Per entrare e uscire di casa si dice costretto a scendere e salire tre piani sedendosi sulle scale “o con la sola forza delle braccia e con il cuore che scoppia”. È lo sfogo di un 51enne, residente a Sulmona, disabile in sedia a rotelle dopo un infortunio sul lavoro, che vive al terzo piano di un condominio. Denuncia una vicenda che definisce “umanamente devastante”
Nel 2019, spiega, l’Inail gli ha concesso un contributo per installare un ascensore nell’abitazione acquistata e ristrutturata alcuni anni prima. I lavori sono stati affidati a una ditta appaltatrice che poi avrebbe dovuto gestire anche il contratto per l’impianto elevatore, installato da un’altra ditta. Secondo il racconto, una volta conclusi i lavori – per un ascensore di cui fa uso esclusivo – la ditta appaltatrice gli ha consegnato le chiavi, senza ulteriori comunicazioni. L’impianto è stato utilizzato per circa due anni. Le criticità sono emerse successivamente, nel momento in cui l’uomo ha chiesto un intervento di manutenzione. In quel contesto, riferisce il 51enne, dalla ditta che dovrebbe occuparsi della manutenzione gli è stato comunicato che l’ascensore non è mai stato
immatricolato né collaudato perché “manca il saldo di circa ottomila euro da parte della ditta appaltatrice”, nel frattempo fallita.
L’uomo sostiene però di aver effettuato il pagamento, come dimostrabile dalla documentazione relativa ai versamenti e al contributo Inail. L’ascensore ora non funziona più. Sempre secondo quanto riferito dall’uomo, la società interpellata non sarebbe intervenuta per la riparazione, motivando il diniego con la mancanza delle manutenzioni pregresse e con l’assenza del collaudo dell’impianto.
“Non sto chiedendo favori, ma soltanto il diritto di poter entrare e uscire da casa mia in condizioni dignitose”, riferisce all’ANSA, lanciando poi un appello a chiunque sia in grado di indicargli una strada da seguire, dal sindaco all’Inail, dal prefetto al difensore civico della Regione Abruzzo.