Pescara sempre più giù. Col Catanzaro è arrivata la tredicesima sconfitta, sesta all’Adriatico. Classifica ulteriormente peggiorata. Salvezza diretta a 10 lunghezze. Play out di fatto a nove (Mantova in vantaggio nel computo degli scontri diretti). Altri due gol incassati. Sono 48 in 24 gare. Per Gorgone, che nel primo tempo ha scelto inopinatamente di giocare senza centravanti, sarà decisiva la trasferta di Avellino in programma domenica alle 19,30.
Fase di non possesso da brividi ma anche un insieme di giocatori impossibile da mettere insieme per caratteristiche tecniche, tattiche, fisiche e caratteriali. I nodi vengono sempre al pettine. In tutte le cose c’è sempre un peccato originale. Rosa costruita, dobbiamo ripeterci, senza criterio.
Naturalmente gli allenatori sono gli ultimi dei responsabili. Con Vivarini 8 punti in 12 gare. Per Gorgone 7 nello stesso numero di partite.
Del resto se a gennaio, tra entrate e uscite, un club muove ben 18 giocatori, significa che in estate ha operato male. E a giudicare dai primi verdetti (un punto in tre incontri) anche nel mercato invernale.
A prescindere da lacune e limiti, questa squadra continua a denunciare notevoli defaillances in fase di non possesso. Reparti scollegati, buchi e voragini. Il primo tempo col Catanzaro è stato così. In attesa di Altare, dopo la cessione di Brosco, la difesa non ha più una guida.
Le marcature personalizzate a tutto campo non funzionano. Troppo rischiose. Se salta un meccanismo sono dolori. Quando ci si allena solo sui riferimenti, cioè sugli uomini da marcare, poi si perde la capacità di leggere e interpretare le giocate tra le linee. È quanto accaduto sul primo gol. Manca la copertura sul trequartista Liberali, e nessuno assorbe il taglio di Iemmello che non lascia scampo a Desplanches.
Per contro, il raddoppio è figlio di un evidente errore di Gravillon. Scivolata improvvida, Capellini fuori causa e via libera a Alesi che di giustezza infila l’estremo biancazzurro.
La soluzione? Provare a difendersi di reparto e ripartire negli spazi. Che non vuol dire erigere barricate. Oggi, con questi numeri, vincere significa realizzare tre gol a partita. Francamente utopistico. E allora, intanto tassativamente vietato mollare. E poi cercare, da subito, di difendersi bene per attaccare meglio.
Domenica prossima (ore 17,30) trasferta di Avellino. Dopo la squalifica torna a disposizione Bettella.
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