancora una volta a parlare di bracconaggio è penoso e profondamente drammatico”. Già nel 2017, nel territorio del Comune di Campoli Appennino, gli operatori del Parco condussero un’operazione simile per rimuovere un laccio d’acciaio dal collo di una femmina di orso, F20, Monachella, salvandola. Nel caso di Libero, è stata “una corsa contro il tempo conclusasi nel migliore dei modi”: l’orso è entrato spontaneamente nella ‘tube trap’ rendendo possibile la cattura e la rimozione del laccio. “Libero oggi è vivo. E’ una bellissima notizia. Ma questa salvezza non cancella l’orrore del gesto da cui tutto è cominciato. E proprio per questo non ci fermeremo” per contrastare “la mano vile di chi continua a colpire la fauna selvatica con lacci e veleni”, conclude il Parco che ringrazia la Croce Verde di Civitella Roveto e un cittadino locale per il supporto all’operazione, a testimonianza che “la coesistenza è pratica quotidiana fatta di piccoli gesti di rispetto di tutti
gli esseri viventi”.

Fabio Lussoso: