Chieti: la modernità de ‘L’Elisir d’amore’ in scena al Marrucino

Si può essere moderni portando in scena un’opera scritta da un uomo nato a fine ‘700, rappresentata nell’800 e riambientata, per il pubblico del Marrucino, negli anni 50? Si può, e si può fare bene, declinando modernità e tradizione con maestria e leggerezza

Si può fare persino quando tocca cantare gli stereotipi femminini del tempo che fu, con le donne che  si mostrano ritrose, ma poi fanno gli occhi dolci al primo che sciorina due lire. Anche perché, alla fine è comunque la donna, Adina, a riscattare a suon di denaro la  libertà del suo amore contadino, Nemorino, dimostrando al mondo che più degli elisir d’amore servono i fatti. Soprattutto se l’Adina di turno condisce la regalia con una dolcezza da usignolo che toglie il respiro non solo a Nemorino, ma anche a noi, spettatori in anteprima alla prova generale. Dunque un’altra meraviglia operistica abita per qualche giorno il teatro teatino: l’Elisir d’amore del prolifico ed eclettico compositore bergamasco Gaetano Donizetti, nell’allestimento dello stesso teatro Marrucino.

A dispetto del nome, L’Elisir non cede mai ai sentimentalismi, ma sa farsi romantico e pure un pò cialtrone, nel magico equilibrio donizettiano tra gioco e dramma. L’approfondimento psicologico dei personaggi è sostenuto dal canto e dall’orchestra, il cui rapporto è simbiotico e imprescindibile.

L’Elisir d’amore è un’opera giocosa che regge il trascorrere del tempo sin dal giorno del debutto, nel 1832, e arriva leggiadra fino a stasera, alle 20.30 al teatro Marrucino, in replica domenica alle 17.30.

Solida e armonica la messa in scena, con tutti i protagonisti al posto giusto. Preziosa l’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Patrick David Murray, impeccabile come sempre il coro del Marrucino. La regia è di Aldo Tarabella; Adina è Gabriella Costa, Nemorino è Ricardo Mirabelli, Belcore è Marcello Rosiello, Dulcamara è Dario Ciotoli, Giannetta è Licia Piermatteo. Spettacolo da non perdere, fortemente raccomandato anche ai giovani che dovrebbero accorrere a frotte per imparare, salendo sulla carrozza donizettiana, ad apprezzare l’opera lirica come merita.

 

 

Barbara Orsini: