Oricola: ok al progetto per il mega impianto crematorio

Anche nel comune di Oricola sarà realizzato un mega impianto crematorio. Dopo l’approvazione della giunta ora il progetto passa al vaglio del consiglio comunale.

Il progetto per la realizzazione di un mega impianto crematorio, la cui proposta era stata avanzata nei mesi scorsi, è stato approvato dalla giunta comunale di Oricola ed ora passa all’esame del consiglio.
L’impianto sarà realizzato, nell’area adiacente al cimitero di Oricola, da una società veneta e costerà circa 3 milioni e 400mila euro.  La struttura, catalogata come inceneritore di rifiuti speciali, dovrà osservare determinati parametri e sarà compatibile con l’ambiente e sarà al servizio di tutto l’Abruzzo. Anche il Comune di Città Sant’Angelo ha approvato un progetto per la realizzazione di un impianto crematorio.
La Chiesa condanna la cremazione?
La cremazione oggi viene effettuata soltanto in determinate città del centro Italia e la richiesta sembra essere sempre più crescente. L’incenerimento è un rito antichissimo, una consuetudine millenaria presente in Asia, soprattutto in India. Anche la Chiesa non ha mai condannato la cremazione in sé, ma l’ideologia antireligiosa e anticristiana che la accompagnava. Del resto, in casi di emergenza come le pestilenze o le guerre, la Chiesa ha sempre ammesso che venissero bruciati i corpi. Senza mai affermare che ciò sia incompatibile con l’immortalità dell’anima e la re¬surrezione dei corpi.

Don Antonio Sciortino, già direttore responsabile di Famiglia Cristiana,  afferma che “Nel periodo dell’Illuminismo la cremazione era un modo per manifestare il proprio ateismo e per ribadire la ribellione contro la Chiesa. La massoneria, in particolare, aveva fatto della cremazione la sua bandiera contro la Chiesa. Al punto che, nel 1886, il Sant’Uffizio fu quasi costretto a condannare la cremazione.

L’incenerimento è, quindi, per la Chiesa una modalità di sepoltura rispettosa del cadavere allo stesso modo dell’inumazione. Del resto, il fuoco non tocca l’anima, distrugge solo più in fretta la parte corruttibile della persona. Fa in poche ore ciò che la natura impiega più tempo a compiere. Ma per la resurrezione dei corpi, non c’è alcuna differenza tra la polvere e la cenere. La resurrezione non sarà un nuovo inizio a partire dalla vecchia esistenza, ma si tratterà di una nuova realtà. In sintesi, dice il Codice di diritto canonico (can. 1176), «la Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cattolica».

Quanto alle ceneri, pur essendo la dispersione permessa dalle leggi civili, la Chiesa mette in guardia da questa usanza, sempre più diffusa. La dispersione al vento, nel mare o nei boschi è molto suggestiva e fascinosa. Ma c’è il rischio di voler emulare o rincorrere teorie di una religiosità new age, che crede a una fusione cosmica e impersonale, che nulla ha che spartire con il Dio cristiano. È sbagliato, tuttavia, enfatizzare la cremazione come una conquista di civiltà, rispetto all’inumazione, considerata un’usanza del passato. Ancora oggi, la sepoltura è una scelta maggioritaria. E ha una ricca tradizione e simbologia che non va ignorata o abbandonata.

In una società che tende a esorcizzare e nascondere la morte, i cimiteri ci ricordano i nostri limiti e la nostra precarietà di persone umane. Le tombe che conservano i resti mortali (ma anche le urne con le ceneri), corredate di foto, nome, cognome e qualche scritta, sono uno strumento visibile per rafforzare il legame affettivo con coloro, parenti e amici, che ci hanno preceduto.

La Chiesa, infine, raccomanda la consuetudine di seppellire i defunti, rifacendosi all’esempio di Gesù che fu inumato. Affidare la salma alla terra ha un valore simbolico. La morte è considerata come un sonno, e la resurrezione come un risveglio. La polvere, poi, più che la cenere, ha un richiamo biblico: «Tornerai alla terra perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai» (Genesi 3,19)”.

 

 

Gigliola Edmondo: