L’Aquila, San Filippo: l’Uovo e quella targa negata

A due mesi di distanza dalla riapertura del Teatro San Filippo con polemiche che ci furono già allora, non c’è traccia della targa che l’Uovo avrebbe voluto come riconoscimento a chi ebbe l’idea di trasformare una chiesa sconsacrata in teatro

La ricostruzione del Comune, secondo i fondatori dell’Uovo Maria Cristina Giambruno e Antonio Massena, è parziale e non vera e questa targa negata, dopo due mesi, brucia ancor di più. Il Comune ha citato l’Uovo nel comunicato di annuncio della riapertura ma di fatto la targa non c’è, nonostante la richiesta inoltrata dopo i lavori di restauro e l’ok della Soprintendenza, hanno fatto presente i due in conferenza stampa.

Secondo i due ci sono stati passaggi negati e diluiti in una narrazione che non è la verità. La conferenza stampa della Gimabruno e Massena, che hanno ricordato pure un altro grande dell’Uovo Toto’ Centofanti, era in programma da tempo ma poi la morte di Centofanti stesso ha rallentato il processo ed è certamente l’ultimo atto della vicenda, hanno chiarito.

E allora con l’incontro si voleva un po’ ristabilire la verità e la memoria storica senza altri fini, anche perché l’Uovo come entità giuridica non esiste più e da tempo. La loro storia di impegno per il teatro, di amore e formazione per tanti giovani all’interno di quegli spazi si è interrotta bruscamente il 6 aprile del 2009, anche se poi si è lavorato fino al 2015.

Lo start e’ del 1986, invece, unico esempio in Abruzzo, dove alcuni coraggiosi trasformarono una chiesa sconsacrata in un teatro dove fondare una casa e produrre i propri spettacoli e ospitare compagnie. All’inizio non c’erano soldi da parte del Comune che era guidato dal sindaco Lombardi e l’Uovo fece tutto da sé, con sacrifici sugli stipendi dei dipendenti e altri fondi per comprare i seggiolini, per l’impianto di riscaldamento che ancora oggi esiste. Quando l’immobile fu consegnato all’Uovo non c’era nulla e lo stato era disastroso.

Nelle parole di Massena e della Giambruno c’è un rammarico profondo. “A chi ci dice a che titolo parliamo – hanno detto – rispondiamo che noi fino al 2009 abbiamo investito oltre 1 milione e 900 mila euro. Perché nascondere questa verità? Se per la riapertura del Teatro abbiamo potuto avere Giuliano Sangiorgi e la Caselli è grazie a noi che abbiamo reso quel luogo un Teatro”.