Lupi morti in Abruzzo, il Comune di Pescasseroli vieta attività in quattro località del Parco, indagini e bonifiche
Scatta l’ordinanza del Comune di Pescasseroli di interdizione di qualunque attività nelle località Colli Alti, Colli Bassi, Vallone Serienti e Balzo della Croce. Il provvedimento arriva a seguito dei ritrovamenti di carcasse di lupo e altri animali selvatici verosimilmente avvelenati e resta in vigore fino al completamento delle operazioni di bonifica e alla conclusione delle indagini.
“L’uso di veleni è un reato grave – scrive il Comune in un post su Facebook -. Mette a rischio le persone, gli animali domestici, la fauna selvatica, e contamina il territorio. Il
Comune collabora pienamente con i Carabinieri Forestali, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il reparto Carabinieri del Parco e la Procura della Repubblica dell’Aquila
per l’individuazione dei responsabili”.
L’invito è a segnalare subito alle forze dell’ordine, anziché toccare, spostare o rimuovere qualunque esca, boccone o carcassa rinvenuta.
La recente uccisione di lupi in Abruzzo è oggetto anche delle attenzioni della Procura della Repubblica di Sulmona che ha aperto un fascicolo.
Nel solo mese di aprile sono stati trovati senza vita 18 lupi, tre volpi e una poiana nei territori dei comuni di Pescasseroli, Alfedena, Bisegna e Barrea, all’interno o nelle aree limitrofe del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Episodi che si aggiungono ad altri casi analoghi segnalati in Toscana.
Le associazioni animaliste hanno definito un “atto ignobile” l’avvelenamento intenzionale degli animali. C’è chi parla di “strage”, come il Gruppo d’Intervento
Giuridico (GrIG), che ha presentato due denunce in pochi giorni, segnalando anche la presenza sui social di dichiarazioni ritenute favorevoli o istigatrici del bracconaggio. Un clima definito “pessimo” da diverse associazioni, anche alla luce del recente declassamento del livello di protezione del lupo recepito dall’Italia.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha definito quanto accaduto “orrendo e grave” e ha annunciato la richiesta di un incremento dei controlli. Il presidente del
Parco, Giovanni Cannata, ha parlato di un “segnale importante”, ringraziando il ministro, ed esorta al “massimo impegno per la verità e la legalità”.
“Per noi i responsabili morali di questa strage hanno già un nome”, ha dichiarato Annalisa Corrado (Pd), puntando il dito contro i sostenitori del ddl 1552, “che liberalizza la caccia selvaggia e si piega alle volontà dei produttori di armi”.
Indignazione anche dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che ha definito “delinquenti” i presunti responsabili, contro i quali “ci costituiremo parte civile”. Il consigliere regionale Avs Alessio Monaco ha chiesto la convocazione urgente della Commissione Ambiente e l’audizione dei vertici del Parco e dell’assessore competente.
Sui social, intanto, si moltiplicano le proteste di allevatori e agricoltori, che chiedono indennizzi e risarcimenti adeguati: “muoiono i lupi, funerali di Stato, intanto noi
allevatori possiamo pure crepare”, “è strage delle campagne”, “interessa il lupo perché si sono arricchiti, adesso situazione fuori controllo, ci sono più lupi che pecore”, “e ogni volta che un’azienda chiude per predazioni da lupi?”, e anche “ancora
troppo pochi quelli uccisi”. L’Associazione nazionale per la tutela dell’ambiente e della
vita rurali invita intanto a non attribuire responsabilità senza prove.
Da segnalare anche la nota degli allevatori di Confagricoltura L’Aquila:
«Chi avvelena il Parco avvelena anche noi. Il silenzio delle valli tra Pescasseroli e Alfedena è stato squarciato, nelle ultime settimane, da una macabra scia di morte che non ha risparmiato nessuno. Quasi venti esemplari di lupo, oltre a volpi e poiane, sono caduti vittima di un attacco premeditato e vigliacco, bocconi imbottiti di fitofarmaci che hanno trasformato il cuore del Parco in un campo minato.
Mentre le indagini proseguono per individuare i responsabili di questo disastro ecologico, c’è una categoria che rifiuta di restare sul banco degli imputati. Gli allevatori del territorio, rappresentati da Confagricoltura L’Aquila, hanno deciso di alzare la voce per proteggere non solo il proprio bestiame, ma la propria onestà e il legame viscerale con una terra che è diventata teatro di una barbarie senza giustificazioni».
Alessandro Tamburro, Consigliere di Confagricoltura L’Aquila e rappresentante della FNP Abruzzo, afferma:
«Di fronte all’orrore della strage che sta insanguinando queste terre, non possiamo più restare in silenzio,” esordisce visibilmente scosso dagli ultimi ritrovamenti. “I numerosi lupi uccisi brutalmente dal veleno non sono solo una perdita per la biodiversità, ma rappresentano un insulto diretto al nostro lavoro, alla nostra dignità e a tutto ciò che rappresentiamo per questo territorio.
Vogliamo dirlo con assoluta fermezza, chi sparge morte tra le valli del Parco compie un atto di sabotaggio verso l’intera comunità agricola e zootecnica. Il veleno è un’arma vile, cieca e profondamente autolesionista, che non distingue tra fauna selvatica e i nostri affetti più cari. Colpisce i nostri cani da lavoro, compagni di vita e strumenti essenziali del nostro mestiere, e contamina irrimediabilmente i pascoli che curiamo da generazioni. Per noi, ricorrere a simili metodi significa avvelenare il nostro stesso futuro e la terra che ci dà il pane».
Sempre nella nota di Confagricoltura L’Aquila si legge:
«Siamo noi i primi a sapere che il prestigio del nostro lavoro è legato alla bellezza intatta di queste montagne. La presenza del lupo è il simbolo di un ambiente sano, un’attrattiva straordinaria che porta visitatori da tutto il mondo e che conferisce ai nostri prodotti un valore d’eccellenza che nessun’altra zona può vantare. Noi viviamo di questo equilibrio, distruggere la natura significa distruggere il richiamo turistico e il valore dei nostri prodotti.
Nessun allevatore che agisce con senno e onestà danneggerebbe mai la propria principale fonte di ricchezza e di immagine, come allevatori di queste montagne, rivendichiamo il nostro ruolo di sentinelle della montagna. Siamo noi che, restando in quota nonostante le mille difficoltà, garantiamo la manutenzione del territorio.
L’allevatore per bene sceglie la via della prevenzione e del confronto civile, ed è per questo che abbiamo proposto al Parco Nazionale D’Abruzzo di sottoscrivere un protocollo d’intesa per allacciare una collaborazione tra il Parco, le Aziende Agricole e gli Allevatori per il tramite di Confagricoltura L’Aquila. Non cerca scorciatoie violente che infangano il sudore di migliaia di onesti lavoratori. Chiediamo che venga fatta piena giustizia, perché l’ombra di questi crimini non deve oscurare la dedizione di un comparto che è il pilastro sociale dell’Abruzzo montano. La nostra battaglia non è contro la natura, ma per la dignità del nostro lavoro».
