Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani guarda con forte inquietudine all’episodio verificatosi in un istituto scolastico della Val Vibrata in provincia di Teramo, dove un insegnante di diritto è rimasto ferito a seguito di un’aggressione avvenuta all’interno dell’aula da parte di alcuni studenti della classe
Di seguito la nota
La vicenda, sulla quale saranno le autorità competenti a fare piena luce, solleva interrogativi che vanno ben oltre la cronaca e chiamano in causa il significato stesso dell’esperienza scolastica nel nostro tempo. Ciò che colpisce non è soltanto il danno fisico subito dal docente, ma il venir meno di quel riconoscimento reciproco che rende possibile ogni processo educativo.
La scuola è uno dei pochi luoghi in cui giovani provenienti da contesti diversi imparano a confrontarsi con regole comuni, limiti condivisi e responsabilità collettive. Quando l’opposizione a una valutazione, a una decisione o a un richiamo si trasforma in prevaricazione, si assiste a un fenomeno che merita di essere analizzato con attenzione, senza semplificazioni e senza cedere alla tentazione di ridurre tutto a un problema disciplinare.
L’aggressione a un insegnante rappresenta infatti il punto di arrivo di una progressiva erosione del valore dell’autorevolezza educativa, spesso confusa con autoritarismo o percepita come un ostacolo anziché come una risorsa per la crescita personale. In una società sempre più caratterizzata dall’immediatezza e dalla difficoltà di accettare il confronto con il limite, la funzione educativa rischia di essere messa in discussione proprio nel luogo deputato alla formazione delle coscienze.
Particolarmente significativo è che l’episodio abbia coinvolto un docente di diritto. La conoscenza delle norme, tuttavia, non è sufficiente se non viene accompagnata dall’interiorizzazione dei principi che le sostengono: rispetto della persona, senso della responsabilità, capacità di gestire il dissenso senza ricorrere alla forza. È in questa direzione che l’educazione ai diritti umani continua a rappresentare uno strumento imprescindibile per la costruzione di comunità scolastiche sane e inclusive.
Il CNDDU ritiene necessario promuovere una riflessione nazionale sul clima relazionale nelle scuole, valorizzando percorsi di educazione civica che affrontino in modo concreto temi quali la gestione dei conflitti, la comunicazione non violenta, l’empatia e la responsabilità individuale. Accanto alle eventuali sanzioni previste dall’ordinamento scolastico e dalla legge, occorre investire in azioni educative capaci di prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.
Esprimiamo vicinanza al docente coinvolto, alla comunità scolastica chiamata ad affrontare le conseguenze dell’accaduto e alle famiglie degli studenti interessati, anch’esse coinvolte in un percorso che richiede consapevolezza e responsabilità.
La tutela della dignità di chi insegna non è una questione corporativa: riguarda la qualità della democrazia e il futuro delle nuove generazioni. Una scuola in cui il dialogo cede il passo alla violenza è una sconfitta per tutti; una scuola che riesce a trasformare anche gli errori più gravi in occasioni di crescita civile continua invece a svolgere la propria fondamentale missione educativa.
Romano Pesavento
presidente CNDDU
