L’Aquila 1927 impatta contro il Castelfidardo, ultimo in classifica. 0-0 il finale in una gara nella quale L’Aquila ha avuto poche idee e ben confuse, guadagnandosi i fischi dei tifosi al termine quando la squadra è andata sotto la curva come sempre
Una delusione grande per i 1200 presenti al Gran Sasso, compresi i sostenitori del Castelfidardo. Ora la vetta dista nove lunghezze. Un primo tempo brutto quello dell’Aquila contro un Castelfidardo che, a dispetto della classifica, è stato autore di una prova ordinata seppure creando poco davanti, a parte l’occasionissima del primo tempo, dimostrando comunque di essere una squadra ancora viva. Dall’Aquila ci si aspettava una prestazione certamente molto diversa dal punto di vista dell’atteggiamento. E nella ripresa la musica non cambia più di tanto, leggermente meglio ma poca roba. Davvero troppo brutta per essere vera L’Aquila.
I rossoblù si schierano con il solito 4-3-3 con l’unica novità in formazione rispetto all’ultima gara di Lombardi preferito a Trifelli e Scimia dal primo minuto al posto di Mantini. Per il resto,il nuovo acquisto Toure’ viene impiegato nel reparto avanzato sin dal primo minuto.
Anche il mister del Castelfidardo, Stefano Cuccu’, sceglie il 4-3-3 come sistema di gioco.
La cronaca: al 3’ minuto subito i rossoblù davanti con l’angolo di Pandolfi, palla intercettata da Tavcar che stacca di testa, para Petrucci.
All’8’ insiste L’Aquila con un ottimo spunto di Tourè che mette un bel pallone al centro per Sparacello che però perde l’attimo per battere a rete.
All’11’ grande occasione per il Castelfidardo. Cattivo posizionamento su calcio d’angolo degli aquilani, l’avversario parte in contropiede, lancio di Dompnier per Gallo che si ritrova in area ma il suo diagonale finisce fuori. Al 25’ occasione d’oro per Toure’ che, servito da Scimia, davanti alla porta tenta di beffare l’estremo del Castelfidardo che si oppone come può.
Nella ripresa, mister Fucili inserisce Carella per Pandolfi e cambia modulo per provare ad essere più offensivo con un 4-2-4. Al 6’ si rivede L’Aquila davanti con una sortita offensiva di Pomposo che prova a beffare con una palla tesa Petrucci ma l’estremo difensore c’è.
Fucili cambia anche i terzini, dentro Trifelli e Astemio per Pomposo e Lombardi. All’8’ ci prova Di Renzo ma la palla finisce fuori.
Al 12’ arriva pure la rete dell’Aquila, sarebbe stato il quinto centro stagionale di capitan Brunetti, ma il secondo assistente sventola il fuorigioco. Al 20’ Scimia per Sparacello che prova a battere Petrucci che para a terra. Al 22’ ci prova pure Vecchione dalla distanza ma il tiro è facile preda dell’estrema ospite. Al 33’ Carella in evidenza, triangola con Di Renzo e poi tira ma nulla di fatto. Al 38’ chance per L’Aquila con Sparacello che però non riesce ad agganciare la sfera dopo il lancio di Trifelli.
Sul finale Fucili si gioca anche la carta Dampha al posto di Vecchione. La palla d’oro, a tempo quasi scaduto, è sui piedi di Sparacello che, servito da Carella sul secondo palo, anziché fare la sponda e mettere al centro, conclude sul fondo sprecando una buona occasione. Finisce così, con L’Aquila che esce tra i fischi.
