La Fondazione Tiboni e i Premi Flaiano ricordano Albertazzi

Albertazzi Premio Flaiano 2005

La Fondazione Edoardo Tiboni per la cultura ed i Premi Internazionali Ennio Flaiano ricordano Giorgio Albertazzi, scomparso a 92 anni.

E’ stato uno dei massimi interpreti del teatro e del cinema italiano contemporaneo, Giorgio Albertazzi, l’attore scomparso all’età di 92 anni ha ricevuto due premi Flaiano. La Fondazione Edoardo Tiboni per la cultura ed i Premi Internazionali Ennio Flaiano ricordano Albertazzi, un grande attore, regista e autore.

In una nota la Fondazione Tiboni ricorda che “dopo il debutto in teatro con Troilo e Cressida di Shakespeare nel 1949 (regia di Luchino Visconti),  Albertazzi ha spaziato dal cinema alla televisione con film indimenticabili come «L’anno scorso a Marienbad» e sceneggiati che segnarono un’epoca come L’idiota, del quale curò l’adattamento per la televisione, con la regia di Giacomo Vaccari, è stato anche uno dei maggiori interpreti dei testi di Gabriele d’Annunzio e di Ennio Flaiano ed ha continuato a calcare le scene fino a pochi mesi orsono con Il mercante di Venezia.Giorgio Albertazzi ha avuto una lunga frequentazione con i Premi Flaiano da quando, nel 1981, venne a Pescara per partecipare al convegno organizzato dall’Associazione Flaiano su Teatro e Televisione – L’importanza del grande interprete, è stato per anni autorevole presidente di giuria per la sezione teatro dei Premi intitolati allo scrittore pescarese, tornò a Pescara per ricevere il Flaiano alla carriera per il teatro nel 1993 e nel 2005, con Dario Fo, ebbe il Pegaso d’oro per il miglior programma culturale “Il teatro in Italia”.L’Associazione Flaiano ricorderà Giorgio Albertazzi proponendo al pubblico, da lunedì 30 maggio, presso il Mediamuseum, alle 18.00, alcune delle sue maggiori interpretazioni teatrali, cinematografiche e televisive, a partire da “La conversazione continuamente interrotta” di Ennio Flaiano messa in scena nel 1978 da Luciano Salce, dove Albertazzi interpreta uno scrittore impegnato nella stesura di una sceneggiatura cinematografica assieme ad un poeta (Gianni Bonagura) e ad un regista (Mario Maranzana), con esiti inconcludenti: una graffiante satira sul mondo di Cinecittà “.

 

Gigliola Edmondo: