Filt Cgil su dati Legambiente: “Ferrovie Abruzzo da terzo mondo”

“In Abruzzo ferrovie da terzo mondo”, all’attacco la Filt Cgil che si basa su dati raccolti da Legambiente.

Tra le 20 regioni italiane, l’Abruzzo è quella che detiene il doppio primato negativo sia per l’età media dei treni impiegati (28,3) e sia per la percentuale dei convogli con più di 20 anni (84,7%). In un comunicato, Franco Rolandi (Filt Cgil Abruzzo) esprime la sua preoccupazione e si fa portavoce dei tanti pendolari che utilizzano i treni.

Come ogni anno Legambiente con la Campagna Pendolaria 2015, ha fotografato le condizioni del
trasporto ferroviario in Italia, lanciando per l’ennesima volta l’allarme per le poche risorse che i governi
sia nazionali che regionali hanno destinato e destinano al settore del trasporto pubblico locale per l’acquisto di nuovi treni e per migliorare la qualità dei servizi offerti agli oltre 3 milioni di pendolari che giornalmente si spostano per motivi di lavoro, di studio o altro.

Di seguito il dettagliato comunicato di Rolandi sulla situazione delle ferrovie in Abruzzo

LE RISORSE CHE SCARSEGGIANO E GLI ASSURDI CRITERI DI RIPARTIZIONE TRA LE
REGIONI – Rispetto al 2009 – si legge nel rapporto di Legambiente – le risorse da parte dello Stato
per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% e le Regioni, che dal 2001
hanno le competenze sui treni pendolari, hanno fatto ben poco per compensare i minori trasferimenti.
Anzi, in alcuni casi come l’Abruzzo – aggiungiamo noi – , si sono operati tagli al settore, anche
attraverso il bilancio Regionale ed è davvero alta la preoccupazione per le decisioni che sul comparto,
saranno assunte dal Consiglio Regionale, in vista dell’imminente approvazione del bilancio preventivo
2016. Una decisione che inevitabilmente dovrà tener conto anche delle forti penalità in termini di
risorse inflitte dal Governo Nazionale alla nostra regione per non aver raggiunto nel triennio 2012/2014
determinati obiettivi che vanno dall’efficienza del servizio ai viaggiatori trasportati (solo per citare
alcuni esempi). Obiettivi che peraltro risultano difficilmente perseguibili quando si hanno le condizioni
morfologiche per le quali si caratterizza l’Abruzzo, ma soprattutto in relazione alle poche infrastrutture
esistenti e alla evidente indisponibilità di trasporto pubblico di massa (metropolitane).

LE CONDIZIONI DEL MATERIALE ROTABILE E IL TRISTE PRIMATO DELL’ABRUZZO – Il non
aver incluso alcuna linea ferroviaria abruzzese tra le 10 peggiori d’Italia, non può purtroppo farci
rallegrare, perché se è vero che l’Abruzzo non figura in questa triste classifica stilata da Legambiente,
siamo viceversa al primo posto tra le venti regioni italiane per la vetusta dei treni impiegati nel nostro
territorio. L’età media del materiale rotabile circolante in Abruzzo, sempre secondo Pendolaria 2015 –
è superiore ai 28 anni (a prescindere dalle operazioni cosiddette di “revamping”) , un dato
ampiamente sopra la media nazionale attestata a 18 anni. Ancora più allarmante risulta poi la
percentuale dei convogli che hanno oltre i 20 anni di vita ovvero l’84,7% degli 85 treni circolanti nella
nostra regione. Anche in questo caso il raffronto con il dato nazionale che è pari al 44,9%, è a dir poco
imbarazzante. In Toscana che è all’ultimo posto e che quindi presenta le condizioni migliori, circola
solo il 18,5% dei treni con età superiore ai 20 anni di vita.

L’ABRUZZO E I PENDOLARI ABRUZZESI NON MERITANO QUESTO TRATTAMENTO – Dando
per scontato che i dati illustrati da Legambiente siano corrispondenti alla realtà, non è più tollerabile
che la nostra Regione e con essa i cittadini abruzzesi subiscano un simile trattamento. Gli importanti
provvedimenti sulle infrastrutture previsti e preannunciati nel Masterplan Abruzzo rischiano di essere
vanificati quando poi non si dispongono di mezzi adeguati e di risorse per far circolare treni
quantomeno dignitosi. Auspichiamo pertanto che nel confronto in atto sia con Trenitalia che con la
nuova società di trasporto regionale, la Regione Abruzzo imponga finalmente un cambio di passo e
una vera svolta per le sorti del pendolarismo abruzzese.

Antonella Micolitti: