Dragaggio: la marineria di Pescara chiede accesso agli atti

Dragaggio porto Pescara: l’associazione armatori Mimmo Grosso di Pescara presenta richiesta di accesso agli atti

La marineria pescarese non può più attendere. In un momento di estrema sofferenza economica, aggravato dal caro gasolio che costringe a ridurre le uscite, le associazioni di categoria passano all’offensiva legale e tecnica

«Alla crisi energetica si somma l’emergenza cronica dei fondali: una situazione che si riversa a cascata sul Mercato ittico, dove la drastica riduzione del pescato sta mettendo in ginocchio
l’intero comparto commerciale locale» afferma l’associazione armatori Mimmo Grosso, che annuncia di aver presentato una richiesta di accesso agli atti e di aver schierato un pool di
professionisti.

Alla battaglia condotta dall’associazione e dalla organizzazione di produttori Pescara Pesca, viene annunciato, si aggiunge anche l’associazione Pescara Brillante. L’obiettivo comune è la valorizzazione e il riconoscimento della filiera dell’Oro Azzurro, puntando a una “gestione efficace che garantisca dignità e reddito ai lavoratori”.

«Stremati da mesi di promesse giornalistiche mai tradotte in fatti e interruzioni improvvise dei lavori – si legge in una nota – i rappresentanti della categoria hanno depositato una formale istanza di accesso agli atti. L’obiettivo è visionare tutta la documentazione tecnica e finanziaria dal 2021 ad oggi per comprendere i reali meccanismi che bloccano il porto. Siamo stanchi di vendere il futuro per evitare di affrontare il presente».

Gli operatori vivono di ciò che lo scalo permette di produrre oggi, secondo il presidente degli armatori Doriano Camplone che denuncia una “situazione batimetrica che mette a rischio la sicurezza stessa della navigazione”.

Le associazioni sono seguite dall’avvocato Federica Liberatore, incaricata di seguire gli aspetti legali e i rapporti con le pubbliche amministrazioni, e dal perito agrario Daniele Seniga, specializzato in sicurezza agroalimentare e già appartenente all’Arma dei Carabinieri.

Un pool, viene sottolineato, che avrà il compito di “monitorare ogni fase dello sviluppo portuale: dalla progettazione all’assegnazione degli appalti, fino al controllo delle aziende che presteranno servizio. Si tratta di un presidio necessario per assicurare che gli interventi di dragaggio e le risorse stanziate siano utilizzati con rigore e trasparenza. La marineria ha chiesto e torna a chiedere oggi un tavolo interistituzionale permanente: non per ricevere ulteriori rassicurazioni, ma per costruire, insieme a professionisti qualificati – conclude la nota – una soluzione strutturale e definitiva che restituisca al Porto di Pescara la sua piena funzionalità”.

Sulla questione del dragaggio è intervenuto anche ilvicepresidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo Antonio Blasioli (Pd):

«Sulla vicenda del cosiddetto dragaggetto del porto di Pescara, che va a vanti da settembre
scorso, emerge finalmente uno spiraglio di verità: lo si può cogliere tra le righe, carpendolo dalle dichiarazioni della presidente Aca Brandelli, secondo cui “dobbiamo fare i conti con le risorse che abbiamo a disposizione».

Blasioli sottolinea che “dietro l’innovativo metodo di dragaggio tanto declamato e pubblicizzato c’è stata in realtà la necessità di operare con pochissime risorse finanziarie: ecco spiegati i tempi lunghissimi, necessari per rimuovere circa 3.000 metri cubi di materiale dal fiume, circa la metà di quelli previsti dall’intervento”.

«Una quantità ridicola – dice Blasioli – che ha garantito una minima praticabilità del porto, costringendo comunque i pescherecci a manovre pericolose, da svolgere sempre con la
preziosa collaborazione della Capitaneria di porto. Oggi, a 7 mesi dall’avvio dell’intervento, dopo che, con tutta probabilità, il materiale rimosso è già stato rimpiazzato da quello portato dal fiume in questi mesi di attesa, si annuncia che ad aprile partirà la rimozione degli altri circa 3.000 mc
previsti. Un quantitativo risibile e dal costo altissimo, oltre 500.000 euro, a causa della necessità di creare una mini vasca di colmata sulla banchina, operazione che a sua volta blocca i lavori di parziale svuotamento della vecchia vasca di colmata.

Di fronte a questa situazione e alle stime sbagliate su tempi e prospettive che si susseguono ormai da settembre – va avanti il vicepresidente – ci sembra sacrosanta la richiesta degli operatori di istituire un tavolo di confronto permanente sul dragaggio. Speriamo che le istituzioni, a tutti i livelli, non facciano cadere nel vuoto questa richiesta. Gli operatori hanno tutto il diritto di partecipare attivamente agli incontri e di essere informati periodicamente e in modo esaustivo. Un
modello partecipativo che andrebbe replicato sul pasticcio del mercato ittico.

Il paradosso – evidenzia Blasioli – è che, mentre si spendevano, e male, tutte queste risorse comunitarie, per l’emergenza del porto canale i tecnici erano chiamati a fare le nozze con i fichi secchi, ideando metodi alternativi e protocolli astrusi per rientrare nelle spese. Una scelta
paradossale che dà l’idea della disorganizzazione e della mancanza di programmazione da parte della destra che governa città e regione».