Pescara: operazione Red Gold, le repliche degli interessati

Sulla recente operazione Red Gold, i cui dettagli sono stati forniti alle testate giornalistiche dalla Guardia di finanza di Pescara, riceviamo e pubblichiamo integralmente le seguenti repliche

Precisiamo che questa testata, pur pubblicando quanto contenuto nel comunicato stampa della Finanza, non ha ritenuto di aggiungere i nomi delle persone coinvolte, in quanto non citate nello stesso comunicato.

«In relazione a quanto divulgato dalla Guardia di Finanza – scrive Massimo Pacilli – è opportuno precisare che tale operazione che ha visto coinvolto il sottoscritto e alcuni membri della mia famiglia con perquisizioni presso le abitazioni private è assolutamente fondata su presupposti privi di ogni supporto probatorio. In primo luogo è da ribadire, la circostanza ormai già rappresentata e comprovata più volte in ogni sede giudiziaria, ove sono intervenute sentenze di assoluzione per non aver commesso il fatto, che non svolgo nessuna attività imprenditoriale nel settore della commercializzazione di prodotti petroliferi, risiedendo ormai dal 2013 all’estero dove svolgo regolari e continuative attività lavorative per le quali effettuo dichiarazioni fiscali e verso regolarmente le imposte e se in Italia risulto un “fantasma” per il fisco è semplicemente perché non svolgo nessuna attività che produce reddito e, pertanto, non sono tenuto ad eseguire nessuna dichiarazione fiscale.

Le attività svolte presso la nazione di mia residenza mi consentono di avere un reddito tale da permettermi un tenore di vita che giustifica i beni oggetto di sequestro, e proprio questa circostanza è già stata ampliamente dimostrata documentalmente in altre vicende giudiziarie (soprattutto dinanzi allo stesso Tribunale e Procura della Repubblica che oggi mi accusa) e fiscali che mi hanno visto sempre assolto. La perquisizione effettuata presso l’abitazione dove domicilio nei periodi in cui mi reco in Italia per fare visita alle mie figlie, effettuata con strumenti di altissima rilevanza scientifica — sono state utilizzate mini videocamere, scanner e cash dog — con oltre dieci uomini della Guardia di Finanza, svoltasi con mia estrema collaborazione, non ha prodotto il rinvenimento delle ingenti somme a cui si fa riferimento ed è stata sequestrata al sottoscritto la sola somma di € 2.650,00, somma legittimamente detenuta e che può essere trasferita senza alcuna prescrizione fiscale dall’estero all’Italia.

Tutte le autovetture e i gioielli sequestrati al sottoscritto e alle mie figlie, anch’esse residenti all’estero, sono beni che sono stati acquistati lecitamente con i proventi delle mie attività svolte all’estero e in epoca antecedente al periodo contestato (2024/26), pertanto, in nessun modo possono essere considerati frutto di asseriti proventi di attività illecite svolte nel periodo contestato. Nelle opportune sedi giudiziarie sarà data prova, prima ancora dell’inesistenza delle accuse avanzate dagli inquirenti, della illegittima emissione del decreto di sequestro per il quale si preannuncia il ricorso al Tribunale del Riesame».

La seconda replica è firmata da Rodolfo Santilli:

«In relazione all’operazione della Guardia di Finanza di Pescara denominata Red Gold, intendo precisare che l’azienda – da me amministrata – eroga pubbliche forniture da oltre quindici anni ed ha i requisiti per partecipare a gare di rilevanza nazionale quali quelle indette dalla CONSIP. È destituito di qualsivoglia fondamento l’asserita circostanza che la società sia “riuscita ad aggiudicarsi gare sul territorio nazionale grazie alla capacità di offrire prezzi particolarmente competitivi, decisamente inferiori rispetto  a quelli dei concorrenti”, sia perché i prezzi erano assolutamente in linea con quelli di mercato e sia perché in ogni gara pubblica l’Ente appaltante verifica la congruità degli stessi richiedendo la documentazione attestante la provenienza e i prezzi di acquisto dalle compagnie petrolifere dove viene effettuato l’approvvigionamento.

Parimenti infondata è l’accusa secondo la quale le forniture effettuate agli Enti Pubblici erano per quantitativi minori rispetto a quelli dovuti e indicati nei documenti fiscali, come mi riservo sin d’ora di dimostrare anche documentalmente in sede giudiziaria. Anche l’affermazione che i contalitri in dotazione alle autocisterne siano contraffatti è priva di fondamento, né può essere sostenuto il contrario, atteso che non è mai stata eseguita una verifica sui ridetti apparecchi di misurazione, che vengono verificati periodicamente dagli organi di controllo e debitamente sigillati proprio al fine di inibire ogni alterazione. Intendo inoltre puntualizzare che presso la sede della società è stata sequestrata la sola somma di euro 370 euro che — all’evidenza — non può rappresentare provento di vendite in nero di carburante. Nella mia abitazione, invece, sono stati rinvenuti e sequestrati euro 8.495 euro che ho provveduto a consegnare spontaneamente ai Militari della Guardia di Finanza, specificando a verbale che sono frutto di risparmi provenienti da oltre quarant’anni di attività lavorativa e che comunque non possono sorreggere l’ipotesi di reato sostenuta dagli inquirenti».

La terza replica è degli amministratori della ditta coinvolta:

«In relazione a quanto divulgato dalla Guardia di Finanza è interesse degli scriventi precisare che l’operazione che ci ha visto coinvolti con perquisizioni presso i distributori di carburante di proprietà delle società da noi amministrate e presso le abitazioni private è fondata su presupposti assolutamente inveritieri e privi di qualsivoglia elemento probatorio.
Le perquisizioni effettuate presso le quattro pompe di benzina di proprietà delle società degli scriventi hanno dato tutte “esito negativo”, tanto è vero, che nei verbali si legge “nulla di pertinente ai reati per cui si procede”, “nessun registro, quaderno o appunti nessun in formato cartaceo, riconducibile a una probabile contabilità parallela” ed inoltre sono stati prelevati campioni di prodotto da tutte le cisterne al fine di effettuarne le analisi qualitative ma già da un esame visivo è emerso che il prodotto era di tipo autotrazione e non era miscelato con prodotto da riscaldamento o agricolo che si distinguono in maniera chiara per il diverso colore. In ogni caso siamo certi che le analisi stabiliranno la verità confermando la qualità e la piena regolarità del prodotto.
Nelle opportune sedi giudiziarie sarà data prova della perfetta estraneità ad ogni fatto illecito».

Marina Moretti: