Di seguito la lettera del deputato PD, Luciano D’Alfonso, al Direttore generale del Comune di Pescara Zuccarini sul “caso” concorsi
“Ill.mo Direttore,
ho riflettuto molto in queste ore e non riesco a trattenere la mia necessità di farLe almeno tre domande:
1 Se sia vero che il Comune di Pescara abbia assistito a una straordinaria prova di riorganizzazione grazie alla quale un dipendente (per quanto ci risulti laureato e anche specializzato), vincitore di ben due concorsi, l’uno a più bassa qualificazione contrattuale e l’altro a più alta qualificazione contrattuale, abbia scelto, in ragione della pregevole qualità della riorganizzazione, il contratto con minore consistenza di soddisfazione per il lavoratore; cioè, volendola dire come si dice in dialetto, quello con lo stipendio più basso.
2 Se sia vero che questo sia accaduto e se Lei abbia svolto un qualche ruolo, Direttore, poiché un simile precedente potrebbe utilmente servire alla riorganizzazione di tutta la Pubblica Amministrazione italiana. Qualora Lei abbia esercitato una qualche funzione in merito, Le chiedo se possa rivelare quali siano state le espressioni, le parole usate e la collocazione geometrica nel momento in cui Lei ha potuto parlare con il citato dipendente; e se, nello spazio che Lei ha utilizzato, vi fossero particolari condizionatori d’aria che abbiano magari condizionato anche la stessa ragionevolezza del dipendente medesimo, o se invece l’Amministrazione abbia brevettato un modello di colloquio così persuasivo da convincere un lavoratore qualificato che la moderazione stipendiale sia preferibile alla giusta retribuzione del merito costituzionale.
3 Se tale ammirevole e inedita rinuncia al contratto più ricco abbia per caso attivato, come automatica conseguenza procedurale, lo scorrimento della graduatoria a beneficio di un eventuale candidato utilmente posizionato a seguire. Se così fosse, ci troveremmo davanti a un caso sublime di altruismo istituzionale: un vincitore che si sacrifica economicamente per consentire la felicità contrattuale altrui lungo la filiera dei concorrenti.
È una questione che mi sta occupando interamente la mente, poiché ho sempre coltivato il desiderio di approfondire le dinamiche della Pubblica Amministrazione, e qui ci potrebbe essere un autentico uovo di Colombo: capire, cioè, come rinegoziare con i dipendenti le loro posizioni di appartenenza. Le confesso che sto valutando l’opportunità di investire della vicenda il Dipartimento della Funzione Pubblica, affinché questo “modello Pescara” di decrescita salariale felice venga studiato ed esportato come modulo di efficientamento per l’intero comparto dei dipendenti degli Enti Locali italiani.
Se Lei mi dovesse confermare di aver svolto un ruolo attivo in questa vicenda, vorrei rendere questa attività oggetto non già di una formale interrogazione, ma di un prestigioso riconoscimento da promuovere davanti al Tavolo dei “Cento Progetti premiati dalla Pubblica Amministrazione”.
