Vertenza Pierburg: al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy tensione tra azienda e sindacati. Rheinmetall rifiuta un accordo sul modello tedesco. Fiom, Fim e Uilm chiedono tutele
Si irrigidisce la vertenza Pierburg. Nell’ultimo incontro tenuto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’azienda ha comunicato un cambio di rotta netto: Rheinmetall non è disponibile a sottoscrivere un accordo analogo a quello siglato in Germania, che prevedeva garanzie su prospettive industriali e livelli occupazionali per almeno tre anni.
Una posizione che ha provocato la reazione immediata delle organizzazioni sindacali, in particolare della FIOM-CGIL, che ha espresso “totale contrarietà” parlando di una scelta penalizzante per i lavoratori italiani. Al centro della contestazione anche il tema delle produzioni future: secondo i sindacati, si tratterebbe delle stesse già promesse ad altri stabilimenti europei, senza reali certezze per i siti italiani.
Altro punto di scontro riguarda il metodo del confronto. I sindacati hanno chiarito che non parteciperanno all’incontro previsto per il 30 aprile con il fondo interessato all’acquisizione, ribadendo che ogni trattativa dovrà svolgersi esclusivamente in sede ministeriale. Una linea condivisa anche da FIM-CISL e UILM, che chiedono trasparenza e garanzie istituzionali prima di qualsiasi passaggio sulla cessione.
Nel frattempo, lo scenario industriale si complica: uno dei due soggetti inizialmente interessati all’acquisto sarebbe uscito di scena, lasciando un solo fondo ancora in campo. Una situazione che aumenta l’incertezza per gli stabilimenti italiani, in particolare quelli di Lanciano e Livorno, e rafforza la richiesta di tutele analoghe a quelle previste per i lavoratori tedeschi. Lo stabilimento Pierburg Pump Technology Italy di Lanciano (Val di Sangro) è specializzato nella produzione di componenti automotive di alta tecnologia, in particolare pompe ad acqua, pompe a olio, pompe a vuoto e valvole di controllo per motori a combustione interna ed elettrici.
Dal Ministero è arrivata l’indicazione di aggiornare il tavolo nelle prossime settimane. L’obiettivo dichiarato è ottenere un quadro di garanzie sufficienti prima di procedere con la vendita.
I sindacati restano fermi: senza impegni chiari su occupazione e prospettive industriali, la trattativa rischia di trasformarsi in un conflitto aperto. Una possibilità che, avvertono, non è più esclusa.
