Altri lupi uccisi dal veleno nel Parco Nazionale d’Abruzzo

Proprio nella Giornata mondiale della Terra è arrivata la notizia di altri tre lupi uccisi dal veleno nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Siamo arrivati a 13 esemplari uccisi illegalmente in pochi giorni. Le prime analisi individuano nei pesticidi utilizzati in agricoltura le principali sostanze causa degli avvelenamenti. Secondo l’Istituto Zooprofilattico si tratta di prodotti facilmente reperibili in commercio.

Per il WWF ci troviamo davanti ad una strage continua che colpisce al cuore il nostro patrimonio naturale. Spargere veleno per colpire una specie simbolo come il lupo, “significa compiere un atto vile e criminale contro la biodiversità e un attentato alla sicurezza pubblica: gesti criminali che nel 2026 non possono restare impuniti”.

«Il WWF si augura che l’indagine della Procura di Sulmona porti rapidamente all’individuazione dei responsabili e che le comunità locali collaborino. Chi giustifica simili reati è complice dei criminali e di un sistema inaccettabile. A morire per il veleno non sono solo i lupi, ma molti altri animali, selvatici e domestici. Questi episodi mettono a rischio anche la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, simbolo di quelle terre e presente ormai con una popolazione ridotta a poche decine di individui proprio nelle aree cosparse di veleno.

La presenza di bocconi avvelenati è una vera e propria emergenza, come confermato dallo stesso Ministero della Salute che, considerato il serio rischio di avvelenamento per la popolazione umana, per gli animali e il grave rischio di inquinamento ambientale, con l’ordinanza dell’8 agosto 2025 ha ribadito il divieto di utilizzo e abbandono di esche e bocconi avvelenati.

Evidentemente questo divieto, se non associato ad un investimento in prevenzione ed a sanzioni efficaci e dissuasive, non è sufficiente per fermare questa tendenza sempre più diffusa. Serve una risposta ferma e immediata. Tollerare questi atti significa distruggere le basi della nostra società civile.

Il WWF Italia è a disposizione delle autorità preposte per supporto alle attività di bonifica dell’area con le proprie guardie e il proprio nucleo cinofilo anti-veleno.

Per fermare questi attentati alla natura e creare una rete di tutela per la biodiversità e il nostro ambiente il WWF chiede di sostenere la petizione Stop crimini di natura lanciata proprio in questi giorni».

Il bilancio della moria di lupi nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise di fatto si è aggravato: i nuovi ritrovamenti portano a 18 gli esemplari morti in pochi giorni,
insieme a tre volpi e una poiana.

Dopo i primi dieci lupi rinvenuti tra Alfedena e Pescasseroli, altri otto sono stati trovati senza vita tra Pescasseroli, Bisegna e Barrea, in un’area che appare interessata da episodi ripetuti e diffusi.
Secondo Enpa, l’Ente nazionale prootezione animali, la presenza contemporanea di più specie morte negli stessi contesti rafforza il sospetto di avvelenamento, pur in assenza, in alcuni casi, di bocconi rinvenuti.

«Non è più possibile parlare di episodi isolati: siamo davanti a una escalation criminale contro la fauna selvatica», afferma l’associazione.

Le attività di monitoraggio, con il supporto dei cani antiveleno e in coordinamento con la Procura di Sulmona, sono in corso per accertare le cause delle morti e individuare eventuali responsabili. Intanto, sottolinea Enpa, emerge “un quadro fuori controllo” in uno dei territori simbolo della tutela della biodiversità in Italia e in Europa.
L’associazione torna quindi a chiedere a ISPRA di ritirare il piano che prevede fino a 160 lupi abbattibili ogni anno in Italia.

«Numeri ormai privi di senso di fronte a una strage in corso. Non si può pianificare abbattimenti mentre il territorio restituisce carcasse».

