Lo stabilimento Stellantis di Atessa resta il perno d’Europa secondo l’azienda. Ma dopo il tavolo sindacale di ieri a Roma, la sfida ora si sposta in Parlamento. In Abruzzo la Regione fiduciosa, la Cgil chiede maggiore chiarezza
In un panorama automotive italiano segnato da forti contrazioni di mercato, impianti a scartamento ridotto e il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, l’Abruzzo si conferma la roccaforte industriale di Stellantis nel Paese. È quanto emerso con chiarezza nel corso del tavolo cruciale tenutosi a Roma, dove il responsabile per l’Europa Allargata del gruppo, Emanuele Cappellano, ha incontrato le organizzazioni sindacali per illustrare le ricadute italiane del piano strategico globale. Un confronto ad alta tensione che fa da preludio a un’altra data cerchiata in rosso sul calendario: quella di domani mercoledì 17 giugno, alle ore 13:45, quando i riflettori si sposteranno nell’Aula del Mappamondo di Montecitorio per l’attesissima audizione parlamentare del nuovo Amministratore Delegato globale del gruppo, Antonio Filosa, davanti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato.
Mentre lo spettro della crisi e dell’incertezza stringe la morsa su storici siti come Mirafiori, Cassino o Melfi, lo stabilimento Stellantis Europe di Atessa (ex Sevel) spicca su tutti e incassa certezze fondamentali. La Val di Sangro si riafferma come il perno insostituibile della strategia europea sui veicoli commerciali leggeri (LCV), un segmento che storicamente garantisce alta redditività e una maggiore resilienza rispetto alle vetture passeggeri. La conferma più solida per il futuro dello stabilimento è l’annuncio del lancio del nuovo furgone, previsto per il 2029, che blinda di fatto l’orizzonte occupazionale e tecnologico del sito a medio e lungo termine.
L’assessore allo Sviluppo economico della Regione Abruzzo, Tiziana Magnacca, spiega al Tg8:
«A dare la misura dell’enorme peso specifico della fabbrica abruzzese è un dato macroeconomico di assoluto rilievo: nel 2025, ad Atessa si concentrerà il 43% dell’intera produzione italiana di Stellantis. Quasi un veicolo su due della multinazionale nascerà in Abruzzo. Un primato che spinge l’azienda a rassicurare sulla centralità dell’Italia, mettendo sul piatto la promessa di 5 miliardi di euro di investimenti in ricerca e innovazione a livello nazionale entro il 2030».
La CGIL e la Fiom mantengono un atteggiamento molto critico, definendo le promesse dei vertici aziendali come «rassicurazioni fumose». «Non conosciamo l’entità degli investimenti: serve maggiore chiarezza afferma Franco Spina, Segretario Generale CGIL di Chieti».
Tuttavia, se i numeri posizionano la ex Sevel come il principale asset industriale del gruppo nel Paese, il clima attorno ai cancelli della Val di Sangro non è privo di nubi. I sindacati accolgono positivamente le certezze sui modelli, ma restano guardinghi. I continui stop-and-go della produzione legati alla logistica e all’andamento dei mercati esteri continuano a generare il ricorso alla cassa integrazione, alimentando le preoccupazioni dei lavoratori. Se lo stabilimento “madre” sembra protetto dagli investimenti globali, a tremare è soprattutto la vasta e vitale galassia dell’indotto locale, stretta tra la necessità di efficientamento dei costi imposta dal gruppo e la concorrenza sempre più aggressiva dei Paesi dell’Est Europa.
Le rassicurazioni di Cappellano a Roma rappresentano una base solida, ma aprono contemporaneamente una complessa partita politica e sindacale sul territorio, che l’audizione parlamentare di Antonio Filosa del 17 giugno dovrà tradurre in impegni economici vincolanti ed esatti. Una sfida che chiama in causa direttamente la Regione sul fronte delle infrastrutture e della transizione, e le sigle dei lavoratori, impegnate a difendere non solo i volumi produttivi promessi, ma la reale tenuta sociale di un intero distretto industriale.