La Procura di Chieti ha inviato l’avviso di conclusione indagini preliminari per la tragedia di Pennepiedimonte, nella forra del fiume Avello, dove persero la vita due Vigili del Fuoco, iscrivendo nel registro degli indagati il direttore del Parco Nazionale della Maiella Luciano Di Martino.
Una segnaletica totalmente assente che avrebbe potuto mettere in guardia i Vigili del Fuoco fuori servizio che lo scorso 30 aprile trovarono la morte, nel corso di un’escursione, all’ingresso della forra del fiume Avello, nel territorio comunale di Pennapiedimonte. Su questa ipotesi si concentra il lavoro investigativo della Procura di Chieti – come si legge stamani sul quotidiano “Il Centro” – che dopo quasi dieci mesi, tramite il Sostituto Procuratore Giancarlo Ciani, individua la sintesi concentrando le proprie attenzioni sul direttore del Parco Nazionale della Maiella Luciano Di Martino. Emanuele Capone e Nico Civitella, liberi dal servizio, stavano facendo un’escursione insieme ad altri due colleghi. Una piena improvvisa li travolse senza lasciare loro scampo. Si pensò a una tragica fatalità, come spesso accade di fronte a eventi di questo tipo, non per la Procura della Repubblica di Chieti secondo la quale, quella gola in località Balzolo, non doveva essere accessibile e doveva essere chiusa con tanto di segnaletica che evidenziasse il pericolo. Secondo il Pm Ciani, dunque, questo rappresenterebbe un’anomalia grave nella gestione dell’area, ma vi è di più: secondo quanto riportato stamani sul giornale dal collega Gianluca Lettieri, pare vi fossero, in quella zona, dei cartelli non autorizzati, probabilmente affissi da ignoti appassionati, che indicavano la zona come percorso ideale per il torrentismo, uno sport acquatico che consiste nella discesa di strette gole con piccoli corsi d’acqua. Secondo il PM la direzione del Parco avrebbe dovuto rimuovere questi cartelli e segnalare, al contrario, l’alta pericolosità. Su queste ipotesi si dovrà basare la strategia difensiva per Luciano Di Martino, affidata all’avvocato Vincenzo Di Girolamo, non è escluso che Di Martino possa chiedere ai magistrati di essere sentito. Quel giorno le due vittime Emanuele Capone e Nico Civitella, insieme ai due colleghi e amici Gabriele e Giulio, decisero, liberi dal servizio, di discendere le strette gole in un tratto dell’Avello dove si era formato una sorta di canyon. I primi caldi di primavera, però, stavano, in quei giorni favorendo lo scioglimento delle nevi in alta quota, ingrossando la portata d’acqua nell’alveo del fiume e proprio un’improvvisa piena risultò fatate per i due vigili.