L’Aquila: furti al Duomo con scontro politico

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Si susseguono a L’Aquila i furti al Duomo. L’assessore comunale Di Stefano chiede chiarezza.

“Da sei anni è esposto alle intemperie, il governo chiarisca”.

Il furto dei mobili antichi del Duomo, portati via come nulla fosse dalla cattedrale di San Massimo sventrata dal sisma, nel cuore della città, riapre l’ennesimo interrogativo sulla lentezza dei lavori di recupero di uno dei simboli dell’Aquila. Abbandonato a se stesso, il Duomo è l’unico monumento cittadino che non è mai stato coperto dai Beni culturali.
Ed è rimasto così, con i suoi beni esposti al cielo e alle intemperie per anni – e ora anche esposto ai ladri – mentre ancora non vedono la luce nemmeno i lavori di recupero di uno degli aggregati del centro storico più grandi e importanti da un punto di vista storico e artistico. Quaranta milioni di euro il costo per il recupero dell’aggregato, che da San Massimo arriva a via San Marciano, 30 milioni le risorse necessarie invece per la sola cattedrale. A lanciare strali per la mancata copertura della chiesa contro il governo di oggi e soprattutto contro i governi passati, è l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.

L’appalto privato del grande aggregato è gestito dal Consorzio Sant’Emidio, ed è stato aggiudicato all’Associazione temporanea di imprese (Ati) composta da Sac Spa, Costruzioni Iannini Srl e Dp Restauri Srl.

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