La ventilata modifica del modello di gestione degli asili nido di Pescara non piace ai sindacati FP CGIL e UGL: “Più costi e meno tutele”
A raccogliere le critiche dei due sindacati è soprattutto l’ipotetico passaggio dall’appalto alla concessione di servizio. Il tema è stato affrontato venerdì in un incontro convocato dall’amministrazione comunale.
«Gli 11 dipendenti comunali assegnati ai nidi si troverebbero davanti a una scelta scomoda: – scrivono le due sigle sindacali – riconversione ad amministrativi oppure distacco temporaneo presso il nuovo gestore, con l’incognita del contratto applicabile: CCNL Enti Locali o CCNL FISM, meno garantito. Analogo problema per il personale delle cooperative, esposto alla compressione dei costi tipica della concessione».
Più costi per le famiglie, meno tutele per i lavoratori: per i sindacati è questo, in sintesi, il rischio che comporterebbe il nuovo modello di gestione degli asili nido di Pescara.
«Le segreterie UGL e FP CGIL Pescara, pur ringraziando l’amministrazione per la convocazione, hanno manifestato le proprie osservazioni, perplessità e riserve circa la nuova organizzazione. Infatti, il passaggio annunciato dalla disciplina dell’appalto alla concessione di servizio, ad avviso delle scriventi, rischia di determinare sia una condizione di incertezza per il personale sia un possibile incremento delle tariffe a carico delle famiglie.
Il progetto dell’amministrazione si sostanzia, in estrema sintesi, nell’apertura di 4 nuovi asili nido realizzati con i fondi PNRR, con la contestuale chiusura temporanea di altri 3 asili nido a causa dei lavori di ristrutturazione per l’adeguamento sismico. A fronte di tale opportunità, l’amministrazione comunale ci ha comunicato di volere valutare e scegliere di mutare la forma di gestione dei nidi».
Tale nuova gestione potrebbe prevedere il passaggio alla disciplina della Concessione di servizio al posto dell’appalto (come è stato sino ad oggi). Le famiglie pagherebbero la retta direttamente al gestore. Per il Comune ci sarebbe il vantaggio di esternalizzare completamente il servizio, trasferendo a un soggetto terzo (le cooperative) il rischio d’impresa e i costi del personale e incassando solo la sua quota fissa mensile, ossia il canone. La durata della Concessione sarebbe di 5 anni
«I dipendenti diretti del Comune addetti ai nidi sono circa 11, ai quali è stata conferita la categoria D – spiegano i sindacati -. Il personale, a detta dell’amministrazione comunale, verrà posto dinanzi a una possibilità di scelta: fare formazione per ottenere la qualifica di amministrativi e rientrare nelle file del Comune venendo assegnati ad altre mansioni. Oppure continuare a svolgere la propria mansione negli asili nido, ma con la formula del “distacco temporaneo” presso l’aggiudicatario della eventuale concessione di servizio. Su tale specifico punto occorre, ancora, comprendere se ai lavoratori che decideranno di restare ai nidi continuerà ad essere applicato il CCNL Enti Locali oppure il CCNL FISM che, a giudizio delle scriventi, offre minori garanzie retributive e normative.
Per quanto concerne il personale delle cooperative, esiste un problema legato a tutele e garanzie che dovranno, necessariamente, essere garantite. A giudizio delle scriventi, anche in questo caso il modello di gestione dell’appalto risulta meno impattante rispetto al modello della concessione di servizio, sia dal punto di vista della conservazione dei livelli occupazionali, sia dal punto di vista del mantenimento delle ore di lavoro prestate, ovvero dal punto di vista retributivo e normativo. Si aggiunge inoltre il rischio d’impresa totalmente a carico del gestore e, dunque, della cooperativa o delle cooperative, che rischieranno di scaricare la compressione dei costi sui propri dipendenti».
Secondo CGIL e UGL il cambiamento porterebbe a dei costi carico delle famiglie:
«Le prime proiezioni visionate nel corso dell’incontro, seppur non ufficiali, sembrano comunque mostrare un tendenziale aumento delle tariffe a carico dei genitori. Un incremento che, secondo il Comune, potrà essere compensato con il ricorso al Bonus Nidi INPS (circa 300 €/mese in riferimento alla fascia ISEE di appartenenza).
L’ulteriore rischio, a seguito del disegno complessivo dell’amministrazione comunale, potrebbe essere anche quello di vanificare i vantaggi che pure sarebbero potuti (e crediamo possano ancora) derivare dall’apertura dei 4 nuovi nidi. Quattro nuovi nidi che dovrebbero generare la disponibilità di circa un centinaio di posti in più sul territorio, ma l’eventuale aumento delle tariffe, che sembrerebbe inevitabile, determinerà un possibile deterrente per molte madri lavoratrici, laddove non avranno la possibilità di ricorrere al supporto dei nonni.
In attesa di una nuova convocazione da parte dell’amministrazione comunale, con la proiezione definitiva e ufficiale dei costi e delle tariffe, le scriventi sollecitano l’amministrazione, sin d’ora, ad adottare una linea prudenziale a tutela delle famiglie e del personale coinvolto, sia in linea diretta (dipendenti del Comune) sia in linea indiretta (dipendenti delle cooperative)».