Le associazioni Alleanza Antispecista, Animal Aid Italia, Attivisti Gruppo Randagio,
Federazione Pro Natura, Green Impact e Gaia Animali e Ambiente – hanno inviato una lettera al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, denunciando che l’attuale
gestione del lupo (Canis lupus) in Italia “espone il Governo a un rischio concreto di violazione dell’interesse pubblico”:
«Chiediamo l’ intervento del CUFAA (Carabinieri Fiorestali) e la costituzione di speciali servizi operativi CUFAA antibracconaggio su tutto il territorio nazionale. Governo immobile davanti a migliaia di lupi uccisi negli ultimi 10 anni e ancora oggi davanti alla strage di 18 lupi e altri animali selvatici nel Parco d’ Abruzzo. Rischio violazione dell’interesse pubblico. Pichetto Fratin ha il mandato istituzionale per intervenire. Circa 400 lupi uccisi all’ anno in Italia anche grazie all’ immobilismo delle istituzioni nazionali e regionali. Illegittima ogni ipotesi di uccisione autorizzata.
La recente uccisione di diciotto lupi avvelenati in pochi giorni in Abruzzo rappresenta solo l’ultimo episodio di una violenza diffusa e tollerata, alimentata da un clima di odio anti-scientifico verso questa specie –. dichiarano le associazioni – Immobilismo, ignoranza, e barbarie dominano rispetto a scienza, legge e tutela.
Le associazioni richiamano la Direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente, in recepimento il mese prossimo, la quale prevede che anche atti o omissioni delle autorità pubbliche possono costituire un reato ambientale quando associate ad uccisione illegale di specie protette, deterioramento significativo dei loro habitat o la mancata adozione di misure necessarie per prevenire danni gravi alla biodiversità.
Le associazioni chiedono al Ministro delle azioni istituzionali concrete:
1. Piano urgente di tutela – non di uccisione – del lupo.
• contrasto efficace a bracconaggio e avvelenamenti e altre cause di mortalità; innalzamento delle pene.
• stop a qualsiasi ipotesi di abbattimento, oggi incompatibile con lo stato della specie in Italia e con gli obblighi europei. Non ci sono fondamenti scientifici per sostenere che il lupo in Italia sia uno stato di conservazione favorevole e il monitoraggio italiano presenta falle da tutte le parti.2. Stop alla propaganda antiscientifica.
• contrastare il clima di odio e disinformazione sul lupo, anche in sedi istituzionali con l’ ausilio della scienza indipendente;
• garantire che le politiche pubbliche applichino il principio di precauzione e tutela– pilastro giuridico del Trattato dell’ Unione Europea.
3. Revisione della gestione del pascolo brado e semi brado.
• affrontare gli impatti, i danni ambientali e le irregolarità diffuse di questo comparto zootecnico che può seriamene impattare sulla fauna selvatica- tutelata dallo Stato;
• vietare queste attività nelle aree Natura 2000, nei parchi e nei corridoi ecologici;
• rendere obbligatori – e non piu’ volontari – i sistemi di prevenzione da predazioni, già finanziati con fondi europei a disposizione delle Regioni italiane; rafforzare i sistemi di controllo sugli operatori del comparto.
4. Un portale pubblico sulle attività dei Tavoli istituzionali su fauna selvatica
• creare un portale pubblico unico con composizione dei tavoli, verbali, documenti tecnici, dati e ricerche;
• garantire la partecipazione reale di società civile rappresentativa di comunità locali e mondo scientifico.
• escludere, per ovvio conflitto di interessi, il settore venatorio dall’ accesso a dati sensibili legati ad azione di monitoraggio del lupo e altre specie selvatiche, al fine di garantire l’ integrità delle attività sul bene pubblico ‘fauna selvatica’.
5. Bilancio pubblico per la tutela della fauna.
• utilizzare i fondi PAC per infrastrutture ecologiche, prevenzione, messa in sicurezza delle linee elettriche e azioni per tutela degli habitat e della biodiversità
• colmare le gravi lacune di monitoraggio e valutazione evidenziate dalla Corte dei Conti Europea e dalla Commissione Europea.
La scienza indipendente è unanime.
• la persecuzione umana è la principale causa di mortalità del lupo;
• il monitoraggio è scarso e con sistemi inefficienti
• Le popolazioni europee del lupo non hanno raggiunto uno stato di conservazione favorevole secondo i dati solidi a disposizione.
Richiesta di incontro urgente. Le Associazioni chiedono un incontro immediato con il Ministro per discutere le criticità esposte e contribuire alla definizione di un piano d’azione coerente con gli obblighi nazionali ed europei e con la tutela della biodiversità italiana, per legge patrimonio collettivo e bene superiore».
Marina Moretti: