Coronavirus Abruzzo, gli aggiornamenti del 28 maggio

Coronavirus, qui tutti gli aggiornamenti di giovedì 28 maggio. Oggi trasferiti i pazienti all’ospedale Covid di Pescara. Bollettino: 4 nuovi casi e 2 decessi.

 

+++NOTIZIA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO+++

 

Ore 18.53 – Covid 19 Chieti: Schael (Asl), “Seguiamo la logica delle tre T”

Ore 16.17 – Covid 19 Abruzzo, test sierologici: Cri, “06.551010 non è truffa, rispondete”

Ore 16.16 – Covid 19 Pescara: annullato il tour di Ficarra e Picone

Ore 15.47Coronavirus Abruzzo, il bollettino del 28 maggio: 4 nuovi casi e 2 decessi

Ore 13.00Coronavirus Abruzzo: “didattica distanza, stampella ma non soluzione”

Ore 12.30 Coronavirus: Pescara i pazienti sono nel nuovo ospedale Covid

Ore 12.00Coronavirus: Chieti il policlinico è tornato “Covid free”

Ore 11.ooFase 2: Ripartenza economica, al via l’ Osservatorio di Confindustria Chieti-Pescara

Ore 10.00Avezzano: test molecolari nel laboratorio dell’ospedale, ora cure più celeri.

Ore 9.00Coronavirus Abruzzo, in riattivazione PPI di Pescina e Tagliacozzo

Ore 8.00Coronavirus Abruzzo: Ordinanza di Marsilio per lo smaltimento delle mascherine

 

 

LE NEWS ANSA DALL’ITALIA E DAL MONDO

Coronavirus Italia, bollettino del 28 maggio. Salgono ancora i nuovi positivi in Italia, sono ora 231.732 i contagiati totali, 593 più di ieri, quando se ne erano registrato 584. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti. In Lombardia sono 382 in più (ieri 384) pari al 64,4% dell’aumento odierno in Italia. Ieri l’incremento nazionale era stato di 584. I dati sono stati resi noti dalla Protezione civile. Ci sono quattro regioni a zero contagi: Umbria, Sardegna, Calabria e Basilicata.
Sono 70 le vittime del coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, in calo rispetto alle 117 di ieri. In Lombardia nell’ultima giornata se ne sono registrate 20, mentre ieri erano state 58. I morti a livello nazionale salgono così a 33.142. I dati sono stati resi noti dalla Protezione Civile. Otto regioni – Sicilia, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Molise, Basilicata e Trentino Alto Adige – non fanno registrare vittime.
Sono saliti a 150.604 i guariti e i dimessi per il coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 3.503. Mercoledì l’aumento era stato di 2.443.
ono 489 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per Coronavirus, 16 meno di ieri. Per la prima volta scendono sotto quota 500, mai così pochi dal 6 marzo. Di questi, 173 sono in Lombardia, 2 meno di ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 7.379, con un calo di 350 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono 40.118, con un calo di 2.614 rispetto a ieri. I dati sono stati resi noti dalla Protezione Civile.
Sono 47.986 i malati di coronavirus in Italia, 2.980 meno di ieri, quando il calo era stato di 1.976.
Nel dettaglio – secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile -, gli attualmente positivi sono 22.913 in Lombardia (-1.124), 6.072 in Piemonte (-392), 3.750 in Emilia-Romagna (-248), 2.025 in Veneto (-262), 1.380 in Toscana (-80), 1.145 in Liguria (-124), 3.405 nel Lazio (-83), 1.346 nelle Marche (-104), 1.012 in Campania (-134), 458 nella Provincia autonoma di Trento (-19), 1.395 in Puglia (-118), 1.145 in Sicilia (-173), 336 in Friuli Venezia Giulia (-20), 824 in Abruzzo (-42), 157 nella Provincia autonoma di Bolzano (-14), 33 in Umbria (+1), 200 in Sardegna (-15), 23 in Valle d’Aosta (-4), 170 in Calabria (-20), 34 in Basilicata (-2), 163 in Molise (-3). Quanto alle vittime, Lombardia 15.974 (+20), Piemonte 3.838 (+10), Emilia-Romagna 4.094 (+11), Veneto 1.898 (+3), Toscana 1.029 (+2), Liguria 1.445 (+7), Lazio 708 (+7), Marche 997 (+1), Campania 410 (+4), Provincia autonoma di Trento 462 (+0), Puglia 496 (+1), Sicilia 272 (+0), Friuli Venezia Giulia 333 (+2), Abruzzo 402 (+2), Provincia autonoma di Bolzano 291 (+0), Umbria 75 (+0), Sardegna 130 (+0), Valle d’Aosta 143 (+0), Calabria 96 (+0), Basilicata 27 (+0), Molise 22 (+0).
I tamponi per il coronavirus sono finora 3.683.144, in aumento di 75.893 rispetto a ieri: un record di test per un singolo giorno. I casi testati sono finora 2.330.389.

L’app ‘Immuni’ potrebbe essere sperimentata non in tre bensì in sei Regioni. Secondo quanto si apprende, quindi, si allarga il numero dei territori coinvolti, rispetto alle indicazioni iniziali, nel test dell’applicazione per il tracciamento dei contagi da Coronavirus. Il rilascio dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, a inizio giugno. Ci sarebbe poi da chiarire se l’app, sin dall’avvio della sperimentazione, sarà comunque accessibile a tutti, su base nazionale.

“Nei prossimi giorni con l’ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche
quello del buonsenso. Se tutte le regioni ripartono ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all’altra non e’ prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso e’ prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti’. Cosi’ il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia.

La risalita dei contagi che quasi raddoppiano rispetto a due giorni fa e i numeri della Lombardia complicano la partita per la riapertura del 3 giugno, quando dopo oltre due mesi e mezzo sarà di nuovo possibile spostarsi in tutta Italia. Un rebus che non verrà sciolto prima dell’inizio della settimana prossima e che però ha già prodotto uno scontro tra le Regioni del nord ovest, con il sindaco di Milano Giuseppe Sala in testa, e quelle del centrosud, preoccupate dal possibile liberi tutti e dall’arrivo indiscriminato di cittadini da territori dove la diffusione del virus è molto alta. Il primo ad affondare il colpo è Sala. “Vedo che alcuni presidenti di Regione, ad esempio quello della Liguria Giovanni Toti, dicono che accoglieranno a braccia aperte i milanesi, altri dicono ‘magari se fanno una patente di immunità’ è meglio. E io non andrei in vacanza laddove fosse richiesto un test di negatività al virus”. Un attacco diretto al presidente della Sardegna Christian Solinas che ha proposto – e finora trovato l’appoggio del solo collega siciliano Nello Musumeci – che chiunque arrivi sull’isola debba avere un certificato di negatività. “E’ l’ennesima strumentalizzazione infelice, Sala in materia di coronavirus dovrebbe usare la decenza del silenzio, dopo i suoi famigerati aperitivi pubblici in piena epidemia – ha replicato il governatore -. Nessuno ha chiesto improbabili patenti di immunità, ma un semplice certificato di negatività, proprio per poter accogliere al meglio e in sicurezza tutti i cittadini, soprattutto quelli che sarebbero fortemente penalizzati se il Governo andasse avanti nell’ipotesi di bloccare la mobilità dei residenti in regioni considerate a rischio”.

Solinas porterà la proposta in Conferenza delle Regioni e, se ci sarà il via libera, alla Conferenza Stato-Regioni del 29 maggio. Uno degli appuntamenti cruciali in vista del 3 giugno, con il presidente Stefano Bonaccini che invita alla calma: “mi auguro che si possa riaprire tutti, perché vuol dire che cala il rischio. Bisogna prendere una decisione insieme, condivisa”. Sulla linea Sala si schierano Massimiliano Fedriga – “quella dei passaporti sanitari è una scelta inattuabile” dice il governatore del Friuli Venezia Giulia – e Toti che dopo averne esaltato l’inutilità nei giorni scorsi li ha definiti “burocrazia in più che piomba sul turismo”. All’opposto è invece il sindaco di Napoli Luigi de Magistris: “se dovessi decidere adesso, non ci sono le condizioni per consentire liberamente uno spostamento dalla Lombardia e dal Piemonte verso le altre regioni a meno che non si garantisca la previa acquisizione del tampone negativo”.

Posizione inconciliabili, con il governo che dovrà mediare, tentando di trovare una linea comune. Ma anche nell’esecutivo cresce il fronte di chi nutre molti dubbi su una riapertura totale. “Dobbiamo avere massima cautela – dice apertamente il reggente dei cinquestelle Vito Crimi – considerando che in Lombardia ancora si muore, credo che un piccolo sacrificio serva, magari autorizzando spostamenti tra aree limitrofe”. Fonti di governo ribadiscono che almeno fino a domenica non verrà presa alcuna decisione: venerdì 29 saranno disponibili i dati del monitoraggio relativo alle aperture del 18 e gli esperti hanno chiesto ulteriori 24-36 ore per poter valutare anche i numeri relativi al weekend scorso, quello delle immagini della movida.

Tra domenica e lunedì si deciderà, con la possibilità concreta che – nel caso in cui venissero individuati nuovi focolai – possano scattare delle zone rosse ad hoc per evitare la diffusione del virus. Un’altra ipotesi su cui si sta ragionando è quella di lasciar cadere i divieti disponendo però la quarantena obbligatoria per chi si sposta da una regione all’altra. Un escamotage che servirebbe a stoppare movimenti di massa ma che è altamente improbabile: dal 3 giugno sarà infatti possibile venire in Italia, senza quarantena, per tutti coloro che risiedono nell’area Schengen e in Gran Bretagna. Sarebbe impensabile consentire a loro di circolare liberamente mentre gli italiani dovrebbero rimanere in isolamento per 14 giorni.

Quel che è certo, ribadiscono fonti di governo, è che la decisione che verrà presa varrà per tutti. Se qualche governatore dovesse fare un passo più lungo, con ordinanze restrittive rispetto alle scelte dell’esecutivo, scatterà l’impugnazione. Su tutto però pesano i numeri. E quelli di oggi non sono buoni: con la Lombardia che ha il 65% dei nuovi contagiati e il 50% delle vittime registrate nelle ultime 24 ore in tutta Italia. Ma non solo: Lombardia, Piemonte e Liguria hanno 496 casi su 584 totali, l’85% del totale italiano.

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Carmine Perantuono: Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.