Esposto SOA in Abruzzo: “Un fiume di plastica nel torrente Laio”

La Stazione Ornitologica Abruzzese ha presentato un esposto presso le procure di Chieti e Lanciano sullo stato del torrente Laio, nel comune di Guardiagrele. I rifiuti scivolano dalle discariche al calanco e poi arrivano all’acqua.

 

Plastica e rifiuti di ogni tipo stanno distruggendo il Laio, affluente dell’Aventino e confluente nel Sangro. La segnalazione arriva dalla SOA, la Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus, che ieri ha depositato presso due procure e diversi enti un dettagliato resoconto sulle condizioni del torrente.

 

“Uno spettacolo da inferno dantesco degno del quarto mondo, – scrive la SOA – chilometri e chilometri di sponde coperte da rifiuti di ogni tipo, compresi quelli pericolosi come lastre di amianto, in quello che non esitiamo a chiamare un vero e proprio disastro. I rifiuti provengono da due discariche, Brugniti e Colle Barone, poste sui bordi di un calanco e utilizzate negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Da allora, senza alcun intervento di messa in sicurezza, continuano a rilasciare a valle i rifiuti. Il fenomeno è alimentato ancora oggi. Quello che lascia indignati è che la situazione è nota dagli inizi degli anni ’90, quando le associazioni denunciarono lo stato del torrente Laio arrivando anche a cercare di pulire con i pochi mezzi dei volontari diversi tratti di fiume”.

 

Al centro dell’esposto sono segnalati i ritardi e le inadempienze relativamente alle procedure di messa in sicurezza e bonifica. Di seguito le principali tappe del procedimento evidenziate dalla SOA:

  • nel 2008 il Comune di Guardiagrele evidenzia la possibile contaminazione; nel 2012 la caratterizzazione restituisce numerosi superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione, anche in falda, per sostanze pericolose quali piombo, manganese, arsenico, aromatici C9-C10, Alifatici C9-C18, 1,2,3 tricloropropano; nel 2016 l’Analisi di Rischio conferma la sussistenza di condizioni di rischio inaccettabile; nel 2017 la Regione approva caratterizzazione e analisi di rischio; il 31 agosto 2018, una settimana dopo la nostra richiesta di accesso agli atti, la Regione diffida il Comune di Guardiagrele; ai primi di novembre la regione stanzia 2 milioni di euro.

 

“Tra i documenti acclusi, – aggiunge la SOA – oltre alla diffida più recente, figura anche la determina della Regione del 25 maggio 2017 con la quale impone al Comune di Guardiagrele di provvedere a tutta una serie di adempimenti – peraltro già obbligatori ex lege non appena evidenziata una situazione di contaminazione – entro il 31 agosto 2017. Non è stato fatto nulla! Considerato che i tempi per i procedimenti di bonifica e messa in sicurezza di emergenza dettati dal D.lgs. 152/2006 sono totalmente saltati nel procedimento in esame, e vista la drammatica situazione di campo, abbiamo chiesto alle Procure, alle forze di polizia e alla Corte dei Conti di valutare se siano configurabili reati quali, a mero titolo di esempio, omessa bonifica, omissioni di atti d’ufficio, disastro ambientale, quest’ultimo in considerazione della vastità e pervasività del fenomeno, dello sconvolgimento di chilometri di ecosistema fluviale, della pesante contaminazione delle falde e della sussistenza del rischio attuale (tenendo conto che i rifiuti continuano a precipitare verso valle alimentando tuttora il fenomeno) o, in subordine, altri reati connessi (inquinamento ambientale). Inoltre chiediamo se sussista un danno erariale per l’inefficacia delle (poche) opere di messa in sicurezza poste in essere, rese inservibili in breve tempo, e per l’aumento degli oneri per le attività di bonifica e messa in sicurezza, a causa della mancata manutenzione delle masse di rifiuti a monte, presso le discariche che continuano tuttora ad alimentare il fenomeno e a peggiorare la dispersione dei rifiuti verso valle. Nella nota abbiamo anche suggerito una serie di interventi per le prime operazioni di messa in sicurezza e pulizia del torrente. In primo luogo fermare il crollo dei rifiuti nel calanco, visto che presso le discariche si può operare tranquillamente. In secondo luogo formare squadre di operai per la pulizia lungo l’alveo. Infine la messa in sicurezza della falda, in attesa del progetto di bonifica vero e proprio”.

 

 

 

 

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