Quale futuro sanitario per la Città di Chieti? Se lo chiede il Comitato Civico “Salute Pubblica” che da anni sta portando avanti una battaglia contro il declassamento dell’offerta sanitaria sul territorio.
Nel corso di una conferenza stampa, questa mattina, al Gran Caffè Vittoria, gli esponenti del Comitato hanno denunciato l’assordante disinteresse della Giunta comunale e di tutti i Consiglieri comunali della città di Chieti a raccogliere l’invito, formalizzato con una richiesta dello scorso 9 febbraio, a convocare un Consiglio comunale straordinario per discutere sui rischi che si stanno materializzando sul futuro sanitario dei cittadini chietini quali:
La possibile chiusura della Scuola di Medicina e Chirurgia entro il 2026, anno di verifica dei criteri di accreditamento da parte della Commissione ANVUR del Ministero della Università e della Ricerca, se non vengono apportati correttivi tesi a migliorare i percorsi formativi del corso di laurea della stessa dando anche la possibilità alla Università di Chieti-Pescara di istituire la Azienda ospedaliera-universitaria così da aumentare e qualificare gli spazi dedicati alla didattica;
La perdita della qualifica di Ospedale DEA di 2° livello a favore dell’Ospedale di Pescara entro il mese di settembre 2026 così come previsto dalla tabella (vedere allegato 2) estratta dalla rete ospedaliera approvata con la legge regionale dell’ottobre 2023 dalla Giunta Regionale anche con l’assenso di un consigliere regionale di centrodestra della città di Chieti dopo il monitoraggio dell’attività dei due Pronto Soccorso (numero accessi agli stessi compresi quelli pediatrici con un reparto di Chirurgia pediatrica nell’Ospedale di Pescara, etc.), dell’attrattività e dell’attività dei due Ospedali specie per quanto riguarda i reparti di alta specializzazione (Neurochirurgia e Politrauma a Pescara e solo Cardiochirurgia a Chieti) e dulcis in fundo del numero delle prestazioni erogate dalle due AA.SS.LL. che per la ASL di Pescara vedrebbe conteggiare anche le prestazioni erogate dalle Case di cura
convenzionate.
La minore disponibilità di posti letto nella ASL Lanciano-Vasto-Chieti, specie di riabilitazione e di lungodegenza (vedere allegato 4), per la mancata applicazione della legge regionale n° 20 del 2006 (vedere allegato 5) che assegna i post letto ospedalieri secondo la popolazione residente nelle Province. Rischi che andrebbero a peggiorare la qualità della offerta sanitaria della città di Chieti già penalizzata dalla recente chiusura della Scuola di specializzazione in Urologia e della Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione della Scuola di Medicina della Università Chieti-Pescara che si è aggiunta alle tante Scuole di specializzazione già chiuse negli ultimi anni.
“Una situazione sanitaria allarmante – si legge nella nota – che dovrebbe spingere al più presto la Giunta municipale di Chieti a chiedere alla Amministrazione Regionale, in questo momento di obbligata riorganizzazione della sanità abruzzese, di rivedere il protocollo vigente fra la Regione Abruzzo e le Università locali per assegnare alle istituzioni accademiche una maggiore partecipazione alla produzione di prestazioni sanitarie per rispondere alle necessità assistenziali degli abruzzesi e in modo particolare a quelle della città di Chieti istituendo finalmente l’Azienda ospedaliera-universitaria la cui nascita fu bloccata dal terremoto di L’Aquila dell’aprile 2009 Una situazione sanitaria allarmante che dovrebbe indurre il Consiglio comunale di Chieti a chiedere al più presto, in collaborazione con la Università di Chieti-Pescara, la riattivazione delle procedure amministrative presso il Ministero della Salute e il Ministero dell’Università e della Ricerca per la costituzione della Azienda ospedaliera-universitaria a Chieti già avviate con un Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2004. Una soluzione che non è stata prevista neanche dal Piano operativo 2026-2028 presentato dalla Giunta Regionale abruzzese al Tavolo di monitoraggio ministeriale in cui sono previste solo”due aziende ospedaliere” dimenticando colpevolmente che in Abruzzo ci sono due Università con facoltà mediche che potrebbero, visto il loro finanziamento autonomo, salvare la sanità abruzzese che è a rischio per il grave deficit esistente. Perché non è stato programmato il Consiglio Comunale richiesto? – Chiedono in conclusione i promotori della protesta.”
