Esplosione Tagliacozzo, le regole degli artificieri

artificeriCosa succede quando esplode un deposito carico di materiale esplosivo, come è successo alle casematte della famiglia Paolelli a San Donato di Tagliacozzo? Lo abbiamo chiesto agli esperti del Nucleo artificieri dell’Esercito, che lavorano spesso in aree di crisi e in guerra, come la Bosnia, il Kosovo, l’Afghanistan, dove esplosioni sono all’ordine del giorno e le bonifiche durano per settimane. I fuochi d’artificio sono eplosivi diversi da quelli che si utilizzano, ovviamente, in caso di guerra. Sono esplosivi, ci spiegano gli esperti, che non detonano, bensì deflagrano. In ogni modo, se del materiale esplode, per prima cosa si inizia a controllare palmo a palmo tutta la zona, mettendola in sicurezza anche con l’aiuto dei vigili del fuoco, della Polizia di Stato, di altri organismi e delle forze dell’ordine; si cercano, insomma, tutti gli ordigni inesplosi per poi distruggerli. Ma mentre quelli regolamentari dopo l’esplosione è d’obbligo che non vengano toccati, i fuochi d’artificio possono essere recuperti per distruggerli successivamente. I fuochi d’artificio sono costituiti, ci fanno capire gli esperti, da polvere nera esplosiva, quella che nell’Esercito viene utilizzata per lanciare gli ordigni. La polvere viene chiusa in sacchetti per formare i cosiddetti botti. Per disattivare quelli inesplosi, gli artificieri rompono i contenitori, distribuiscono la polvere a terra in delle strisce che poi vengono bruciate all’aria aperta, sotto la supervisione dei Vigili del fuoco. L’esplosivo classico, invece, viene fatto detonare. Lunghi e complessi i tempi di bonifica, per i quali possono volerci anche settimane, in quanto si deve procedere sondando il terreno pezzo per pezzo. Ma cosa può essere successo nella fabbrica dei Paolelli? Difficile dirlo, sull’episodio indaga la magistratura, ma per gli esperti artificieri, qualcosa non è stato eseguito a regola d’arte. Basta una scintilla per fare innescare un manufatto esplosivo.

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